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 2007  agosto 01 Mercoledì calendario

Il primo sciopero a Togliattigrad. La Stampa, mercoledì 1 agosto Ai cancelli di Mirafiori l’avevano fatto più di un quarto di secolo fa

Il primo sciopero a Togliattigrad. La Stampa, mercoledì 1 agosto Ai cancelli di Mirafiori l’avevano fatto più di un quarto di secolo fa. All’Avtovaz, la mitica fabbrica sovietica a Togliattigrad, nata dalla costola della Fiat, la parola «sciopero» è stata pronunciata per la prima volta tre giorni fa, e ha provocato costernazione, paura, scandalo. Fermare la catena di montaggio delle mitiche «Zhigulì» (o «Lada», come le conoscono all’estero) nell’ex patria di tutti i proletari è sembrata un’idea blasfema: all’epoca sovietica il solo pensiero avrebbe portato direttamente in Siberia, nel migliore dei casi, e dopo, per anni, la produzione si fermava da sola, per mancanza di soldi, e lavorare era un privilegio. E così quando Alexandr Dziuban, sindacalista indipendente di Avtovaz, ha proclamato per oggi il primo sciopero della storia della fabbrica, è stato arrestato, con accusa di estremismo. In mano al sindacalista sono state trovate e sequestrate le prove: 200 volantini, con le richieste del piccolo sindacato indipendente «Edinstvo» (unità), di raddoppiare il salario a 25 mila rubli (circa 750 euro), e qualche critica all’amministrazione. Un altro militante del sindacato, l’elettromeccanico Anton Veckunin, è già stato arrestato nei giorni scorsi per diffusione di volantini, e condannato a tre giorni di prigione per «resistenza a pubblico ufficiale». Per Dziuban le cose si mettono peggio: i magistrati hanno letto tra le righe dei suoi volantini «appelli pubblici ad attività eversiva», da punire con la draconiana legge anti-estremismo politico appena coniata dalla Duma. Il sindacato ufficiale, erede di quelle organizzazioni sovietiche che Lenin definiva «cinghie di trasmissione del partito», naturalmente si dissocia dallo sciopero, ma gli attivisti di «Edinstvo» - che conta circa 1000 iscritti, di cui molti «segreti», per paura di rappresaglie dell’amministrazione - sostengono che circa 10 mila operai (su 120 mila) vogliono incrociare le braccia, infuriati dai superstipendi dei top manager e dalle persecuzioni dei loro compagni. Del resto, era stato lo stesso presidente di Avtovaz, Vladimir Artiakov, a promettere inavvertitamente la magica cifra di 25 mila rubli, in cambio dei voti degli operai per l’assemblea regionale. Artiakov è un dirigente del partito putiniano «Russia Unita», e la fabbrica è stata acquisita l’anno scorso da Rosoboronexport, agenzia statale per il commercio di armi amministrata da uomini del Cremlino. Che hanno reagito alla protesta sindacale come se fosse il complotto di qualche oligarca: la direzione della fabbrica parla di «tentativi di alcune forze politiche di destabilizzare la situazione in vista delle elezioni». Il sindacalista Dziuban offre una versione molto più terra terra: «Lavoro in questa fabbrica da 8 anni, guadagno 10 mila rubli (350 euro), assemblo questa macchina ma non me la potrò mai comprare». Artiakov risponde che un aumento dei salari rovinerebbe l’azienda, che già non versa in buone acque: la produzione è scesa del 20% rispetto all’ultimo anno, e da oggi scatta un piano di licenziamenti che metterà alla porta un dipendente su 100. I russi ormai preferiscono alle carrette dell’Avtovaz - che, con pochi rimaneggiamenti tecnici e di design, continua a produrre sostanzialmente la vecchia buona Fiat 124 - le piccole Ford, Peugeot e Hyundai, che non richiedono al guidatore di fare anche il meccanico, come le Zhigulì, e sono dotate di aria condizionata e motore a iniezione, prodigi mai visti alla fabbrica di Togliattigrad, e per di più si possono acquistare a rate. E sono stati propri gli operai della fabbrica cacciavite della Ford i primi a scioperare nella storia moderna della Russia, dopo le proteste dei minatori alla fine degli anni ”80, che fecero vacillare Gorbaciov. I padroni occidentali però non sono rimasti troppo choccati: approfittando di una legislazione tutta dalla parte del datore di lavoro, hanno licenziato qualche testa calda, e poi hanno stilato con i dipendenti un contratto integrativo. Per i neocapitalisti russi, cresciuti nell’Urss, il dialogo con i dipendenti invece appare ancora qualcosa di strano, quasi sconveniente. Ma molti commentatori moscoviti, guardando ieri Avtovaz, pronosticavano un’epidemia di proteste: «La gente sente dire dalla tv che la ricchezza del Paese cresce, e vede immagini di lusso spudorato dei vip. E vorrà presentare il conto». Anna Zafesova