Panorama 02/08/2007, pag.93 CHIARA PALMERINI, 2 agosto 2007
Professor Invisibile. Panorama 2 agosto 2007. Un’avvertenza: il mantello che rende invisibili non è ancora in vendita
Professor Invisibile. Panorama 2 agosto 2007. Un’avvertenza: il mantello che rende invisibili non è ancora in vendita. Né lo sarà, probabilmente, nell’immediato futuro. Ma c’è uno scienziato che ci lavora e crede non sia impossibile, anche se non facile, confezionarlo. Prima o poi. John Pendry ("sir John Pendry" da quando nel 2004 la regina Elisabetta II lo ha nominato cavaliere, e come lui si presenta al telefono) è un fisico dell’Imperial college di Londra. Da alcuni anni teorizza che, usando certi materiali speciali che interagiscono in modo nuovo con la radiazione elettromagnetica, e quindi con la luce, sia possibile realizzare qualcosa di simile a un mantello, o meglio a uno scudo, che può far scomparire un oggetto. La luce, invece di rimbalzare su di esso, gli girerebbe intorno rendendolo di fatto invisibile. A Genova, al convegno Ep2ds-Mss, il più importante nel campo delle nanotecnologie per l’elettronica e la fotonica (organizzato per la prima volta in Italia da ricercatori del centro Nest Cnr-Infm della Scuola Normale di Pisa), ha suscitato la curiosità dei giornalisti ancor più di quella degli esperti. Oltretutto Pendry somiglia davvero all’Harry Potter dei film: sembra il maghetto già in là con gli anni. Come le è venuta l’idea del mantello dell’invisibilità? nata nel corso di altre ricerche, infatti non è ancora l’obiettivo principale di ciò che facciamo. Il nostro scopo è creare materiali che controllino i campi elettromagnetici e la luce nel modo che vogliamo. Per farlo occorrono due condizioni. Innanzitutto c’è da stabilire: come deve essere fatto un materiale che possa piegare la luce nel modo che desideriamo? Una volta deciso, bisogna chiedersi: come lo facciamo? Non sono materiali esistenti in natura... No. La storia comincia alcuni anni fa. A metà anni 90 ero consulente per la Marconi Company, che faceva un materiale per assorbire le onde radar. Lo producevano ma non sapevano come funzionava: il mio lavoro era spiegarlo. Il prodotto era fatto di fibre sottili di carbonio distribuite su un foglio: assorbiva le onde non perché fosse in carbonio, ma perché era formato da fili sottili. Era la struttura, non la chimica, che produceva la proprietà. Questi nuovi materiali dalle proprietà esotiche li abbiamo chiamati metamateriali. E poi? Avevamo le equazioni secondo cui potevamo controllare la luce. C’era un sacco di matematica e mi chiedevo: che cosa possiamo farci di veramente interessante? Ne parlavo con mia moglie e a un certo punto dissi: ci potremmo nascondere qualcosa. "Come il mantello di Harry Potter" disse mia moglie. Ora mi dispiace quasi, perché la storia di Harry Potter è diventata più importante della parte matematica. Ma è servito a risvegliare l’interesse. A che punto siete? Insieme a scienziati alla Duke University abbiamo costruito una prima versione approssimativa del mantello che, in senso letterale, non nasconde niente. Però serve a dimostrare il principio. Questo esperimento però è stato condotto non con la luce visibile ma con le onde radar: è più facile perché le strutture da costruire possono essere di alcuni millimetri. Potremo essere invisibili? molto difficile. Sono già stati approntati metamateriali che funzionano alle frequenze della luce visibile, ma le strutture sono molto semplici perché si deve lavorare a dimensioni nanometriche. Se ci riuscissimo, avremmo qualcosa di più simile a uno scudo che a un mantello. E probabilmente si potrebbero rendere invisibili oggetti piccoli. Ciò non toglie che potrebbe essere utile, ma non da interessare tanto presto i fan di Harry Potter. CHIARA PALMERINI