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 2007  luglio 31 Martedì calendario

”Il mio mondo di sabbia”. La Stampa 31 Luglio 2007. OMEGNA (Verbania). Per completare il suo Risiko gli manca un pugno di sabbia

”Il mio mondo di sabbia”. La Stampa 31 Luglio 2007. OMEGNA (Verbania). Per completare il suo Risiko gli manca un pugno di sabbia. Quella che, con meticolosità, raccoglie da vent’anni. Paolo Beltramini in quei minuscoli detriti cangianti, roccia grattugiata dal tempo e dalle intemperie, ha trovato un mondo. Il suo mondo. Beltramini lavora a uno sportello bancario di Verbania, ma la sera, quando torna a casa a Omegna, il suo orizzonte si allarga. Entra nel suo studio e dà un’occhiata alle due grandi teche, un migliaio di boccette di vetro trasparenti rigorosamente classificate ed etichettate e altrettante stipate nei cassetti. E’ il suo planisfero. «Ho raccolto almeno un campione di sabbia per ogni nazione riconosciuta dall’Onu», racconta con la cadenza di uno scrupoloso cartografo del Settecento. Ma è proprio la sua pignoleria a impedirgli di stare sereno. «Perché - si affretta a spiegare, quasi a giustificarsi - alla mia raccolta mancano le sabbie di dodici territori e dipendenze». Terre lontanissime, raramente abitate e difficili da raggiungere. Coste sperdute, sabbie perdute. Finora. Perché Beltramini adesso ha deciso di finire la sua raccolta organizzata su base geografica. Il resto è noia Nel 1987 si è messo a tavolino e si è «progettato» un hobby, per passare il tempo. «Lo volevo divertente e poco costoso - elenca il collezionista - E volevo approfittarne per entrare in contatto con persone di tutto il mondo. Ho pensato che sarebbe stato spiritoso creare una specie di gioco nel quale coinvolgere anche i miei amici, senza costringerli, però, a spendere soldi o portare pesi in valigia». Ma la motivazione più pregnante è che il bancario desiderava sentirsi sempre in vacanza. Ovunque vada, cerca la spiaggia: non per distendersi su un asciugamano e prendere il sole, ma per prelevare campioni di renella. Alcune volte la raccolta è stata semplice, altre volte avventurosa. «Eppure - dice - se sono riuscito ad arrivare a 877 campioni stranieri lo devo soprattutto a chi mi conosce e mi porta un po’ di sabbia dai luoghi visitati in villeggiatura». I contributi ordinari, però, non bastano più. Ora serve un intervento straordinario. Per Beltramini è un pensiero fisso. Come l’ossessione che attanagliava i bambini d’altri tempi quando non riuscivano a trovare l’ultima figurina per completare l’album Panini. Maledetto Tarcisio Burgnich, maledetto Helenio Herrera. Figurine mancanti I Burgnich e gli Herrera del collezionista di sabbie hanno nomi ancora più impronunciabili. Alla sua particolare carta geografica manca l’arena della Repubblica autonoma di Nakhchivan, un’exclave dell’Azerbaijan incastrata tra Armenia, Turchia e Iran. Non figurano neppure la micro-isola corallina di Wake e l’atollo Johnston, nell’Oceano Pacifico, tra i territori non inglobati degli Stati Uniti d’America. All’appello non rispondono neppure l’atollo di Aldabra, o le isole del gruppo corallino Amirante, nel mare delle Seychelles, nell’Oceano Indiano. Una delle spiagge più vive nell’immaginario collettivo è quella di Robinson Crusoe, il naufrago inventato da Daniel Defoe. Ma proprio la sabbia dell’isola a lui intitolata, nell’arcipelago della municipalità di Juan Fernández, al largo del Cile, non è presente nella collezione dell’arenofilo di Omegna. Nell’assortimento di sabbie internazionali non c’è traccia della Somalia Britannica, né della Trans Dniester, la provincia russofona della Repubblica moldava. E neppure un granello di rena serba, nonostante i due campioni provenienti dalla Bosnia Erzegovina. Ma il grande «buco nero» della raccolta è l’Antartide. E non perché, come si potrebbe credere, i paesaggi di quel continente regalino solo ghiacci. Nelle teche dell’arenofilo compaiono frammenti delle terre antartiche di rivendicazione cilena e neozealandese ma, per completare il quadro del Polo Sud, servono ancora sabbie dei territori australiani, norvegesi, argentini e francesi. Per sanare quest’ultima lacuna, però, Beltramini ha già preso accordi con gli esploratori di una spedizione scientifica d’Oltralpe. «Mi hanno promesso che, al loro rientro, mi avrebbero portato un po’ di sabbia antartica», confida l’impiegato. Tutti a raccolta Nell’attesa ha lanciato su internet un appello, rivolto a tutti i viaggiatori in partenza. «Scorri la lista dei Paesi che mi mancano e, se stai andando in uno di questi, raccogli un po’ di sabbia, poi scrivimi». Ma le speranze del bancario sono ridotte al minimo. Le sue «figurine mancanti» sono poco più che scogli disabitati. E che qualcuno vada a raccoglierci sabbia è davvero difficile. Difficile come, per Beltramini, aggiudicarsi questa partita di Risiko conquistando tutti i territori, compresa la Kamchatka. Vincerà ai punti. STEFANIA ALOIA ****** Slalom tra i divieti Raccogliere sabbia a volte è un rischio. Innanzitutto, bisogna rispettare la proprietà provata. In alcuni Stati, poi, esportare arena è un reato. Come alle Maldive, dove l’asportazione di sabbia, conchiglie e coralli viene punita con severe multe pecuniarie. Il ministro cinese del commercio ha proibito, dallo scorso marzo, l’esportazione di sabbia naturale dalle spiagge del Paese. Anche sulle coste del Mar Rosso sono in vigore rigidi divieti. Prelevare sabbia può costare molto caro. Lo sa bene un turista a cui, l’anno scorso a Mars Alarm (Egitto), è stato ritirato il passaporto perché sorpreso a raccogliere campioni di spiaggia. Il documento gli è stato restituito, ma con una restrizione: per 10 anni non potrà più entrare in un Paese dove sia presente una barriera corallina. **** L’arenofilo Bancario con l’hobby dei luoghi sperduti. Paolo Beltramini ha 45 anni. Vive a Omegna con la moglie Marcella, sposata nel 1990. Non ha figli, ma è l’idolo delle nipotine Anna e Marta. Lavora alla Banca Popolare di Intra, sede di Verbania. Nel 1987 ha iniziato a collezionare arena in modo organico, ma già da piccolo nutriva una passione speciale per la sabbia. «Di quella raccoltà da bimbo conservo ancora qualche esemplare, la tengo per ricordo», afferma. I primi campioni della collezione li ha raccolti lui stesso. Grande impulso all’assortimento internazionale è stato dato dagli amici dell’agenzia di viaggi del suocero. Chiusi in ampie cassettiere, conserva centinaia di «doppioni» di sabbia da scambiare con gli altri arenofili. E’ difficile, per un collezionista, separarsi dai propri pezzi, ma a Beltramini comincia a mancare lo spazio. E’ possibile scrivergli all’indirizzo e-mail belpao@tin.it