Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 01 Mercoledì calendario

In qualità di azionista di minoranza della Repubblica Italiana spa, presento vibrata protesta nei confronti dei manager dell’azienda, che per anni hanno permesso a un mio dipendente di intascare mazzette senza licenziarlo, neppure dopo averlo visto finire per quattro volte in galera, ogni volta reinsediandolo sulla poltrona da cui perpetrava i suoi traffici

In qualità di azionista di minoranza della Repubblica Italiana spa, presento vibrata protesta nei confronti dei manager dell’azienda, che per anni hanno permesso a un mio dipendente di intascare mazzette senza licenziarlo, neppure dopo averlo visto finire per quattro volte in galera, ogni volta reinsediandolo sulla poltrona da cui perpetrava i suoi traffici. A scandalizzarmi non è tanto che il signor Filadelfo Magnano, direttore della motorizzazione civile di Enna, sia stato nuovamente arrestato per aver fatto passare l’esame di guida a centinaia di cinesi che non conoscevano una parola della lingua in cui erano scritti i test: l’italiano. Ciò che mi atterra al limite della depressione è il meccanismo di impunità che negli ultimi vent’anni ha consentito a Magnano di dirigere gli uffici della motorizzazione di mezza Sicilia, ovunque incassando mazzette e incriminazioni per esami truccati, senza che un solo ingranaggio dello Stato abbia osato contrastare l’inesorabile dispiegarsi della sua carriera. Cosa doveva fare, Magnano, più di quello che ha fatto, per meritarsi il licenziamento in tronco o almeno una sosta ai box? Intuisco che avere nella sua banda il fratello e il nipote di un parlamentare possa avergli giovato. E immagino che per cacciare un dipendente pubblico la legge richieda una sentenza passata in giudicato da 50 anni e vidimata dal tribunale di Norimberga. Ma con quale faccia tosta si può chiedere ai giovani siciliani di avere fiducia in uno Stato che in Sicilia, e non solo lì, continua a non premiare i capaci e a non punire i farabutti? *** LA STAMPA 1/8/2007 FABIO ALBANESE Il mago delle patenti facili incassava da due a cinquemila euro per sessione di esami e non temeva nemmeno le manette, sebbene le avesse avute strette attorno ai polsi già per tre volte. Il giro d’affari, e l’arte organizzativa che lo vedeva protagonista, era troppo importante per farsi spaventare da qualche giorno in cella o qualche settimana agli arresti domiciliari. Filadelfo Magnano, negli anni direttore e funzionario degli uffici della motorizzazione in mezza Sicilia, dagli arresti domiciliari era uscito appena venti giorni fa, il 12 luglio. Ieri mattina la polizia di Enna si è presentata in casa sua con un’ordinanza alta 500 pagine e gli ha notificato l’ennesimo ordine di custodia cautelare, il quarto, e sempre con la stessa accusa: avere organizzato e diretto un giro di patenti facili. Magnano, 57 anni, nativo di Lentini e domiciliato a Catania, ieri era al suo ultimo giorno di lavoro prima di andare in pensione ma è stato battuto sul tempo: se l’ordinanza gli fosse stata notificata oggi forse non serebbe neanche andato in galera. Una certezza per le autoscuole Fino allo scorso gennaio dirigeva la motorizzazione di Ragusa dove era stato trasferito da Enna il 2 aprile del 2006 dopo che, sul suo conto, erano cominciate a girare le prime voci. All’inizio degli anni ”90 era già stato arrestato a Messina, dove era dirigente della motorizzazione, pochi anni dopo a Catania dove era stato trasferito, «declassato», a funzionario. E sempre per lo stesso motivo. Oramai i gestori di autoscuole di tutta l’isola sapevano che, dove c’era lui, le patenti erano un gioco da ragazzi e un affare redditizio per tutti. L’operazione della polizia di Enna che l’altra notte ha riportato in carcere per la quarta volta Magnano ha azzerato un’organizzazione efficientissima che portava in questo piccolo capoluogo al centro della Sicilia aspiranti patentati da mezza Italia e, cosa che ha tradito il gruppo, da paesi extracomunitari in numero di gran lunga superiore alla media nazionale. Quattordici le persone in manette, sette delle quali finite agli arresti domiciliari, altre 23 sono state denunciate a piede libero. Ci sono funzionari della motorizzazione civile di Enna, titolari e dipendenti di autoscuole. Le accuse vanno dall’associazione per delinquere, alla concussione, alla corruzione, all’abuso d’ufficio. Tra gli arrestati anche Vinicio Crisafulli, 63 anni, e la figlia Sonia di 30, fratello e nipote del deputato ds Wladimiro Crisafulli, che gestiscono alcune scuole guida in città e in provincia. La ragazza è ai domiciliari. Cifre da record L’inchiesta della procura di Enna è stata chiamata «94 per cento». E’ il dato, fuori da ogni statistica, di candidati promossi a Enna e provincia negli ultimi anni. Molti sono cinesi, indiani, albanesi, romeni, pakistani, marocchini. Nessuno di loro parla una parola di italiano, in compenso ha conseguito la patente senza perdere nemmeno un minuto, spesso senza nemmeno compilare i moduli con i quiz che riempivano per loro compiacenti funzionari della motorizzazione ennese o dipendenti delle autoscuole. L’organizzazione pensava davvero a tutto, prelevava alla stazione i «forestieri», li portava in albergo e poi a sostenere gli esami, preparava i documenti necessari, compilava moduli e schede. Insomma, bastava solo pagare, dai 1.400 ai 1.600 euro a persona, e la patente era pronta. Migliaia ne sono state rilasciate in questo modo, cinquemila solo nel 2006, e adesso verranno esaminate una per una e, forse, anche revocate. Le indagini erano partite a settembre 2005 quando la Digos di Enna cominciò a notare movimenti sospetti: «Venivano fermati per controllo marocchini e romeni che non parlavano l’italiano ma che erano alla guida di auto con regolare patente italiana», racconta il dirigente della Digos ennese Alfonso Caprano. E certo deve essere suonato subito strano che, per esempio, dalla Sardegna venissero fino a Enna per conseguire la patente di guida. Poi sono arrivate le proteste e le denunce dei titolari di scuole guida che avevano notato un calo consistente di clientela a favore di alcuni concorrenti, sempre gli stessi. Intercettazioni e appostamenti, indagini durate quasi due anni, e alla fine nella rete sono caduti in quattordici anche se Magnano era già stato allontanato da oltre un anno e trasferito a Ragusa, sempre come dirigente della motorizzazione, nonostante sospetti e precedenti. La nuova dirigente di Enna, nel frattempo, ha fatto piazza pulita di certi metodi, tanto che in una intercettazione si sentono due titolari di scuola guida che si lamentano di non riuscire più a far promuovere molti dei loro allievi e che ipotizzano un trasferimento dei candidati a Ragusa, «dove c’è Magnano».