Corriere della Sera 2006-2007, 1 agosto 2007
UN ANNO DI ATTIVITA’ DEL MINISTRO LIVIA TURCO, DAL 1° GIUGNO 2006 AL 7 AGOSTO 2007 (ARTICOLI TRATTI DAL CDS) - PARTE PRIMA. PARTE SECONDA NELLA SCHEDA 139421
MILANO - Sani, eppure scontenti degli ospedali. Sir Michael Reich da Harvard, con il suo immancabile papillon a pois, giacca blu elettrico e occhialetti tondi, allarga le braccia: « il paradosso del sistema sanitario italiano - spiega -. I cittadini sono insoddisfatti, anche se hanno una vita mediamente più lunga rispetto, per dire, agli Stati Uniti: 80 anni contro 77. Ma gli Usa vantano, invece, una public satisfaction a quota 50 contro il 20 per cento dell’ Italia». Così, in un buon italiano e con fair play da vendere, viene messa sul tavolo una delle sfide principali della sanità anni Duemila: «Riuscire a garantire un invecchiamento sano e felice alla popolazione del Bel Paese (almeno 11 milioni oggi di ultra sessantacinquenni, ndr)». Mentre soffiano venti di bufera sugli ospedali italiani, soprattutto dopo le otto (presunte) morti di Castellaneta, un outsider scatta la fotografia di pregi e difetti del sistema sanitario nazionale. L’ autore è Michael Reich, docente di Politica internazionale della salute alla Harvard school of public health, ieri tra i protagonisti del Forum Economia & Società aperta. Il convegno dal titolo «Salute e benessere sostenibile» si è svolto alla clinica Mangiagalli, tempio dell’ ostetricia milanese, alla presenza anche del ministro alla Sanità Livia Turco. Per garantire una salute migliore alla popolazione sono da vincere, secondo Reich, anche le battaglie contro il tabacco, il consumo di stupefacenti e l’ obesità. Tre i dati che fanno suonare il campanello d’ allarme: in Italia ci sono quattordici milioni di fumatori nonostante la legge dell’ ex ministro Girolamo Sirchia, in città come Milano la cocaina viene già sniffata da un adolescente su dieci e il sovrappeso riguarda ormai 17 milioni di cittadini. Per risolvere i problemi bisogna, però, fare i conti con i fondi a disposizione del sistema sanitario nazionale. Il budget della sanità italiana è di 100 miliardi di euro (il 6,4% del Pil), ma i soldi non bastano mai. Silvio Garattini, fondatore dell’ Istituto farmacologico Mario Negri, punta il dito contro gli sprechi: «Lo Stato deve garantire le prestazioni gratuite solo quando c’ è un beneficio reale per i pazienti documentato da ricerche scientifiche - sottolinea Garattini -. Per tagliare i costi è necessario, inoltre, insistere sulla prevenzione». Francesco Longo, direttore del Cergas, il Centro di ricerche sulla gestione dell’ assistenza sanitaria e sociale della Bocconi, invita il ministero della Salute a monitorare la crescita esponenziale dell’ uso delle medicine alternative: «Non bisogna dimenticarsi, poi, che oggi i cittadini per curarsi spesso scelgono di mettere mano al portafoglio: il 25 per cento della spesa sanitaria è out of pocket - ricorda Longo -. Alcune aree di bisogno, dunque, non sono coperte». Alla fine del dibattito Michael Reich indica un obiettivo da raggiungere su tutti: «Una sanità giusta, democratica e trasparente». Silvio Garattini, fondatore dell’ Istituto Mario Negri e, a destra, Michael Reich, docente ad Harvard
Ravizza Simona
ROMA - Via la cravatta. Almeno nelle ore più torride di questi giorni arroventati d’ estate. A liberare gli impiegati maschi dal soffocante benché elegante laccio al collo provvede ora un ministro donna. Ovvero Livia Turco, responsabile della Salute, che con una circolare invita «tutti gli uffici pubblici e privati italiani» ad esentare i dipendenti dal tradizionale accessorio. Preoccupata per il loro benessere. Visto che la Protezione civile ancora per i prossimi giorni prevede temperature molto elevate specialmente al Centro-Nord. Scravattarsi non comporta soltanto sollievo psicologico. Informa la nota del ministero (numero verde emergenza caldo «1500», dalle 8 alle 20 fino al 31 agosto) che il «piccolo gesto» produce «un immediato abbassamento della temperatura corporea, valutabile tra i 2 e i 3 gradi centigradi, con beneficio dell’ organismo e conseguente minore necessità di refrigerio permettendo un uso più oculato del condizionamento artificiale dell’ aria». Il dipendente respira, l’ azienda risparmia, l’ ambiente ci guadagna. Un ricasco ecologico che ovviamente sfonda una porta aperta con il collega Alfonso Pecoraro Scanio. Lui poi, calcolando un buon abbattimento di anidride carbonica con i termometri dei condizionatori più alti, va oltre augurandosi che «adesso tutti i ministeri diano analoga indicazione ai propri dipendenti». Nel suo già così funziona: e oltre alla cravatta si può fare a meno pure della giacca «perché è proprio quella che fa sentire più caldo». Proprio alla Terna, che ieri alle 11.45 ha registrato l’ ennesimo picco nei consumi, potrebbero accogliere l’ invito della Turco. «Non ho nulla in contrario che i dipendenti si tolgano la cravatta. Purché però poi si spenga l’ aria condizionata», spiega pragmatico l’ amministratore delegato Flavio Cattaneo. Un altro manager, Paolo Scaroni, ad dell’ Eni, aveva brevettato l’ idea ai primi caldi di luglio. Supportata da referendum interno con esito bulgaro: 90 per cento di sì. Perciò i 20.000 impiegati del cane a sei zampe hanno avuto il via libera «per uno stile più smart, senza giacca e cravatta». Risparmio estivo previsto: 9 per cento. E il presidente di Legambiente, Roberto della Seta, aveva giusto auspicato la moltiplicazione degli «scravattati» nelle grandi aziende e nei palazzi della politica. Peraltro, magari più per vezzo che per afflato ambientalista, spesso già fanno a meno della cravatta Riccardo Illy, presidente del Friuli Venezia Giulia, e Sergio Marchionne, ad della Fiat. Refrattari da sempre Bill Gates e Steve Jobs. Come il premier Koizumi che due anni fa comparve in pubblico senza cravatta e con camicia a maniche corte lanciando una moda (con versione invernale: tutti in ufficio col maglione) che ha fatto risparmiare al Giappone 70 milioni di kilowattora. In Sardegna, era maggio, Silvio Berlusconi ha sfoggiato un collo senza lacciuoli: «Siamo in democrazia e allora non porto la cravatta». Negli Usa fa tendenza Barak Obama: il candidato democratico alla presidenza sfoggia colletti bianchi e aperti sotto la giacca. (17/7/2007)
ROMA - Ministro Livia Turco, aspettiamo il discorso di Walter Veltroni. «Sono proprio curiosa. Ci stiamo un po’ tutti infilando in una grande impresa. E poi, sa, io sono molto legata a Walter. Come dire? C’ è dell’ affetto, tra noi». Ministro, ma lei non era di stretta osservanza dalemiana? «Certo... però questo, scusi, che c’ entra?». Un po’ c’ entra. «Allora, senta: io parlavo di affetto privato, di sentimenti. Punto. Poi, come si sa, politicamente io non ho mai lesinato critiche a Walter. Solo che nella vita arriva un momento in cui bisogna essere onesti e guardare, serenamente, la realtà». E lei cosa ci vede? «Vedo che Walter è quello, tra di noi, che raccoglie i consensi maggiori. la persona in grado di coagulare, di dare entusiasmo...». Arturo Parisi non deve pensarla esattamente così. Vorrebbe evitare un plebiscito per Veltroni e medita, perciò, di candidarsi. «Io dico che se uno è forte, non teme le competizioni». E Veltroni, lei dice, è forte. «Veltroni è forte, anche se deve stare attento a chi gli fa troppi complimenti». Consiglio prezioso. «Guardi, sarà che sono piemontese, ma per me la sobrietà è decisiva». Sulla sobrietà, vedremo. Intanto si può già dire che Veltroni dimostra coraggio, spericolatezza. Doti che, fino a una settimana fa, pochi gli avrebbero riconosciuto. «Vero. Ma un po’ ...». Un po’ ? «Gli tocca». Ministro, si spieghi. «Non è che il nome di Veltroni sia venuto fuori così. C’ è stato D’ Alema, che lo ha indicato, e poi subito dopo anche Fassino ha detto che era d’ accordo e poi, beh, c’ è stato Prodi, che ha approvato l’ intera operazione». Infatti, nel Partito democratico è già nato il gruppo dei rutelliani... «Sicuro che sia vero?». vero, ministro, mi sa che è proprio vero. «E allora lo trovo surreale. Già pensano a organizzare le correnti?». E aggiunga, signor ministro, che i Teodem, con Veltroni segretario del Pd, temono una deriva a sinistra... «Senta, scriva che io non ho chiuso la mia straordinaria esperienza con i Ds, che per me sono un pezzo di vita, per star qui a discutere di sigle, di cordate... Io, nel Pd, vorrei metterci idee nuove, e passioni, e speranze da condividere. In questo, ecco, mi è molto piaciuto il ragionamento di Bersani». Bersani si candiderà alle primarie? «Penso di no, credo di no... non lo so. Ma ci ho parlato e so che non è animato da voglie di protagonismo». Ne è sicura? «Sicurissima. Bersani chiede solo un confronto, un dibattito sui progetti». E la senatrice Anna Finocchiaro? C’ è rimasta male? «Male, scusi, per cosa?». Aveva lasciato il congresso di Firenze sentendosi una possibile candidata alla guida del Pd e adesso... «Guardi, a quanto ho letto, credo che anche Anna sia convinta di Veltroni». Dovete puntare su di lui. «Sì. Ma lui, poi, deve puntare sulla squadra». Fabrizio Roncone (27/6/2007)
ROMA - Mercoledì 9 maggio, Vercelli, uno scuolabus con 41 bambini di ritorno da una gita si ribalta (nella foto). Muoiono in due. L’ incidente è dovuto all’ incoscienza dell’ autista. La sera prima aveva fumato uno spinello. A poco più di un mese scattano le contromisure annunciate dal ministro della Salute, Livia Turco. Un decreto che obbliga i lavoratori con mansioni particolarmente rischiose per la sicurezza altrui a sottoporsi all’ analisi antidroga. Quando il provvedimento diventerà legge un guidatore di mezzi pubblici non potrà mettersi al volante senza aver dimostrato di non aver sniffato coca, consumato canne od essersi fatto di eroina. Coinvolti oltre ad autisti, chi deve maneggiare gas tossici, fuochi di artificio o esplosivi. E poi taxisti, piloti, controllori di volo e addetti al traffico ferroviario. I test verranno effettuati dai Sert, i servizi che si occupano di tossicodipendenza. I lavoratori verranno avvisati tre giorni prima e in caso di positività non perderanno il posto ma potranno essere assegnati ad altre mansioni. Il decreto è ora all’ esame dei ministeri di Lavoro e Previdenza Sociale, dovrà avere il via libera dalla conferenza Stato-Regioni. Gli assessori regionali hanno dato parere favorevole. Potrebbe completare il percorso entro agosto. E’ in pratica l’ applicazione della legge Iervolino-Vassalli che prevedeva un elenco di professioni a rischio se svolte in condizioni mentali e fisiche alterate dal consumo di sostanze stupefacenti. Favorevole Federsert. (9/5/2007)
I Nas contro la droga nelle scuole. Dopo la morte di Dario, lo studente 15enne di Paderno Dugnano accasciatosi in classe, e dopo l’ annuncio di controlli a tappeto da parte del ministro della sanità Livia Turco, ieri i carabinieri si sono recati in cinque istituti superiori. In uno di questi, il Gonzaga, hanno raccolto alcuni mozziconi di sigaretta sospetti: saranno analizzati in laboratorio per stabilire se contengono droga. Le visite dei Nas si sono svolte con grande discrezione. Uno, del resto, l’ obiettivo principale: evitare allarmismi tra gli studenti e gli insegnanti. I carabinieri si sono presentati in borghese e si sono diretti subito dai presidi. Eppure, nonostante tutte le precauzioni, la notizia dei blitz si è allargata rapida alle altre scuole cittadine. I presidi hanno collaborato e si sono messi a disposizione dei militari. E i diretti interessati? Gli studenti non si sono accorti di nulla. O quasi. In ogni modo: le divise delle forze dell’ ordine tra i banchi non sono cosa nuova. Nello stesso Gadda, l’ istituto tecnico dove si spense il 15enne - l’ autopsia ha escluso cause naturali e gli esami tossicologici hanno stabilito una presenza nei polmoni di cocaina -, la Guardia di finanza aveva fatto più d’ una comparsa. Era stato il preside a chiamare a inizio anno le fiamme gialle, allarmato dalle continue segnalazioni, soprattutto di genitori, sul consumo diffusissimo di stupefacenti. Talmente tanto che, hanno raccontato alcuni alunni, nella scuola c’ erano un corridoio denominato «corridoio del fumo» e, in un’ ala non utilizzata dell’ edificio, il «Purgatorio», sorta di spazio autogestito con «vedette agli angoli» e con un «listino prezzi». Vero o falso? Al Gadda proseguono gli accertamenti dei carabinieri, alla ricerca, tra l’ altro e soprattutto, di chi potrebbe aver girato a Dario la droga killer. Forse, era una sigaretta modificata con cocaina «crackata», tipologia di stupefacente che, spiegano gli inquirenti della Questura, «ha effetti letali». E proprio in seguito alla tragedia di Paderno Dugnano, Livia Turco aveva annunciato: «Ho chiesto al ministro dell’ Istruzione Giuseppe Fioroni di collaborare per inviare i Nas nei licei e negli istituti tecnici. utile dare il via a verifiche a tappeto in tutt’ Italia, anche per senso di responsabilità verso le famiglie: le aule devono poter essere considerate luoghi sicuri». Un’ uscita, quella della Turco, che aveva scatenato polemiche, anche all’ interno della maggioranza di governo. Fatto sta che il piano è partito. E a breve, secondo il ministero della Sanità, potrebbe estendersi all’ intero elenco delle scuole di Milano e provincia. I Nas si muoveranno sempre con discrezione, senza divisa, per non creare timori e ansia ed eventuali proteste. Le ultime statistiche sui ragazzini e la droga dicono che il primo tiro si fa a 12 anni e che degli studenti di medie e superiori uno su quattro fa uso di spinelli. Con una regolarità da tossicodipendente. * * * 1 *** LA TRAGEDIA Il 16 maggio Dario, uno studente 15enne, si accascia nella sua classe, all’ istituto tecnico Gadda di Paderno Dugnano. Muore poco dopo. Gli esami tossicologici: «Aveva cocaina nei polmoni» * * * 2 *** IL MINISTRO Contro il consumo dilagante di droga nelle scuole, scatta il piano del ministro della Salute Livia Turco: Nas nelle scuole. «Bisogna dare il via a verifiche a tappeto. Le scuole devono poter essere considerate luoghi sicuri» * * * 3 *** LE ISPEZIONI Ieri i primi controlli dei Nas, che hanno «visitato» cinque scuole di Milano. Le ispezioni, secondo il piano del ministro Livia Turco, dovrebbe continuare ed estendersi presto a tutti i licei e gli istituti di città e provincia (6/6/2007)
ROMA - Gli italiani hanno ripreso a fumare, come e più di prima. Almeno quei 12 milioni che sono schiavi della sigaretta. La legge Sirchia sul divieto di fumo nei luoghi pubblici ha solo frenato per un po’ , non più di un anno, l’ accanimento del fumatore ma già nel 2005 i consumi erano tornati a salire e nel 2006 si accende in media una sigaretta al giorno in più, 14 invece delle 13 del 2005. Si fuma sempre più precocemente, in alcuni casi addirittura prima dei 15 anni. Ecco perché il ministro della Salute Livia Turco ha proposto ieri, in occasione della giornata mondiale contro il fumo, di vietare la vendita di sigarette ai minorenni. E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano le ha inviato un messaggio di sostegno: «La lotta al fumo è tra le grandi priorità delle politiche della salute», sottolineando poi che «un’ azione di contrasto fondata unicamente sui divieti non basta». TUTTI I NUMERI - Più si fuma più si muore. Il cancro al polmone e le altre malattie dovute alle sigarette provocano ogni anno 80 mila morti, più della droga, dell’ alcol, dell’ Aids, degli incidenti sul lavoro, in percentuale il 14,2 per cento di tutti i decessi. La sigaretta, poi, uccide nella pancia della mamma un feto su 100 ed è tra le prime cause della sindrome della «morte in culla». «Il fumo è la droga che provoca più morti ed è sempre "tagliata" male - ha detto Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’ Osservatorio fumo, alcol e droga dell’ Iss -. Nelle sigarette ci sono sostanze micidiali, ammine aromatiche, benzene, piombo, cadmio e altre». SMETTERE - Togliersi il vizio è però molto difficile anche se lo vorrebbe l’ 80 per cento dei fumatori. Solo tre su dieci ci hanno provato almeno una volta, senza riuscirci. Il 26 per cento ha smesso per qualche mese, il 23 soltanto per qualche giorno, il 20 per qualche settimana, il 13 ha resistito qualche anno poi c’ è ricascato. A dire basta è stata soltanto una piccola minoranza, il 17,5 per cento. Il fatturato del mercato di sigarette ha raggiunto i 12 miliardi e mezzo di euro. Ma c’ è stata anche un’ impennata di stecche che arrivano dall’ estero, soprattutto dalla Slovenia (66 mila chilogrammi in più nel 2005) e di quelle acquistate su Internet a 2 euro e 50 a pacchetto. I MINORI - Dei 12 milioni di fumatori, un milione e 200 mila hanno tra i 15 e i 24 anni e ben 130 mila sono giovanissimi, tra i 15 e i 17 anni. Nel 26 per cento dei casi la prima sigaretta viene accesa addirittura prima dei 15 anni ed è proprio tra i 15 e i 18 che il rischio di diventare dipendenti è massimo, il 58 per cento comincia proprio allora. Il ministro della Salute Livia Turco vuole vietare la vendita di sigarette ai minori di 18 anni recependo così la Convenzione dell’ Oms sul controllo del tabacco, che è in esame alla Camera. Il ministro vuole accompagnare questa misura anche con l’ introduzione di una tessera che identifichi l’ età del compratore per chi si rifornisce ai distributori automatici. POLEMICHE - Un divieto «assolutamente inutile, oltre che pericoloso», ha protestato il Codacons. Critiche arrivano anche dalle parlamentari di Forza Italia Isabella Bertolini e Chiara Moroni, che accusano il ministro, «alfiere dello spinello libero», di «opportunismo ed ipocrisia» e di «atteggiamenti schizofrenici». Il ministro replica ricordando che si tratta di «un suggerimento importante che arriva dall’ Organizzazione mondiale della sanità: non lo dice una pazza». (1/6/2007)
ROMA - Tutti contro. La scuola e la politica si ribellano all’ idea del ministro della Salute Livia Turco. Ispezioni antidroga dei Nas negli istituti e nei licei? No grazie, dicono la maggior parte dei genitori. Non possiamo militarizzare la scuola, protestano i sindacati. Siamo per la prevenzione, proclamano i presidi. Gli studenti gridano «no alle criminalizzazioni». Il ministro dell’ Istruzione Fioroni ritiene che i suoi ispettori siano più utili dei Nas, ma non esclude l’ «aiuto» dei carabinieri. Il ministro della Solidarietà Ferrero è stupito della proposta della collega: «Mi pare che se il problema sia migliorare la prevenzione, questa idea dell’ intervento a tappeto mi sembra in contraddizione». A sinistra sono tutti contro: per Verdi, Rifondazione, Comunisti italiani la cosa non funziona, è repressiva e via dicendo. Qualche consenso solo nel centrodestra, a patto che il ministro Turco si penta delle sue idee sullo spinello. Ma ad una concentrazione di critiche da «codice rosso» cosa risponde il ministro della Salute? «Ho messo a disposizione dei presidi un’ opportunità: i Nas, i carabinieri della salute, per individuare le criticità da risolvere. Ma senza caccia alle streghe - dice -. Non serve proibire, ma dissuadere i giovani e far capire che ogni sostanza fa male. Se non vogliono utilizzare questa opportunità, pazienza». «Però qualcuno dovrebbe documentarsi - continua la Turco -. Chi parla di cani antidroga non sa cosa sono i Nas». Polemiche, inviti a «schiarirsi le idee» e qualche dichiarazione a favore: queste le reazioni da parte del mondo politico. «Presidiare militarmente le scuole non è un deterrente: lo dimostra l’ esperienza di chi quotidianamente e da molti anni agisce sul fronte della lotta alla droga», attacca la senatrice del Pdci Maria Pellegatta, vicepresidente della Commissione istruzione. «Il problema droghe nelle scuole non si risolve mandando i Nas nelle aule», affermano le senatrici Erminia Emprin e Giovanna Capelli, rispettivamente capogruppo del Prc nelle commissioni Sanità e Istruzione. «Esistono esperienze che dimostrano il contrario», replica la Turco. «Il governo deve schiarirsi le idee - è il commento ironico del presidente dell’ Udc Pier Ferdinando Casini -. Qualora ci fosse una svolta rigorista siamo disponibili a lavorare con il governo ma non è possibile un giorno elevare la soglia di cannabis consentita e il giorno dopo proporre le ispezioni nelle scuole». «Sono sempre d’ accordo con me stessa - ribatte il ministro -. Con l’ innalzamento della quantità ho voluto solo dire: mai e poi mai il carcere. Se poi mettere a disposizione i carabinieri è servito a dimostrare che non sono una spinellara, benissimo. Lo rifarei». Una voce fuori dal coro delle critiche è quella di Renzo Lusetti, membro dell’ esecutivo della Margherita: «Condivido la linea dura della Turco, ma non stanchiamoci mai di lavorare anche sulla prevenzione e l’ informazione, come suggerisce il ministro Giuseppe Fioroni». E dal ministero di viale Trastevere l’ annuncio di un piano per migliorare la prevenzione, senza escludere la repressione. «Nelle prossime settimane - annuncia Fioroni - elaboreremo ordinamenti a livello provinciale e regionale che prevedano anche l’ intervento delle forze dell’ ordine laddove dovesse rendersi necessario, ma anche per consigliare le istituzioni locali come collaborare con le scuole per la prevenzione dell’ uso di droghe e alcol». Informazione e prevenzione, innanzitutto. Ma non solo questo. «Dobbiamo creare le condizioni - spiega il viceministro Mariangela Bastico - per un forte patto tra scuole, famiglie, enti locali e rappresentanti delle forze dell’ ordine affinché, quando è necessario, alla richiesta di aiuto di una scuola segua una risposta efficace e tempestiva». il sondaggio *** su Corriere.itvoi sareste d’ accordo?* * * * 1 *** La proposta Inviare i Nas, carabinieri della Salute, nelle scuole superiori, licei e istituti tecnici, per fare ispezioni anti-droga * * * 2 *** La coerenza Secondo la Turco «depenalizzare il consumo di droghe leggere e mandare i Nas nelle scuole sono strategie coerenti» * * * 3 *** Gli spinelli «Criminalizzare lo spinello è sbagliato, bisogna essere contro tutte le droghe. Ma vanno distinte e la legge modificata» * * * FAVOREVOLI E CONTRARI Emma Bonino, ministro per le Politiche europee: «Non so cosa pensare. Mi sembra una proposta non so quanto meditata: mi pare probabilmente impraticabile, parole in libertà». Andrea Muccioli, responsabile della comunità di San Patrignano: «Si prende finalmente atto che un sacco di droga circola nelle scuole. Gli interventi che cercano di limitare questa piaga appartengono al campo della prevenzione, non certo a quello della repressione» *** Enrico Panini, segretario della Flc-Cgil: «Proposta sbagliata, il ministro deve preoccuparsi della prevenzione delle dipendenze anziché intervenire con una logica di emergenza» Vittorio Agnoletto, eurodeputato della Sinistra europea: «La Moratti col kit anti droga vuole trasformare i genitori in carabinieri, la Turco invia i carabinieri nelle classi. Sintesi del messaggio: "Ragazzi, evitate ogni dialogo coi genitori e con i professori"» (29/5/2007)
ROMA - S’ infuriano i giovani, protestano le donne, si dolgono (più o meno apertamente) esclusi eccellenti come Giovanna Melandri, Cacciari, Illy o Castagnetti, però Romano Prodi è contento e alle 11, come un padre che esce provato ma felice dalla sala parto, annuncia nell’ afa di piazza Santi Apostoli: « nato il Comitato 14 ottobre, siamo in 45, un terzo donne...». Cerimonia a porte chiuse, Marco Follini che arriva in anticipo e le trattative che si chiudono un secondo prima della conferenza stampa. «Lista definitiva» giura la troika Migliavacca, Soro e Barbi, salvo poi ammettere che «alcune personalità uliviste» varcheranno la soglia fuoritempo. stato Rutelli a chiedere «aria fresca», a far trapelare l’ insoddisfazione per aver tagliato fuori larga parte della società civile. Dove sono i consumatori, gli ambientalisti, i sindacati, il volontariato? «Dovremo essere di sostegno al governo», l’ ha poi messa in positivo il vicepremier. Attorno al tavolo ovale, Veltroni lancia l’ allarme. «Non possiamo dare l’ idea di star chiusi dentro una bolla di vetro», sprona il sindaco. L’ invito a rendere «politico» il comitato convince tutti, Bersani punta sul lavoro, Franceschini sulla sicurezza, Anna Finocchiaro avverte il rischio di un Pd «afasico» e chiede al gruppo dirigente «più entusiasmo». D’ Alema non apre bocca e Fassino torna a chiedere che non si arrivi al 14 ottobre senza preadesioni. «La Costituente non può essere precotta - spinge sulle liste personali Enrico Letta - Senza competizione sarebbe un partito di oligarchi». Nasce così, con lo psicodramma degli esclusi, la cabina di regia del Pd, che scriverà le regole per la Costituente. E poiché la sede designata è sotto sfratto, nasce al secondo piano e non al terzo dello storico palazzo ulivista. I big dei Ds e dei Dl ci sono tutti, o quasi, le liste dei partiti erano pronte già martedì sera, quando Prodi avrebbe dovuto annunciare i nomi e non l’ ha fatto. Mancava il sì di Lilli Gruber, che forse anche per l’ intempestività dell’ invito non è arrivato: «Non mi intendo di regole». Mancavano le donne e alcune sono spuntate all’ ultimo minuto: il premier ha pensato a Tullia Zevi nottetempo e Marina Magistrelli, il cui ingresso in quota Prodi ha fatto infuriare la Margherita, l’ ha saputo a conferenza stampa conclusa. Gli ultrà ulivisti di Gregorio Gitti hanno indicato Paola Caporossi, Letizia De Torre ha ottenuto uno scranno per i focolarini e Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, il diritto di tribuna per i buongustai. Ma resta fuori un’ ulivista storica come Giovanna Melandri, tanto amareggiata da rinviare ad altra data ogni commento. Chiti ha incassato bene e così Livia Turco, la quale giura di non sentirsi esclusa. Chi invece se l’ è presa e l’ ha messo elegantemente nero su bianco è il ministro superprodiano Giulio Santagata, che ha sì scelto di lasciar spazio ai cittadini ma sperava «che questo sforzo lo facessero anche gli altri». I partiti hanno privilegiato la nomenklatura, il solo Professore ha pescato dalla società civile e gli alleati hanno pure mugugnato: «Ha sprecato un’ occasione». L’ età media è 57 anni, i giovani Dl e Ds sono offesi e Arturo Parisi chiede il ricambio della dirigenza: « un comitato fatto di vecchi, diano almeno prova di saggezza». E il plenipotenziario prodiano Mario Barbi difende la scelta di ripescare Rovati: « un imprenditore generoso e di grande qualità, per noi l’ incidente Telecom è superato». (24/5/2007)
MILANO - Visite a pagamento per i primari solo dentro gli ospedali. Il Consiglio dei Ministri ieri ha approvato l’ atteso disegno di legge (Ddl) sull’ attività dei 100 mila medici ospedalieri italiani. All’ articolo 6 è ribadito con forza il rapporto di esclusiva tra chi è alla guida di un reparto e l’ istituto ospedaliero (in cambio di un’ indennità che ruota intorno ai 700/800 euro al mese in più in busta paga). Se il Ddl viene approvato dal Parlamento, cade di fatto l’ extramoenia, ossia la possibilità di curare in studi privati i pazienti disposti a pagare. Chi sceglie la libera professione fuori dall’ ospedale è destinato, dunque, a non poter più ricoprire il ruolo di primario. La possibilità di decidere tra le due opzioni è legata alla durata del contratto (di norma tra i 5 e i 7 anni). «Gli obiettivi della norma sono soprattutto due - spiega il ministro alla salute, Livia Turco -. Da un lato vogliamo assicurare la presenza costante dei medici all’ interno degli ospedali, con conseguente riduzione delle liste d’ attesa. Dall’ altro desideriamo garantire anche la possibilità di esercitare la professione a pagamento». Chi non dirige un reparto può scegliere, invece, tra rapporto esclusivo o non esclusivo alla scadenza del contratto (ogni tre/cinque anni). Ma non finisce qui. Le normative varate ieri dal governo disciplinano anche l’ intramoenia allargata. Oggi succede infatti che, per mancanza di spazi all’ interno degli ospedali, possano lavorare in ambulatori privati anche i medici che hanno scelto il rapporto di esclusiva. Il disegno di legge prevede che gli ambulatori fuori dalle mura ospedaliere possano essere utilizzati solo sotto lo stretto controllo delle Asl, con centri unici di prenotazione per le visite con il sistema sanitario nazionale e a pagamento. Non solo. Entro il 31 luglio 2008 le Regioni devono realizzare studi per le attività libero-professionali dentro l’ ospedale. Solo in assenza di locali, le strutture ospedaliere possono costruire, comperare o affittare ambulatori esterni: «Ma in questo caso - si legge nel Ddl - l’ attività a pagamento sarà gestita in modo diretto dall’ Asl». L’ Anaao, associazione dei medici dirigenti, non scioglie tutte le perplessità sul provvedimento: « necessario reperire risorse - dice - per rivalutare la professionalità dei primari». Dopo i gravi episodi degli ultimi giorni, sono stati inseriti nel Ddl anche tre articoli relativi alla sicurezza delle cure: in ogni ospedale deve esserci un’ équipe per la prevenzione degli errori. (12/5/2007)
MILANO - Dopo aver proposto di punire i consumatori di droga, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino (foto), parlando a Play Radio, rilancia: «Il ministro Livia Turco mi ha dato ragione, io vorrei però che per le sostanze considerate pericolose non ci fosse nessuna ipocrisia su dosi minime garantite, dosi che portano con sé tutta la catena criminale dello spaccio e inviano anche un messaggio profondamente sbagliato, cioè quello di dire: si può fare». (10/5/2007)
CASTELLANETA (Taranto) - Si indaga sulla morte degli otto pazienti dell’ unità coronarica dell’ ospedale di Castellaneta, di recente costruzione. L’ ipotesi di reato è omicidio colposo plurimo. I tubi e il collaudo. Con ogni probabilità i pazienti morti dopo il 20 aprile sono stati uccisi dal protossido di azoto erogato al posto dell’ ossigeno. Ma è sul collaudo che si appuntano le attenzioni degli inquirenti. L’ azienda. Ad avere certificato l’ impianto è stata la stessa azienda che lo ha realizzato, Ossitalia. I Nas hanno sequestrato tutti gli impianti realizzati dalla ditta negli ultimi due anni e il ministro Livia Turco ha inviato ispettori nella sede di Ossitalia, a Bitonto. Prodi. Se il presidente della Puglia, Nichi Vendola, chiede «punizioni esemplari», Romano Prodi dice: «Si dimentica la buona sanità che c’ è in tante parti del Paese. Fatti come questo non coprano il buono che c’ è». Alle pagine 2 e 3 Castaldo, De Bac, Mottola Piccolillo, Vulpio (6/5/2007)
ROMA - «Non ci trovo niente di scandaloso nel riconoscere ai transessuali maggiori attenzioni da parte del servizio pubblico. L’ intimità della persona va rispettata e, quindi, credo che il nostro sistema sanitario debba fare uno sforzo. E’ una questione di etica». Manderanno in estasi Luxuria le dichiarazioni di Livia Turco sull’ iniziativa preannunciata sul Corriere dal deputato di Rifondazione da poco riapparso in Parlamento con un naso rifatto: un disegno di legge che renda più accessibili, sul piano della rimborsabilità, gli interventi per transitare da un sesso all’ altro. Sarà pronto entro maggio. PARERE - Il ministro della Salute chiederà un parere al Consiglio Superiore di Sanità e al Comitato di bioetica. «Non mi sento di affermare che tutto ciò che riguarda il sesso vada considerato un diritto - aggiunge -. Credo però che il servizio ospedaliero debba prendersi carico di chi ha bisogno di armonizzare il corpo con la sua identità. Mi chiedo inoltre se sia giusto che a rilasciare le autorizzazioni per il cambiamento di genere debba essere un tribunale anziché un’ equipe medica». Il ministro è inoltre favorevole alla proposta di consentire ai transessuali la modifica del nome anche senza aver mutato connotati fisici: «Deve essere una libera scelta. Poter adeguare i documenti a quello che un individuo sente di essere nell’ intimo significa mantenere la propria integrità». Dunque, massima disponibilità ad affrontare il tema degli interventi chirurgici rimborsati a chi è nato in un corpo sbagliato. Luxuria quasi non ci crede: «Grande Livia - commenta entusiasta -. Mi rendo conto che in molte Regioni il bilancio della Sanità è in rosso. Noi però abbiamo bisogno di maggiore assistenza, ci deve essere permesso di realizzare l’ armonia tra fisico e spirito. Qui non si tratta di avere il lifting gratis e di rifarsi per apparire giovani e belli. Abbiamo diritto alla salute psicofisica». BISTURI - Il 20% dei circa 20 mila trans italiani sono «transitati» grazie al bisturi. L’ 80% invece convive con aspetto e attributi sessuali indesiderati perché non tutti possono operarsi privatamente, a caro prezzo. Il 90% dei transitati ha compiuto il passaggio da uomo a donna. L’ attuale sistema sanitario rimborsa alcune prestazioni chirurgiche ma solo per la correzione delle caratteristiche sessuali primarie (genitali). Di regola, sono escluse mastoplastica, rinoplastica elettrocoagulazione per la depilazione definitiva, trattamenti ormonali. La situazione è molto diversa nelle Regioni. Toscana ed Emilia Romagna sono le più evolute e aperte nei confronti di pazienti così speciali. Lo stesso avviene in altre realtà isolate, come il San Camillo di Roma e il Mauriziano di Torino. DONAZIONI - Al Policlinico Umberto I di Roma Nicolò Scuderi cerca di assecondare le necessità di chi vuole rettificare il sesso facendo rientrare nella rimborsabilità rinoplastica, correzione del pomo d’ Adamo o zigomi. Il chirurgo è in attesa del via libera per un protocollo senza precedenti. Un doppio passaggio maschio-femmina e femmina-maschio. Funzionerebbe così. L’ aspirante femmina dona l’ organo sessuale che viene trapiantato all’ aspirante uomo. Per Scuderi non è un azzardo: «Stiamo studiando i particolari tecnici. E’ una soluzione possibile». Le regole e i casi *** LA LEGGE In Italia, la legge che regola il cambio di sesso è la 164/82 I COSTI I Lea (Livelli essenziali di assistenza) prevedono che gli interventi di chirurgia estetica non siano rimborsati a meno che non abbiano fini terapeutici. Nel caso dei transessuali, dunque, gli interventi relativi ai caratteri sessuali secondari, considerati estetici, sono a carico dell’ interessato LE ECCEZIONI Regioni come Toscana ed Emilia Romagna rimborsano il dosaggio ormonale e altri interventi di adeguamento alla nuova identità sessuale I NUMERI I trans italiani sono circa 20 mila. Di questi, solo il 20% si sottopone all’ intervento per cambiare sesso. Gli altri rinunciano per i costi e le attese. Tra chi si opera, il 90% passa da maschio a femmina
Non si è pianto abbastanza dai Ds, c’ era da aspettarselo. Ha pianto poco Mussi, è un toscano tirrenico che si vergogna; pochissimo Fassino, piangeva assai di più al congresso di Pesaro, era novembre e l’ avevano eletto segretario; per niente Giovanna Melandri e sì che dopo la botta degli Europei di calcio i fotografi ci speravano; idem Livia Turco, non si fa più i pianti di una volta. Veltroni ha fatto una buona smorfia commossa mentre parlava, si sa che è bravo ma non poteva piangere così, a freddo. Perché se il futuro Partito democratico è per molti una fusione a freddo, quella di ieri è stata una scissione a freddo, con travagli personalpolitici già consumati, passioni contenute, niente strappi: i delegati sono rimasti nel parterre, D’ Alema e Mussi si rivedranno al governo, eccetera. Niente a che vedere con i pianti - dal segretario in giù - del congresso di Rimini, quando il Pci cambiò nome. A Firenze i dirigenti hanno versato poche lacrime sincere e doverose. Tra i militanti, hanno pianto varie signore, e alcune ragazze fassiniane inconsolabili causa scarsa laicità del nuovo partito. Forse bisogna aspettare la giornata finale, l’ emozione da scioglimento, per vederli così commossi da commuovere (e dare un ultimo segno di diversità postcomunista; piangeranno molto più di quelli della Margherita, ce la possono fare, ci contiamo). (21/4/2007)
ROMA - «Caro Celentano, sono con lei quando giustamente considera l’ uomo il vero responsabile di episodi come questo». Comincia così la lettera di risposta del ministro della Salute Livia Turco a quella, pubblicata sul Corriere della Sera di ieri, nella quale Adriano Celentano se la prende con i padroni dei cani «bestie più feroci delle loro bestie» e chiede espressamente al ministro di riscrivere le norme sul possesso di razze potenzialmente pericolose come i Rottweiler che hanno azzannato e ucciso Alessia, di soli 9 mesi. La lettera di Livia Turco, però, continua sterzando decisamente verso un’ altra direzione. Non condividendo il pessimismo di Celentano, il ministro scrive: «Ma voglio ancora credere che le persone che incrociamo anonime per strada, i nostri stessi vicini di casa con cui a malapena scambiamo qualche parola, quei nomi e cognomi scritti su un citofono su cui campeggia la scritta "quest’ area è difesa da cani da guardia non avvicinatevi", celino volti, cuori, pensieri e sentimenti come i nostri». A quella visione «buia, angosciosa, senza speranze della nostra società», il ministro prova a contrapporne «un’ altra, dove il vicino è amico, lo straniero è un gradito ospite e un possibile futuro concittadino e i cani, questi splendidi animali generosi e coraggiosi, solo grandi e insostituibili amici e compagni di vita». Quanto all’ ordinanza sulle razze pericolose approvata lo scorso dicembre - e basata, dice Livia Turco «sul presupposto che l’ amore e l’ attenzione per gli animali domestici non devono farci dimenticare che essi possono comunque avere comportamenti e reazioni non sempre prevedibili» - come tutte le norme, spiega il ministro, è «senz’ altro migliorabile». «Questa norma - ha spiegato il ministro - è nata con lo scopo primario di tutelare l’ incolumità delle persone da eventuali aggressioni dai cani e nello stesso tempo per tutelare i cani da comportamenti e scelte violente e incivili nei loro confronti da parte dei proprietari». Ma, ha aggiunto ancora Livia Turco, «resta comunque un’ azione provvisoria in attesa di una profonda revisione normativa su tutta la materia del rapporto tra uomo e animali domestici, alla quale stiamo già lavorando». Dunque ci sarà un ddl, già previsto dall’ ordinanza, che riscriverà tutta la materia. Probabilmente in maniera restrittiva. questo infatti che viene invocato da più parti: lo chiedono i medici veterinari, che sono per il patentino ai padroni e per le visite comportamentali ai cani. Lo chiedono le associazioni dei consumatori. Lo chiedono anche i politici, sia dalla maggioranza che dall’ opposizione. Anche se in modo diverso. I Verdi: Luana Zanella è firmataria, assieme a Grazia Francescato, di una proposta di legge che, spiega Francescato, «promuove il possesso responsabile dei cani». Un’ altra proposta di legge restrittiva è stata presentata da Margherita Boniver (Fi). (21/4/2007)
«Presto saranno autorizzate nuove liste di farmaci per permettere ai medici di utilizzare gli off label scientificamente efficaci (medicinali usati al di fuori delle indicazioni terapeutiche per le quali sono stati registrati, ma dagli indiscussi benefici per i malati, ndr)». Il ministro della Salute, Livia Turco, accoglie l’ appello dei medici di Milano lanciato sul Corriere della Sera. Lo fa con una promessa: «L’ elenco sarà definito entro le prossime settimane». Oncologi di spicco dell’ Istituto dei Tumori come Paolo Corradini e Emilio Bajetta, endocrinologi universitari come Antonio Pontiroli dell’ ospedale San Paolo, e infettivologi di fama come Mauro Moroni del Sacco, ieri sono scesi (di nuovo) in campo per chiedere al Ministero della Salute e all’ Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) di trovare con urgenza una soluzione al divieto d’ uso degli off label imposto dalla Finanziaria. All’ articolo 796 lettera z, la normativa entrata in vigore a gennaio blocca, infatti, l’ utilizzo diffuso e sistematico dei farmaci fuori etichetta. Questi medicinali al momento, comunque, possono essere utilizzati per singoli casi. Sottolinea il Ministero della Salute in un comunicato stampa diffuso ieri: «La Legge finanziaria ha limitato la possibilità di somministrare gli off label per evitarne un utilizzo a tappeto quando non ci sono prove sufficienti sui loro benefici e si possono verificare gravi effetti collaterali». Ma proprio i limiti imposti dalle nuove norme hanno scatenato dure proteste da parte dei medici. In caso di cancro, malattie infettive e problemi pediatrici i «fuori etichetta» sono considerati indispensabili per almeno un paziente su tre. Di qui la richiesta di rassicurazioni: «Oggi siamo in difficoltà nel curare i malati», hanno spiegato gli specialisti. Ora la risposta della Turco è destinata a rasserenare gli animi: «In attesa delle liste Aifa è possibile l’ impiego degli off label quando è giustificato dalle specifiche condizioni del singolo paziente - spiega il ministro -. Lo stesso vale per le patologie per le quali non ci sono farmaci regolarmente autorizzati». Il tempo stringe. Pesano i ritardi accumulati finora. In una lettera del 12 febbraio Livia Turco riconosceva la necessità di indicare rapidamente i medicinali fuori etichetta utilizzabili. «L’ Aifa deve procedere con urgenza - si legge nel documento inviato proprio all’ Agenzia del Farmaco -. necessario stilare elenchi con i farmaci autorizzati per non fare risentire alle terapie oncologiche, pediatriche e innovative gli effetti di una generalizzata sospensione degli off label». Il termine per la prima pubblicazione delle liste era fine febbraio. Un mese dopo si è mosso poco o nulla. «Quando si tratta di temi delicati riguardanti la salute di persone con gravi malattie è inaccettabile qualsiasi tipo di strumentalizzazione politica - risponde il ministro al Corriere -. Per casi specifici il ricorso agli off label è ancora possibile. E presto arriveranno nuovi chiarimenti». Lunedì in Aifa ci sarà una riunione sul tema, il 3 e 4 aprile saranno convocati a Roma i rappresentanti delle Regioni. Per la metà del mese prossimo si potranno conoscere, con ogni probabilità, le prime decisioni. C’ è da sperare che, questa volta, le scadenze vengano rispettate. sravizza@corriere.it * * * LA POLEMICA L’ APPELLO L’ allarme dei medici è sfociato in un appello al ministro della Salute, Livia Turco. «Abbiamo dato al ministero il tempo necessario per trovare una soluzione. Ma non si può più aspettare» L’ ALLARME Medici in rivolta contro una norma della Finanziaria che vieta di usare i farmaci al di fuori delle indicazioni riportate sul foglietto illustrativo. «Non possiamo più andare avanti, pazienti a rischio» *** I PAZIENTI L’ allarme dei medici riguarda soprattutto i disagi per i malati: «La situazione in cui ci troviamo è assurda. Il 30 per cento dei pazienti è in terapia con medicine vietate da questo governo» *** LA RIUNIONE Sul problema lunedì è in programma una riunione dell’ Aifa (Agenzia italiana per il farmaco). La Regione: quello dei medici è un discorso di buon senso, siamo pronti a varare una legge ad hoc (30/3/2007)
MILANO - «La lista è in fase di riorganizzazione, non possiamo accettare prenotazioni». Finita l’ era delle liste d’ attesa bloccate, messe fuori legge prima dall’ ex ministro Storace, poi dall’ attuale, Livia Turco, inizia quella del «computer bloccato», del «dottore che deve dare nuove disponibilità». A raccontarlo sono i pazienti, ad ascoltarli è Acn-Cittadinanzattiva: «Per nascondere il disservizio ed evitare di essere multati dalle Regioni, in molti ospedali gli appuntamenti non vengono presi», sostiene la presidente, Teresa Petrangolini. Cittadinanzattiva presenta domani al Parlamento europeo, per la Prima giornata europea del malato, il nuovo rapporto 2007 sui diritti (violati) del malato, sollecitando l’ adozione della Carta comune europea promossa nel 2002. L’ indagine è stata ripetuta a un anno di distanza, in 14 Paesi europei, sulle liste d’ attesa per 5 interventi chirurgici. Nulla è cambiato. In Italia si aspettava e si aspetta ancora anche 420 giorni per la prostata e 360 per la protesi all’ anca. Medie invariate pure negli altri Paesi. Il ministro Turco ha chiesto alle Regioni piani di contenimento dei tempi. «Sono arrivati tutti, la commissione li sta valutando, diventeranno attuativi a breve e partirà un monitoraggio», dicono dal ministero. Secondo l’ osservatorio del Tribunale del malato l’ aspetto positivo è che molte Asl hanno attivato i Centri unici di prenotazione. «Ma non basta - così Petrangolini -. E le regole non vengono rispettate: quando il pubblico non sta nei tempi massimi il paziente ha diritto a rivolgersi al privato pagando solo il ticket. Un diritto spesso negato». I tempi massimi erano e restano di 90 giorni per la colecisti, 420 per la prostata, 90 per la cataratta, 360 per l’ anca, 120 per il bypass coronarico. Con situazioni diverse. Al San Raffaele di Milano per un bypass bastano 10 giorni ma si arriva a 360 per colecisti e prostata. Al Sant’ Andrea di Roma bypass garantito in una settimana ma servono fino a 150 giorni per anca e cataratta. «Ci rendiamo conto che aspettare 5 mesi per l’ operazione all’ anca incide sulla qualità della vita. Ma la nostra è una struttura piccola», spiega Maria Paola Corradi, direttore sanitario. L’ ortopedia va al ralenti anche in Toscana, «la popolazione anziana aumenta e l’ offerta va potenziata», spiega l’ assessore Enrico Rossi: «Garantiamo già visite in 15 giorni e diagnostica in 30. E rimborso di 25 euro per chi non ottiene un appuntamento entro i tempi». A Padova puntano sulle priorità: «Chi prescrive l’ intervento stabilisce l’ urgenza, la struttura segue la sua indicazione», dice il direttore generale Adriano Cestrone. Federica Cavadini (28/3/2007)
ROMA - Il Tar del Lazio ha annullato il decreto Turco-Mastella sulla cannabis. Nel dispositivo i giudici della III sezione del Tar motivano la decisione di annullare il decreto dove le quantità massime di cannabis per uso personale, quindi non configurabili come dosi per lo spaccio, sono state innalzate da mezzo grammo a 1 grammo di principio attivo (da 20 a 40 spinelli). Chi viene sorpreso con una scorta inferiore non incorre in sanzioni penali, ma solo amministrative. Spiegano i giudici: «La motivazione dell’ atto, peraltro esclusivamente orientata nell’ ambito delle ragioni sanitarie, non spiega le ragioni delle scelte operate nè esse vengono adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti specifici sugli effetti dannosi delle sostanze». In particolare nel decreto, dopo aver constatato che i cannabinoidi sono sono diversi da altri stupefacenti, la scelta delle quantità viene «ancorata al minor potere di indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacità psicomotorie, senza considerare che è prevista un’ alta incidenza e intensità di effetti disabilitanti», cioè grave scadimento dell’ attività psicomotoria nell’ eseguire compiti complessi. Conclusione: «Il fattore moltiplicatore, da 20 a 40, non appare certo congruo, non sono stati valutati gli effetti deleteri sul piano della personalità dei giovani». Nel decidere le quantità, aggiunge il Tar, l’ interesse pubblico non è stato motivato. Ci si è mossi in base a discrezionalità politica. Questa sentenza, che dopo la sospensione del 15 marzo, annulla definitivamente il decreto firmato Livia Turco e Clemente Mastella apre nuovi scenari. Il dispositivo pubblicato ieri contiene infatti elementi che potrebbe accelerare la revisione della legge Fini-Giovanardi, dove droghe pesanti e leggere sono sullo stesso piano. Secondo il ministro della Salute quelle norme sono inapplicabili proprio alla luce delle conclusioni del tribunale amministrativo che ha bocciato tutte le tabelle sulla quantità massima di marijuana detenibili per uso personale. Contestate tutte le tabelle, anche le precedenti, uscite ad aprile, sotto Berlusconi. E questo costituirà per il governo Prodi uno sprone per rivedere rapidamente l’ impianto della legge sul consumo di stupefacenti, obiettivo già incluso tra le priorità del centrosinistra. Se ambedue le tabelle fossero annullate, si dovrebbe tornare al passato: il giudice decide caso per caso se si tratta di spaccio o consumo. Paolo Ferrero, ministro della solidarietà sociale, ha annunciato durante la trasmissione «Otto e mezzo» su La7 che il governo non ricorrerà al Consiglio di Stato ma annullerà il decreto precedente (il Berlusconi-Castelli). Il centrodestra continua però ad attaccare e nel considerare l’ iniziativa del Tar un atto dovuto e una sconfitta per l’ esecutivo di Prodi. ««Prendano atto della bocciatura e tornino indietro. La droga non può essere combattuta con diktat ideologici», esorta Giorgia Meloni, An. Carlo Giovanardi, Udc: «Le tabelle non hanno basi scientifiche. Le nostre invece furono stabilite dopo aver consultato una commissione di tecnici. Avallare il raddoppio degli spinelli è pericoloso». «Evitate di aprire un contenzioso», insiste Antonio Tajani, presidente degli europarlamentari di Fi. E Gabriella Carlucci: «Turco e Ferrero dovrebbero farsi un esame di coscienza. Il ricorso sarebbe vergognoso». (22/3/2007)
FIRENZE - Altri due medici sospesi dall’ attività, un’ altra bufera sulla sanità toscana già colpita duramente dall’ errore che ha portato al trapianto in tre pazienti di organi di una donna sieropositiva. Questa volta l’ errore è stato commesso a Pisa, dove nel pomeriggio del 14 febbraio, mentre all’ ospedale di Careggi si sta facendo il terzo intervento e si sta trapiantando un rene infetto a una donna di 51 anni, un campione di sangue dà segni di positività all’ Hiv. Troppo tardi per bloccare l’ operazione, ma sufficientemente presto per avvertire i medici e far scattare la terapia contro il virus dell’ Aids sia sulla donna sia sugli altri due trapiantati con organi infetti. Terapia che, secondo i virologi, poteva essere decisiva per arrestare l’ infezione. E invece i risultati, ripetuti e ricontrollati, sono rimasti inspiegabilmente bloccati per quasi tre giorni nei laboratori e poi spediti via fax, senza neppure una telefonata, nella tarda mattinata di sabato al secondo laboratorio per l’ ok definitivo. Che a quell’ ora, le 13.09, stava chiudendo e non aveva nessuno addetto a controllare i fax. Così, la telefonata di allarme è partita solo la mattina di lunedì, con gravissimo ritardo. DUE INCHIESTE - A fare luce sull’ accaduto due inchieste, la prima giudiziaria aperta dalla procura di Firenze che ieri mattina ha inviato a Pisa un team di investigatori, e un’ altra, amministrativa, avviata dalla direzione sanitaria. I responsabili dei due laboratori sono stati sospesi dall’ incarico. Sono i medici Giovanni Pellegrini, direttore del centro di analisi chimico-cliniche dell’ ospedale Cisanello e Ugo Baicchi, responsabile del centro trasfusionale del Santa Chiara, il secondo nosocomio pisano. «E’ un provvedimento cautelativo, le responsabilità devono essere ancora accertate - ha detto ieri Vairo Contini, direttore generale dell’ azienda ospedaliera - ma riteniamo che ci siano state violazioni delle procedure che adesso una commissione verificherà». Ministero e Regione hanno anche deciso di sospendere l’ attività dei due laboratori (solo nel settore dei trapianti) e quella della banca delle valvole cardiache, un segmento della rete di trapianti. I responsabili dei laboratori pisani negano di aver violato le procedure. «Le analisi del sangue per i trapianti dei tessuti, in questo caso valvole cardiache, non hanno una procedura d’ urgenza come quelle sugli organi - ha spiegato Giovanni Pellegrini - e abbiamo una settimana di tempo per trasmettere i dati a Firenze. Quando abbiamo visto il fax e letto i risultati, la mattina di lunedì 19 febbraio, abbiamo avvertito con una telefonata il Centro smistamento organi e tessuti e poi abbiamo inviato il fax con i risultati». LA RICOSTRUZIONE - I primi campioni di sangue inviati da Firenze arrivano al primo laboratorio, quello di Cisanello, il 13 febbraio, il giorno prima dei trapianti. Il laboratorio, come da protocollo, esegue le prime analisi di routine ma non quelle sui virus dell’ Aids e dell’ epatite dei quali si incarica il secondo laboratorio, quello del Santa Chiara. Se l’ analisi sull’ Aids fosse stata eseguita prima, forse i trapiantati a rischio potevano essere bloccati. Nel secondo laboratorio i campioni di sangue arrivano la mattina del 14 e, nonostante l’ esame (il Nat) abbia una durata di otto ore, si protraggono nell’ indifferenza assoluta sino alle 17 del 16, quando si ha la sicurezza assoluta (dopo i primi segnali di rischio) che il sangue è infetto. Nessuno però alza il telefono e dà l’ allarme. Anzi, il fax con i risultati viene spedito soltanto il giorno dopo. ESPERTI INTERNAZIONALI - Ieri, durante una conferenza stampa, l’ assessore Rossi ha annunciato un audit di esperti nazionali ed internazionali. Dovranno verificare tutte le procedure e i dati del nostro sistema e indicare eventuali punti di criticità. Il ministro della Salute Livia Turco ha convocato per la prossima settimana a Roma una riunione con tutte le Regioni e il Centro nazionale trapianti. Ordine del giorno la verifica dei sistemi di sicurezza e in generale della funzionalità della rete nazionale trapianti. (24/2/2007)
ROMA - «Che orrore», esclama d’ istinto Livia Turco nell’ apprendere che in Gran Bretagna potrebbero rendere lecita la vendita di ovuli con tanto di ricompensa alle rispettive proprietarie (250 sterline). «Parlo a nome di Livia - aggiunge -. Forse il ministro della Salute dovrebbe dire altre cose». E perché? Un ministro non è autorizzato ad esprimere orrore per una proposta che non condivide? «E allora lo dico anche come ministro. Sono nettamente contraria. Capisco le ragioni della scienza quando l’ obiettivo è trovare terapie per malattie che non ne hanno. Il fine però non giustifica i mezzi. E dover pagare una donna per raccogliere materiale da sperimentazione non mi piace per niente. Cerchiamo altre strade». Da che cosa nasce il suo raccapriccio? «Mi sembra sia una mercificazione, qui siamo oltre il dibattito sulla liceità di sperimentare o no sugli embrioni umani. Non c’ entra, è un altro livello di discussione. L’ incentivo a vendere ovaie introduce un elemento, la mercificazione del corpo umano, che mi spaventa. Credo che la società debba porre limiti, opporsi al commercio e alla manipolazione di parti del corpo umano. Per questo non firmerei per nessuna ragione al mondo un provvedimento non in linea con questo principio». La ricerca però ha bisogno di essere sostenuta. In fondo l’ ovulo è una cellula come tante altre, non è in gioco la vita come per l’ embrione. «Sono molto sensibile alle sorti della ricerca. In Italia ci stiamo muovendo nella direzione giusta incentivando quella sulle cellule staminali adulte, un campo ancora inesplorato e potenzialmente molto fertile». E’ favorevole alla sperimentazione su embrioni sovrannumerari, cioè non più destinati alla fecondazione di donne sterili? «Credo che occorrerebbe affrontare con minore ipocrisia il problema degli embrioni destinati alla distruzione. Forse è su questi che potrebbe essere applicata la ricerca. Se il loro destino è lasciarli deperire e buttarli via, allora è meglio utilizzarli a fin di bene». In Italia potrebbe concretizzarsi questa soluzione? «Significherebbe riprendere il dibattito sulla procreazione medicalmente assistita. Certo non potrei decidere io attraverso la modifica delle linee guida sulla legge 40, alla quale bisogna attenersi». Quale è il rischio di accettare la compravendita di ovuli? «Di abbassare la soglia etica della politica pubblica e di una società già molto mercificata, specialmente per quanto riguarda il corpo femminile. Alla luce di questo precedente tutto diventerebbe commercializzabile. Ci sarebbe un arretramento sul piano dei valori. E poi chi ci assicura che non sarebbero incentivate a vendere le donne più povere? L’ integrità della persona va difesa. E’ un tema sul quale la cultura femminile deve essere fermamente contraria. La padronanza del corpo va riaffermata». Un appello femminista? «Lungi da me, sarebbe antistorico. Reagisco con l’ istinto, con la stessa sensibilità femminile che mi fece reagire al disastro di Chernobil. A quei tempi ero responsabile delle donne del Pci». Che cosa c’ entra Chernobil? «Ieri come oggi reagisco ricordando che ci deve essere un limite al potere della scienza. La questione è la stessa. Dire no alla vendita di ovuli non significa ledere il principio dell’ autodeterminazione della donna nè mi sembra una grande libertà accettare di rendere violabile il proprio corpo, nelle sue parti più intime». (19/2/2007)
ROMA - una manovra di accerchiamento alle patologie croniche. Tumore, innanzitutto, e poi diabete, malattie cardiovascolari e dell’ apparato respiratorio, problemi di salute mentale. Complessivamente in Italia sono responsabili dell’ 86% dei decessi, assorbono il 77% delle spese sanitarie e sottraggono il 60% degli anni che potrebbero essere vissuti in buona salute. In comune hanno una serie di fattori di rischio. Fumo, obesità e sovrappeso, abuso di alcol, scarso consumo di frutta e verdura, sedentarietà e ancora colesterolo alto e ipertensione arteriosa. «GUADAGNARE SALUTE» - Mira a riportare sulla retta via bambini, adulti e anziani il piano strategico «Guadagnare salute» assunto ieri dal governo come impegno politico prioritario. Il progetto trasversale è sostenuto oltre che da Livia Turco, titolare della Salute, da altri 8 dicasteri. Gli effetti non saranno immediati. Si è partiti da una proiezione catastrofica. Se continua così tra 15-20 anni i soldi per la cura delle malattie croniche non basteranno più. SCUOLA E RISTORANTI - Previste una serie di iniziative concentriche per promuovere stili di vita corretti. Allattamento esclusivo al seno nei primi sei mesi di vita. E poi, frutta fresca nei distributori automatici di uffici, ospedali e scuole. A proposito di scuole, alle materie di studio se ne aggiunge una nuova: un’ ora a settimana si insegna la «buona salute». Novità anche per ristoranti e mense, dove arrivano menù alternativi «più sani». I produttori alimentari si sono impegnati a ridurre la quantità di grassi, sale e zucchero nei prodotti e ad abbassare il prezzo di frutta e verdura. Si insisterà sulla promozione dell’ attività fisica anche attraverso facilitazioni per realizzare palestre negli uffici. FUMO E ALCOL - L’ azione di contrasto al fumo è impostata sull’ addestramento dei medici di famiglia alla tecnica del «minimal advise», messaggio breve ma efficace per avviare verso la dissuefazione. Da potenziare l’ attività dei Centri antitabacco, particolare attenzione alle fasce di età 13-20 anni. Allo studio infine l’ ipotesi di rimborsare i farmaci anti fumo (sostitutivi della nicotina e bupropione). Il piano «Guadagniamo in salute» contiene una strategia contro l’ abuso di alcol, specie tra i giovani. L’ età legale per la somministrazione e la vendita potrebbe essere innalzata, considerato che solo Francia, Italia e Lussemburgo la mantengono a 16 anni per tutte le bevande. Previsto anche il bando di superalcolici in autostrada. REAZIONI - Commenti positivi da Paolo Bruni, presidente del Centro servizi ortofrutticoli: «Col progetto Fruit Nesk stiamo incentivando il consumo di pere, kiwi e pesche anche attraverso corsi nella scuola». La Cia, confederazione italiana agricoltori, condivide gli sforzi per rilanciare il modello di Dieta mediterranea. (17/2/2007)
La proprietà degli immobili del Policlinico Umberto I passa dal Demanio all’ universitá «La Sapienza». Il provvedimento, approvato ieri dal Consiglio dei ministri, è contenuto in un disegno di legge a carattere d’ urgenza con nuove norme sui policlinici. La decisione, tanto attesa dai vertici della Regione, dà di fatto il via libera alla ristrutturazione dell’ ospedale al centro di polemiche e inchieste. «Con il disegno di legge potranno partire i lavori di ristrutturazione dell’ Umberto I impiegando i 200 milioni di euro già stanziati - spiega il ministro della Salute, Livia Turco, al termine del Consiglio dei ministri, affiancata dal collega dell’ Universitá, Fabio Mussi -. pronto un progetto che deve essere deliberato dalla giunta Marrazzo (3/2/2007)
COSENZA - Il cuore di Federica Monteleone si è fermato nel momento in cui i suoi compagni di classe facevano ingresso all’ ospedale dell’ Annunziata di Cosenza. Erano venuti in pullman da Vibo, accompagnati dal preside e da un’ insegnante, per farle sentire la loro vicinanza, seppure per qualche attimo. E le avevano portato persino un regalo che nessuno, dopo il dramma, ha voluto mostrare. stato il papà di Federica a dare la notizia: «Federica non ce l’ ha fatta, sono sorte complicazioni, il suo encefalogramma è piatto». La ragazza, sedici anni, era entrata in coma una settimana fa, dopo un blackout in sala operatoria nel corso di un intervento di appendicectomia, all’ ospedale «Jazzolino» di Vibo Valentia. Adesso rimane un’ inchiesta. La giustizia dovrà accertare perché in Calabria si muore anche per un banale intervento di appendicectomia. «Abbiamo conosciuto una famiglia straordinaria e generosa, con una grande dignità che chiede giustizia e io, assieme all’ assessore regionale alla Sanità Doris Lo Moro, andrò alla ricerca della verità» ha detto il ministro della Salute Livia Turco, dopo aver fatto visita ai genitori della ragazza. «Dobbiamo partire da questa vicenda - ha proseguito il ministro - per avviare l’ opera di risanamento della sanità in Calabria». Nei giorni scorsi gli ispettori del ministero della Salute hanno sequestrato una serie di documenti e ascoltato i vertici dell’ azienda ospedaliera di Vibo. I genitori della ragazza hanno deciso di donare gli organi. La procedura di espianto avverrà questa mattina, in contemporanea con l’ attività del medico legale Pierantonio Ricci, dell’ università di Catanzaro, che effettuerà sul corpo della ragazza l’ autopsia disposta dalla procura di Vibo. Il procuratore, Alfredo Laudonio, venerdì scorso aveva iscritto nel registro degli indagati con l’ accusa di lesioni personali colpose l’ anestesista Francesco Costa (già interrogato) e il tecnico di rianimazione Mario Silvestri (che sarà sentito lunedì). Ora, dopo la morte di Federica, l’ ipotesi accusatoria per i due potrebbe diventare omicidio colposo. Sono ancora tante le cose da chiarire sulla vicenda. Bisogna accertare se si è trattato di un errore tecnico o umano. Capire perché la spina del respiratore automatico è stata inserita in una presa normale e non in quella di continuità. E poi che cosa ha causato il blackout (nello stesso giorno l’ energia elettrica è mancata anche nel corso di un altro intervento, nel reparto di oculistica). Tra le ipotesi c’ è quella di un blocco dell’ energia elettrica provocato dai lavori di ristrutturazione in corso all’ interno della struttura ospedaliera. La procura della Repubblica di Vibo ha fatto sapere che tutte le attrezzature presenti nella sala operatoria durante l’ intervento su Federica erano funzionanti. Inoltre, come afferma l’ avvocato Michele Pannia, legale dell’ anestesista indagato, l’ intervento di appendicectomia su Federica è stato seguito da uno zio della ragazza, il dottor Pasquale Ventrice, primario urologo in pensione. L’ avvocato della famiglia Monteleone, Enzo Cantafio, aveva chiesto però il sequestro della sala operatoria e dell’ apparecchio di rianimazione. Non è avvenuto: nella stessa sala, due giorni dopo la disgrazia, sono nati due bimbi. * * * La tragedia e l’ inchiesta IL BLACKOUT Federica, 16 anni, viene operata a Vibo Valentia il 19 gennaio per una appendicite. Durante l’ operazione c’ è un blackout: via la corrente per 12 minuti LE CONSEGUENZE La paziente viene ventilata manualmente ma non basta. Entra in coma. Ieri è morta e restano tante le cose da chiarire: si è trattato di un errore tecnico o umano? Perché la spina del respiratore automatico è stata inserita in una presa normale e non in quella di continuità? E che cosa ha causato il blackout?
Macri’ Carlo
Il ministro della Salute Livia Turco ha scelto un nuovo consulente con «delega alla salute mentale» che è primario psichiatra a Frascati e si chiama Marco D’ Alema. «Test d’ intelligenza: chi è il fratello?», scrive Denise Pardo sul settimanale Panorama di oggi. «Il dna è quello e Turco è felice». (26/1/2007).