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 2007  agosto 01 Mercoledì calendario

PREGADIO Roberto

PREGADIO Roberto Catania 6 dicembre 1928, Roma 15 novembre 2010. Musicista • «“Ribadisco sono musıcista”. Maestro di note, Roberto Pregadio, direttore dell’orchestra della Corrida, il fortunatissimo agone televisivo di sbaraglio nazionalpopolare di Corrado, nel suo essere un instancabile tuppetto di frenesia, “un tuppetto catanese”, è un monumento di crudele ironia. Né sadico né cinico, nel gioco di coppia con Corrado, “sono una spalla da stuzzicare” dice, Pregadio combina e miscela l’arte della deflagrazione comica. Nella mimica della pazienza - le sue smorfie di sincera disperazione - asseconda la resa incondizionata delle muse, soprattutto davanti alle performance di stonatissime matrone o di certi suonati tontoloni. Perché poi, in fondo, delle prestazioni d’opera dei funamboli sgangherati, di volenterosi prestigiatori o dei valligiani malamente ispirati, poco ne calerebbe. Se non fosse appunto che il massacro pop cattura la musica, la sua musica, le stesse sette note che Pregadio dispensa alla sua signora orchestra, quei superbi professoroni in smoking che vorrebbero planare nell’armonia e invece scatasciano in una meravigliosa risata nel sottofondo di sirene e campanacci. “Né sadici né cinici”, dice, “chi partecipa alla Corrida vuole solo divertirsi e divertire. Sono dilettanti e fanno da noi quello che farebbero nelle loro montagne, nei loro paesi, nei bar e nei circoli”. E allora matrone vestite come la mamma della cresimanda che dicono: “Vorrei essere come la Callas”, vanno fuori tempo e però trovano soccorso in Corrado che quasi quasi rimprovera i musicisti e il loro maestro. Vorrebbe essere come la Callas la signora “Certo”, le dice Corrado, “lei signora ha delle doti, ma accompagnata dal maestro Pregadio, cosa vuole…” Cosa vuole, cosa vuole. Una trilla “ho un sassolino nella scarpa”, un altro sgocciola di chissà quante “furtive lacrime”, un altro ancora si esercita - di pernacchie - con “lo strumento ascellare”. E Pregadio che della musica è cattedratico - sua è la cattedra di Tecnica di improvvisazione e arrangiamento per orchestra di musica leggera della scuola T. Ludovico da Victoria in Vaticano - gioca come da sempre ha giocato, da quando, “pianista interno Rai”, cominciò la sua avventura di divertimento con Corrado, quando la Corrida era ancora un appuntamento radiofonico. “Nella mia carriera ho suonato seriamente, insegno al Conservatorio, ma con la musica leggera ho girato il mondo”. La televisione ha regalato al pubblico la sua faccia, e per una fisiognomica modellata sulle maschere di Turi Pandolfini e Angelo Musco, la faccia di Pregadio è giustamente ancora quella del bambino nato nel ’28 alla Plaja, per essere poi forgiato al liceo Cutelli, quando Catania era la città delle passeggiate in via Etnea verso la villa Bellini, dove si potevano incontrare svizzere bellissime, la stessa città dove goliardicamente sarebbero cresciuti Riccardo Mangano, Gerardo Farkas e Pippo Baudo, già bravissimo intrattenitore di “Tutta la città ne parla”, una pioneristica produzione etnea della Rai. Città di spettacolo, città “degli attori veri” dice Pregadio, e cioè Pippo Patavina, Tuccio Musumeci, quindi Turi Ferro, con il quale “ogni volta che ci incontriamo ci commuoviamo”. Il maestro Pregadio preso nel suo sorriso più malandrino sembra essere uno spiritello mozartiano, ama piuttosto “la profondità del fraseggio beethoveniano”, esigendo però “esecuzioni impeccabili”. Non comprende, e forse non apprezza, Pregadio, lo sforzo operistico del suo compaesano Franco Battiato. Portato sulle corde giuste, “siccome l’unico hobby è la musica”, lui vorrebbe che ogni pianoforte diventasse sotto la carezza delle dita un qualcosa che conducesse le alucce di ogni frak nell’unico destino possibile e degno per le sette note: raccontare una storia, un musical, come “ai bei tempi dei dorati anni 30”. E questo è il sogno di Roberto Pregadio, fare il musical: “Gli italiani sono stati bravi a fare la rivista: sketch, barzellette, Walter Chiari, Carlo Dapporto, Gino Bramieri, Renato Rascel. Oppure bravissimi nella grande stagione di Armando Trovajoli, della premiata ditta Garinei e Giovannini”. Però un musical, “un musical di gusto americano”, Roberto Pregadio lo farebbe certamente anche adesso che è nonno felice, e forse ne farebbe una serata per tutti i partecipanti delle Corride, per “le furtive lacrime”, per le Lily Marlene eseguite a colpi di pernacchie, per tutte le aspiranti Callas a cui finalmente il suo amico Corrado direbbe: “Silenzio. E adesso, la grande musica del maestro Pregadio”» (Pietrangelo Buttafuoco, “Il Foglio” 15/10/1997).