Raffaello Masci, La Stampa 1/8/2007, 1 agosto 2007
RAFFAELLO MASCI
ROMA
Dopo 12 anni dall’abolizione, potrebbero tornare gli esami di riparazione a settembre. Questa notizia, che era nell’aria da settimane e che il ministro della pubblica Istruzione Beppe Fioroni ha annunciato ieri, trova la sua giustificazione nel sostanziale fallimento del sistema dei debiti formativi.
Dal 1995 a oggi, infatti, lo studente che zoppicava in una, due o tre materie, poteva essere - a discrezione del consiglio di classe - promosso, ma con l’aggravio di altrettanti «debiti formativi» da recuperare. Trascorsa l’estate, cioè, la scuola avrebbe dovuto organizzare dei corsi (con modalità e tempi differenti da istituto a istituto) affinché lo studente che un tempo si sarebbe detto «somaro» potesse emendare questa sua condizione.
Riforma disattesa
L’istanza del ministro Francesco D’Onofrio, soppressore dei controversi esami di riparazione, era - in definitiva - quella di sostituire con dei percorsi di recupero guidati le prove di riparazione, alle quali lo studente giungeva spesso non adeguatamente preparato. I corsi di recupero piacquero subito e furono appoggiati dai pedagogisti, i quali ritenevano che un itinerario didattico affidato agli insegnanti della medesima scuola, fosse più efficace che non un’estate di studio individuale non si sa quanto produttiva. Il problema è che quei corsi, attesi e agognati, non sono stati sempre fatti e, ultimamente, non sono stati attivati nella maggioranza dei casi. Con il risultato, illustrato ieri dal ministro Fioroni, che non solo 4 allievi su dieci passano all’anno successivo portandosi dietro delle lacune, ma di questi, solo uno riuscirà a sanarle nel corso dell’anno. Gli altri restano «debitori», trascinandosi le proprie debolezze fino alla soglia dell’esame di maturità.
L’emergenza
Da quest’anno, però, il nuovo esame - «non più severo, più serio» come l’ha definito Fioroni - prevede che ci sia uno scrutinio di ammissione e che questo possa avvenire solo a patto che tutti i debiti formativi siano stati sanati. E a questo punto scatta l’emergenza: se la massa dei «debitori» resta quella che è, quasi la metà dei ragazzi rischierebbe di non essere ammessa all’esame finale. Da qui l’urgenza che le scuole si attrezzino per attivare i corsi di recupero. Ma le scuole si sono sempre giustificate dicendo di non avere i soldi per la bisogna e quindi ieri, insieme all’«allarme debito», Fioroni ha annunciato anche lo stanziamento di 30 milioni di euro per organizzare i corsi e retribuire gli insegnanti che li terranno. E se, nonostante questo, le lacune formative resteranno rilevati? Allora - e siamo al punto - il ministero potrebbe ripristinare gli esami di riparazione intesi come momento di verifica della preparazione.
Nel suo intervento il ministro è entrato nel merito di questi debiti accumulati, e ne è venuto fuori un quadro disarmante: come si diceva, il 41% dei ragazzi delle superiori passa all’anno successivo portandosi dietro dei debiti, di questi solo il 25% riesce a metterci una pezza, abbandonando il resto ad una deriva di impreparazione endemica. Ma la vera emergenza della scuola italiana è la preparazione scientifica: il 44% di quanti hanno un debito, ce l’ha in matematica. A seguire ci sono le lingue straniere che, da sole, costituiscono un terzo dei debiti accumulati, percentuale che raddoppia nei licei linguistici. Ci sono poi le materie peculiari di ogni indirizzo (lingue per il linguistico, scienze per lo scientifico, latino e greco per il classico, le discipline tecniche per gli Itis) che totalizzano circa il 20% dei debiti. Drammatico, infine, il fatto che il 15% degli studenti italiani abbia problemi seri con il leggere e lo scrivere, anche alle superiori. D’altronde - spiega Fioroni - più di un terzo di quanti escono dalla scuola media (37%) arriva appena alla sufficienza: la vera emergenza, insomma, è la preparazione di base.
Nell’insieme, l’ipotesi di un ripristino dell’esame di riparazione, è stata accolta con interesse dal mondo politico. Con l’eccezione di Giuseppe Valditara, responsabile scuola di An, secondo il quale si tratta di una «iniziativa velleitaria» che reintroduce il mercato delle lezioni private al nero «alle quali potranno accedere solo i figli di papà». Anche Francesco Pasquali, leader dei giovani di Fi, sottolinea come non è con gli esami di settembre che si integrano le carenze di preparazione «ma con una adeguata preparazione della classe docente» e con un diverso approccio alle discipline scientifiche.