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 2007  agosto 02 Giovedì calendario

S e fossi uno degli azionisti del Dow Jones, proprietari del Wall Street Journal, anch’io sarei stato d’accordo a vendere le mie azioni a Rupert Murdoch

S e fossi uno degli azionisti del Dow Jones, proprietari del Wall Street Journal, anch’io sarei stato d’accordo a vendere le mie azioni a Rupert Murdoch. Da molti anni ormai la famiglia aveva preso le distanze dal management del gruppo, che comprendeva sia l’agenzia di stampa che il quotidiano, e si capisce come siano state le finanze, anziché i sentimenti, a dettare le decisioni. Tuttavia, come lettore del Wall Street Journal, e come giornalista, questa vendita mi rattrista. La credibilità e l’integrità di una fonte cruciale di informazione e analisi finanziaria sono a repentaglio. Nessun lettore, oggi, nutrirà la stessa fiducia che aveva ieri nel Wall Street Journal. Rupert Murdoch è un uomo d’affari davvero ammirevole: audace, visionario, inflessibile e risoluto. Però è anche pronto a interferire nelle scelte editoriali quando sente minacciati i suoi interessi commerciali, e lo ha già fatto in passato. Notoriamente, ha rinunciato alla pubblicazione di un libro dell’ultimo governatore di Hong Kong, Chris Patten, per timore di offendere il governo cinese, e per lo stesso motivo ha scartato la Bbc dalla sua emittente televisiva satellitare. Tutti coloro che lavorano per i suoi giornali o per le sue reti televisive sanno benissimo che se contraddicono i suoi interessi o la sua volontà rischiano il posto. Si potrebbe controbattere questo timore dicendo che comunque nessuno si fida ciecamente dei media: tutti gli organi di informazione sono di parte o sottoposti per molti versi all’influenza della politica. C’è del vero in questa opinione in tutti i Paesi, purtroppo, e certamente anche in Italia. Ma al Wall Street Journal Murdoch non potrà avere carta bianca. Perché l’informazione riguardante gli affari internazionali e finanziari appartiene a una specie diversa. Nel mondo dell’informazione, grazie a Internet e alla televisione multicanale, oggi le notizie commerciali e finanziarie sono copiose e a buon mercato. Ma un’analisi approfondita, credibile e affidabile di quelle informazioni resta una merce rara. I lettori e gli spettatori del mondo degli affari sono persone che hanno poco tempo da perdere: vogliono ottenere le analisi da fonti capaci e degne della massima fiducia. In quanto lettori, potremo trarre vantaggi se quelle analisi e informazioni sono accurate e attendibili, perché ci renderanno più sicuri nelle nostre decisioni e dovremo dedicare meno tempo e denaro a controllare la veridicità di tutti i dati. I difensori della scalata di Murdoch sostengono che, da brillante uomo d’affari qual è, il magnate è ben consapevole che il valore del Wall Street Journal dipende interamente dalla fiducia dei suoi lettori e non vorrà certamente mettere a rischio né l’integrità della testata, né la stima del suo pubblico. Anzi, investirà maggiori risorse nel giornale e nel suo servizio online, migliorandolo laddove possibile. Questo probabilmente è vero. Eppure i lettori, consapevoli del suo passato, non si fideranno interamente di Murdoch, anche se non si azzarderà affatto a interferire. I lettori potrebbero sospettare altrimenti. E basta questa semplice convinzione a erodere il patrimonio di fiducia del giornale. Il nuovo consiglio di amministrazione avrà il ruolo di proteggere l’indipendenza editoriale del Wall Street Journal, nella speranza di impedire quell’erosione, ma Rupert Murdoch già in passato è venuto meno alle sue promesse agli amministratori, come al Times di Londra, e questo giustifica lo scetticismo riguardo il suo comportamento verso il Journal. Oltre alla famiglia Bancroft, che ha ottenuto un prezzo elevato per le sue azioni, anche la concorrenza dovrebbe festeggiare l’acquisto di Murdoch: il Financial Times, Bloomberg, Reuters, Forbes, compresa la pubblicazione per la quale ho lavorato in passato, The Economist. Sotto il profilo commerciale, Murdoch è un concorrente temibile. Ma il suo acquisto del Dow Jones ha concesso alle testate rivali un vantaggio cruciale, fintanto che saranno in grado di proteggere, accrescere e promuovere la propria integrità e credibilità presso il loro pubblico di lettori e utenti. Questo vantaggio, però, non durerà in eterno e farebbero meglio a sfruttarlo da subito: dopo tutto, Rupert Murdoch ha 76 anni e non è immortale. © Bill Emmott, 2007 Traduzione di Rita Baldassarre