Panorama 02/08/2007, pag.37 SERGIO ROMANO, 2 agosto 2007
A che gioco giocano gli inglesi? Panorama 2 agosto 2007. Diffido della dietrologia, al punto che corro spesso il rischio di scartare certe ipotesi anche quando sarebbe utile prenderle in considerazione
A che gioco giocano gli inglesi? Panorama 2 agosto 2007. Diffido della dietrologia, al punto che corro spesso il rischio di scartare certe ipotesi anche quando sarebbe utile prenderle in considerazione. Ma vi sono circostanze in cui le spiegazioni fornite dai protagonisti di una crisi sono evidentemente parziali e insufficienti. Nel caso della morte di Aleksandr Litvinenko e nella decisione britannica di colpire la Russia con sanzioni (espulsione di quattro diplomatici, interruzione del negoziato sui visti e generale revisione dei rapporti bilaterali), i punti oscuri o taciuti sono molto più numerosi della magra dose d’informazioni fornite dal ministro degli Esteri britannico alla Camera dei comuni. Per qualche commentatore (l’Economist per esempio) la reazione di Londra è giustificata e comprensibile. Il rifiuto opposto dalla Russia alla richiesta di estradizione per Andrei Lugovoj (un ex agente dell’ex Kgb, sospettato dell’assassinio di Litvinenko) sarebbe soltanto, secondo gli inglesi, l’ultimo episodio in una lunga sequenza di soprusi, prevaricazioni e decisioni arbitrarie soprattutto nel settore petrolifero. Occorreva dare a Mosca un segnale forte e il rifiuto russo di collaborare alla punizione dell’assassino ha fornito a Londra l’occasione. Peccato che l’Economist non allarghi lo sguardo sino a includere i numerosi sgarbi americani ed europei alla Russia di cui ho parlato su questa pagina la settimana scorsa. Ma la tesi del settimanale britannico è seria e merita di essere presa in considerazione. Il ministro degli Esteri del governo Brown non ha torto quando dichiara: non possiamo permettere che vengano a uccidere un cittadino britannico sul nostro territorio nazionale. Sarebbe ancora più convincente se il governo facesse maggiore chiarezza sui due personaggi russi coinvolti in questa vicenda: Litvinenko e il finanziere russo Boris Berezovskij, esule a Londra dall’inizio dell’era Putin. Al momento della sua morte il primo era da qualche mese cittadino britannico. In altre parole un paese che non concede cittadinanze alla leggera, e che ancora non l’ha concessa a Mohamed al-Fayed, proprietario di Harrods e padre dell’amante della principessa Diana, aveva ritenuto utile o necessario dare a un ex colonnello del Kgb un passaporto britannico. Per servizi ricevuti? Per garantirgli una maggiore protezione contro possibili minacce? Il caso di Berezovskij è ancora più interessante. Il finanziere russo ha fatto spregiudicatamente una prodigiosa fortuna all’epoca in cui gli oligarchi saccheggiavano le risorse del loro paese. Ha pagato la campagna elettorale di Boris Eltsin nel 1996 e gli ha garantito un secondo mandato al Cremino. Ha conquistato un posto a corte, è divenuto consigliere del principe, segretario generale della Csi e membro della Duma. Il suo impero era composto da industrie, una banca, tre quotidiani, un canale televisivo, e la sua fortuna ammonterebbe oggi a 1 miliardo di euro. La rottura con Vladimir Putin fu sulla guerra cecena, a cui Berezovskij era contrario, e divenne insanabile quando il finanziere cominciò a diffondere il sospetto che gli attentati ceceni dell’agosto-settembre 1999 fossero stati architettati dai servizi russi per giustificare il conflitto. Nel 2001 ebbe l’asilo politico in Gran Bretagna e da allora, secondo le sue stesse parole, avrebbe speso fra 300 e 400 milioni di euro per finanziare gruppi di opposizione nel suo paese. Quando si è aperto a Mosca un processo a suo carico per frode fiscale e corruzione, il governo britannico ha rifiutato di estradarlo. Temeva forse, con qualche ragione, che il processo sarebbe stato la copia di quello intentato a un altro oligarca, Michail Khodorkovskij, proprietario del colosso petrolifero Yukos. Ma gli inglesi non possono ignorare quale sia il profilo politico e morale dell’uomo a cui hanno dato ospitalità. normale che non impongano qualche limite alla sua attività e alla sua continua campagna contro Putin? Anche chi diffida della dietrologia finirà per chiedersi che cosa si nasconda dietro i rapporti della Gran Bretagna con questo Rasputin della finanza e della politica. SERGIO ROMANO