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 2007  luglio 31 Martedì calendario

Un applauso per Prebois 3 settimane solo al comando. La Repubblica 31 luglio 2007. PARIGI - Ho telefonato a Guillaume Prebois, il pazzo che col suo pazzo amico Fabio s´è fatto tutto il Tour in bicicletta, il giorno prima della corsa vera

Un applauso per Prebois 3 settimane solo al comando. La Repubblica 31 luglio 2007. PARIGI - Ho telefonato a Guillaume Prebois, il pazzo che col suo pazzo amico Fabio s´è fatto tutto il Tour in bicicletta, il giorno prima della corsa vera. Aggettivo variabile, vera, a seconda dei punti di vista. Era sulla strada di Tolosa. «Ti farai, finalmente, un´endovena di cassoulet», gli ho detto. «Magari», ha risposto. «Prima devo sostenere altri esami all´istituto di medicina dello sport». Mi sembrava giusto sentire Guillaume alla fine di un´esperienza che quelli del Tour, intesi come organizzazione e giornali vicini all´organizzazione, non hanno filato neanche di striscio. Avendolo previsto, mi giro un 6,5. Lascio la parola a lui: «Sui Campi Elisi ci aspettavano almeno duecento persone, più varie radio e tivù, anche straniere. Un pullman di tifosi è venuto apposta dal Belgio, mi hanno regalato una maglia gialla personalizzata e una forma di camembert». Se Contador ha corso il Tour in 91 ore e rotti, Prebois è contento delle 125 ore, media 28,700 contro 39,223. «Ma tieni conto che noi eravamo due disgraziati in fuga perpetua, col vento in faccia, col traffico aperto, per cui se sbagliavi una traiettoria in curva andavi addosso a un camper. E naturalmente, ci fermavamo ai semafori rossi. Ci abbiamo impiegato, rispetto al gruppo, un´ora in più a tappa, e sono molto fiero della mia crono di Albi, un tempo solo di 5´ superiore a quello dell´ultimo arrivato». Controlli antidoping a sorpresa? «Otto tra sangue e urine, più due prelievi di capelli». Scusa, come si svolge un prelievo di capelli? «Ti tagliano tre ciocche di un centinaio di capelli l´una, la mia estetica non ci ha guadagnato, ma questi erano gli accordi scritti con l´Afld, l´associazione francese di lotta al doping, che era partner nella mia impresa. Mi sono impegnato ad accettare qualsiasi controllo in qualsiasi momento. Analizzando i capelli, se solo hai fumato uno spinello negli ultimi quattro mesi loro se ne accorgono». Poi mi racconta la preparazione: in palestra a novembre per rinforzare i quadricipiti, suo punto debole. In preparazione al Tour ha pedalato per 15mila chilometri. Essendo votata alla trasparenza tutta l´iniziativa, fornisce altri dati. «Peso 71 chili, esattamente come l´8 luglio. Il mio ematocrito da 41,5 è sceso a 38, adesso è 40. L´emoglobina 13,5 prima e 13,7 dopo. Mi sento di poter dire che ho un messaggio di speranza: il ciclismo e il Tour non danneggiano la salute». Echi dalla carovana? «Un giornale di Ginevra, "Le Temps", ha fatto un sondaggio tra corridori e lettori sportivi. Ho raccolto solo insulti. Bugiardo megalomane erano le parole più carine. Dei corridori, solo Marco Pinotti, da casa, non mi ha fatto mancare saluti e incoraggiamenti». Ieri "Le Monde" ha riservato l´onore della prima pagina all´ultima cronaca di Guillaume, della serie «l´altro Tour». E l´ "Editions du Seuil" lo hanno contattato perché questa sua esperienza diventi un libro. Un particolare da non trascurare, valutando il tutto, è che Guillaume in questo mese di luglio ha fatto il ciclista ma anche il giornalista. «Questo ha molto accorciato i tempi di recupero. Ai massaggi andavo alle 23, certe volte ho trasmesso il servizio a Rfi, la radio che mi sponsorizzava, alle 2 passate. Il giorno dell´Aubisque sono stato in sella più di nove ore e temevo di non farcela. Un guaio è che la fatica, oltre alle vene, fa venire allo scoperto anche i nervi, e quindi con Fabio mi è capitato di litigare forte per cose stupide, ma poi passa tutto, basta saper chiedere scusa. Al ritorno a Nira mangeremo una buona pizza e parleremo della prossima sfida, gli Usa coast to coast. La prima volta per me, la decima per Fabio». Unica nota negativa (un affettuoso 5): la fisarmonica con la quale suo padre doveva accompagnarsi per cantare le canzoni di Brassens è rimasta a casa. Avrebbe tolto spazio a ruote e altre faccende meccaniche. Io penso che i poeti al seguito facciano sempre bene. Un libro di Alfonso Gatto me lo porto sempre al Tour, quest´anno mi ha fatto compagnia il «Meridiano» con tutto Giovanni Raboni. E´ difficile da spiegare, ma è come se dopo una giornata di parole basse ci fosse bisogno di parole alte. Settore cd: Endrigo fisso, come Gatto, e poi Conte, Arigliano, Têtes de Bois, Sulutumana, Gerardo Balestrieri, Bécaud, Brassens interpretato da Maxime Le Forestier, il triplo cd di Lauzi, Ricky Gianco, Banda Bardot, Ivan Della Mea, Barbara, Anna Identici, Joan Baez. Se Guillaume avesse sterzato verso un cassoulet, gli avrei consigliato quello di «Au bon vivre» in Place Wilson a Tolosa. In alternativa una piperade alla basca o del buon prosciutto crudo di Bigorre, maiale nero, e da bere un Château Saint Roch, che per le usanze francesi costa poco, 20 euro, ma dà soddisfazione. In generale è stato un Tour senza scoperte rilevanti sotto il profilo gastronomico. La corsa è stata più generosa. Mentre i giornali francesi continuano a sospettare di Contador, quelli spagnoli sono in estasi. Il ragazzo ha la faccia pulita. Anche Bennati ce l´ha, 3 al Figaro che scrive Benatti, almeno saper leggere gli ordini di arrivo. I campioni del passato, da Merckx a Indurain a Hinault, non hanno difficoltà a salutare Contador e riconoscerlo come un campione, uno degno di essere accolto nel gruppetto dei grandi. Anche Bahamontes, primo spagnolo a vincere il Tour, lo apprezza, ma con un distinguo: «E´ giovane, migliorerà. Per ora è di quegli scalatori che attaccano a due chilometri dalla cima, non alla base come facevamo io e Gaul. E´ così che si guadagnano minuti». Bahamontes dimentica che doveva attaccare alla base della montagna essendo il peggior discesista del dopoguerra. Ma sono dettagli. In tivù, domenica, Contador ha mostrato la sua cicatrice, che va quasi da un orecchio all´altro: 70 punti di sutura. Tutti i suoi amici di Pinto, quelli che regolarmente staccava alla prima salita, lo chiamavano Pantani. A me questo ragazzo piace per come corre, da ragazzo. Di più, in omaggio al più volte citato proverbio bulgaro, è meglio non dire. Forse è meglio dare un´occhiata in giro, fuori dal ciclismo, con l´aiuto di un pezzo di Liberation (7 per come ha coperto il Tour, ma la decisione di non pubblicare più le classifiche negli ultimi giorni è una narcisata ridicola). Solo il doping di luglio. Giorno 8: il calciatore brasiliano Dodo è squalificato per un mese, poi per quattro, avendo usato un prodotto dimagrante che contiene sostanze proibite. 12: l´agenzia antidoping tedesca comunica 23 casi di positività nel primo semestre: due calciatori, due cestisti, quattro sollevatori di pesi e così via. Giorno 13: Lacasse, ottocentista francese, positivo al testosterone. Giorno 16: sei messicani positivi all´apertura dei giochi panamericani. Sport coinvolti: baseball, sollevamento pesi, atletica, tennis, pentathlon. 18: due anni a Gibilisco. Sempre 18. L´ex campione Gary Player dichiara che nel golf non manca chi si dopa. Giorno 20: Tatiana Lisenko, mondiale nel lancio del martello, controllata a sorpresa: antiestrogeni. Giorno 23: una sollevatrice di pesi nigeriana, Blessed Udo, positiva per diuretici, ritirate le tre medaglie vinte ai giochi africani. Giorno 25: la slovena Jolanda Ceplak, mondiale degli 800 indoor, positiva all´epo. Giorno 26: lo specialista marocchino dei 10.000, Aissa Dgoughi, già sospeso fino al 2009 per aver saltato un controllo antidoping, è accusato dalla Iaaf di aver fornito prodotti dopanti a molti atleti francesi. E allora chiudiamo il Tour? Chiudiamo gli occhi? Chiudiamo tutto? Chiudiamo qui. GIANNI MURA