Stefano Lepri, La Stampa 1/8/2007, 1 agosto 2007
STEFANO LEPRI
ROMA
Lingotti d’oro, tantissimi, di forme e pesi diversi, compresi alcuni importati a suo tempo dall’Urss, con la falce e il martello; ce n’è passato anche uno sequestrato a Licio Gelli, che non si sapeva da dove venisse. I gioielli della Corona, eredità dalla monarchia alla repubblica. Ottocentomila monete d’oro, in gran parte antiche, tipo tesori dei pirati. Questo c’è nel caveau della Banca d’Italia, le cui porte d’acciaio si aprono con tre chiavi diverse, affidate a tre cassieri; fa sognare alla gente di godersi la vita senza lavorare, e ai politici di risanare la finanza pubblica senza perdere voti.
Qualcosa si farà. Nel governo già si discute su come raccogliere l’invito della Camera dei deputati: la risoluzione di maggioranza sul Dpef 2008-2011, approvata ieri mattina con 291 sì e 205 no, chiede di esplorare «forme concordate (con le autorità europee, ndr) di utilizzo delle riserve delle banche centrali, in oro e valuta, eccedenti quanto richiesto dal concerto con la Bce per la difesa dell’euro, anche sulla base delle esperienze di altri paesi». L’ipotesi è di una operazione straordinaria per ridurre il debito pubblico, da annunciare con la «nota di aggiornamento» al Dpef in settembre.
Tre anni fa ci aveva fatto più di qualche pensierino il centro-destra, tra proteste del centro-sinistra; sbarrò la strada il no della Banca d’Italia, allora guidata da Antonio Fazio. Ora le parti politiche sono invertite, e qualcuno spera che il governatore Mario Draghi sia meno rigido. Per quanto si riesce a sapere, il parere giuridico della Banca d’Italia resta immutato: l’uso delle riserve, anche nella parte non trasferita alla Bce, confliggerebbe con l’articolo 101 dei Trattati europei, dove si vieta il «finanziamento monetario» ai governi. Casomai la Banca d’Italia potrebbe contribuire al risanamento per altre vie, come le fu chiesto dal governo Berlusconi nel 2002, con l’oneroso «swap» di titoli con il Tesoro.
Le riserve, in oro e valute straniere, sono accantonate a tutela del valore della moneta. A fine giugno, nell’ultimo conteggio disponibile, ammontavano a 21 miliardi e 26 milioni in valuta (principalmente dollari, poi sterline e yen) e a 37 miliardi e 970 milioni in oro (poco meno di duemila tonnellate, di cui in realtà solo 1200 si trovano in via Nazionale 91, mentre il resto è custodito nelle cantine blindate della Federal Reserve di New York e della Bri di Basilea). Sembra tantissimo; ma, spiegano gli esperti, le fantasia va delusa, perché anche il parziale smobilizzo che ne pare possibile avrebbe effetti modesti.
Anche se si riuscisse ad arrivare a 10 miliardi, cifra già altissima per vari motivi, si tratterebbe solo dello 0,6% di tutto il debito pubblico accumulato; e il risparmio sul deficit annuo, in minori interessi sui titoli di Stato, sarebbe di 500 milioni di euro (0,33 punti di prodotto lordo). Nel governo, appunto, si discute; chi è contrario teme che il gioco non valga la candela. Mettere mano alle riserve darebbe un’immagine pessima, di uno Stato finanziariamente in difficoltà, in cambio di risultati modesti.
Ma aprire i forzieri ha un segno emotivo populista, di quelli che piacciono all’estrema sinistra (oppure all’estrema destra). Infatti sono le forze di sinistra dentro la coalizione che premono; nel dibattito di ieri alla Camera, il più caloroso è stato l’oratore di Rifondazione comunista. Potrebbe essere una delle soddisfazioni offerte dai riformisti ai massimalisti in cambio di altre misure sgradite; ma solo dopo aver realizzato i tagli di spesa necessari alla legge finanziaria 2008, che al momento vengono stimati in 13-15 miliardi di euro. In coda a una finanziaria credibile, si aggiungerebbe una manovra sul debito, che comprenda anche la vendita di nuove quote della Cassa depositi e prestiti e la privatizzazione della Fincantieri.
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Davvero si userà una parte delle riserve della Banca d’Italia?
« una cosa del tutto fattibile. Direi che vale la pena di provarci - risponde Alfiero Grandi (Sinistra democratica), sottosegretario all’Economia - perché con l’euro non è più necessaria una parte delle riserve che ogni Paese utilizzava a difesa della propria valuta nazionale. Il sovrappiù può essere utilizzato. Altri Paesi l’hanno fatto, più di recente la Spagna».
Ma con quale scopo? Non si possono vendere i gioielli per finanziare le spese correnti..
«No. Oltretutto uno smobilizzo di riserve non sarebbe conteggiato sul deficit, solo sul debito. Lo scopo sarebbe di ridurre lo stock del debito pubblico; nel quadro dell’obiettivo che abbiamo inserito nel Dpef, di portarlo sotto il 100% del prodotto lordo entro il 2011».
Si otterrebbe tutt’al più una decina di miliardi di euro su un debito pubblico di oltre 1.600 miliardi. Davvero ne vale la pena?
«Anche se servisse ad arrivare al 2011 con il 99,9% di debito pubblico rispetto al prodotto lordo, invece del 100,1%, sarebbe un segnale importante».
Purché le agenzie di rating non concludano che siamo ridotti tanto male da dare fondo alle riserve.
«Le agenzie di rating devono guardare al livello del debito e agli altri dati fondamentali. Al di là di questo, il loro parere non mi interessa più di tanto». /
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