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 2007  luglio 31 Martedì calendario

E sul premio alla carriera da 20 milioni è scontro tra Geronzi e gli azionisti. La Repubblica 31 luglio 2007

E sul premio alla carriera da 20 milioni è scontro tra Geronzi e gli azionisti. La Repubblica 31 luglio 2007. ROMA - « un diritto, e uno ai propri diritti ci tiene» sorride sincero Cesare Geronzi: non teme di apparire né superbo, né avido, figuriamoci se poi si preoccupa del politically correct. Il presidente uscente di Capitalia, durante l´assemblea che ha approvato la fusione con Unicredit, dice apertamente che quei 20 milioni di euro di "premio alla carriera" (definizione ufficiale) se li merita. Il cda lo ha riconosciuto "artefice e protagonista" di oltre vent´anni di sviluppo della banca romana: «E poi sono solo 10 milioni netti», prova a sdrammatizzare il banchiere. Non sono dello stesso avviso gli azionisti che dedicano, tutti, almeno una parte del proprio intervento al bonus. L´Ente Cassa risparmio di Roma ingaggia su questo punto l´ennesimo e ultimo duello con Geronzi annunciando la propria astensione, per lo «scarso coinvolgimento nelle decisioni» e stigmatizza «l´ingente premio». «Forse il cda avrebbe dovuto tenere in considerazione l´impatto sugli utili da distribuire agli azionisti e chiamare l´assemblea a decidere» incalza il rappresentante dell´Ente che possiede il 7,2% del capitale della banca romana. Gli risponde il direttore generale Carmine Lamanda: «La cifra è rispettosa della durata, della delicatezza delle mansioni e dei risultati conseguiti, anche perché Geronzi non ha mai percepito stock options. Nessun dubbio può sussistere sulla competenza del cda a deliberare, dopo aver sentito il comitato remunerazioni e il parere di consulenti esterni». Se le buonuscite sontuose non sono una novità nel mondo della finanza, tutto geronziano è il cipiglio con cui difende il premio, così come lo sono le risposte alle ironie e alle «cattiverie» (definizione dello stesso presidente) degli azionisti. Non è un caso che l´unico riferimento all´ex ad, Matteo Arpe, Geronzi lo faccia parlando proprio di retribuzioni e ricordando che i bonus sono stati dati ad entrambi (Arpe, facendo valere il suo contratto, ha portato a casa 31 milioni di euro). Il premio evidentemente serve a certificare che il "miracolo Capitalia" è merito soprattutto, del lavoro instancabile del presidente. La lunga lista di acquisizioni (iniziate nell´89 con la fusione tra Cassa di risparmio di Roma e Banco di Santo Spirito, cui nel ´92 si aggiunse il Banco di Roma) viene presentata come un naturale e progressivo processo di crescita della "banca del Centro-Sud". Una crescita teorizzata da Geronzi tralasciando i passi falsi e le difficoltà di bilancio croniche che hanno contraddistinto il gruppo almeno fino al 2003. Però dietro alla retorica del «sogno che si realizza» più volte evocata dal presidente, si nasconde anche la convinzione diffusa della fine di un´era: il modello di gestione "romano" si estinguerà per l´uscita del suo padre-padrone. Lo sanno anche i contestatori e se qualcuno gli augura «una lunga vita per poter veder la fine dei suoi tanti guai giudiziari», per tutti c´è anche uno strano senso di abbandono: Geronzi se ne va in Mediobanca a godersi i numerosi premi alla carriera che l´accordo gli ha garantito, lasciando sindacalisti, disturbatori, consulenti a trattare con il tedesco "dott. Profumo". LUCA IEZZI