Hugo Dixon, la Repubblica 1/8/2007, 1 agosto 2007
Cedendo spontaneamente la propria quota di maggioranza nella società petrolifera più giovane della Russia a favore di un oligarca vicino al Cremlino - e in attesa che Rosneft, colosso nazionale sotto l´ala di Putin, trovi le risorse economiche necessarie per rilevare la quota - Mikhail Gutseriev ha dato prova di saggezza
Cedendo spontaneamente la propria quota di maggioranza nella società petrolifera più giovane della Russia a favore di un oligarca vicino al Cremlino - e in attesa che Rosneft, colosso nazionale sotto l´ala di Putin, trovi le risorse economiche necessarie per rilevare la quota - Mikhail Gutseriev ha dato prova di saggezza. Una qualità che sembrava aver perso. A fargliela ritrovare ci ha pensato il Cremlino, dopo che nel novembre 2006 le autorità hanno deciso che Russneft non sempre aveva osservato il codice tributario con la dovuta scrupolosità, facendo scattare reati penali per evasione fiscale nei confronti della società, di Gutseriev e dei suoi amministratori. La scorsa settimana il tribunale di Mosca ha riconosciuto un debito d´imposta nei confronti di Gutseriev e compari per 140 milioni di dollari relativi al solo 2003. Con altri 600 milioni di dollari ancora da definire, il messaggio per Gutseriev è stato più che chiaro. La determinazione con cui Putin si adopera per collocare in mani amiche tutte le risorse naturali del paese è storia vecchia. I miliardari recalcitranti che non vanno a genio a Putin vengono costretti a vendere ai più malleabili, con i tribunali sempre pronti a schierarsi nella direzione che il governo ritiene più opportuna. La forza bruta applicata al mondo imprenditoriale è un atteggiamento che non riguarda solo i russi: le società occidentali che sgomitano per investire in Russia non dovrebbero dimenticare quanto sia lontana dal principio di legalità. Oggi a Putin interessano le risorse naturali, domani potrebbe toccare alle banche. E allora non saranno solo gli oligarchi russi a doversi dimostrare saggi. Pierre Briançon