Corriere della Sera 1/8/2007, 1 agosto 2007
ARTICOLI SULLA DECISIONE ONU DI INVIARE UNA FORZA DI PACE NEL DARFUR (TUTTI DEL 1/8/2007)
CORRIERE DELLA SERA
ALESSIA RASTELLI
Una forza internazionale di pace raggiungerà entro ottobre il Darfur per proteggere i civili e fermare la violenza (oltre 2,5 milioni di sfollati e 200 mila vittime in quattro anni) della guerra civile. Dopo mesi di trattative e incontri diplomatici, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato ieri sera all’unanimità una risoluzione che prevede l’invio nella regione occidentale del Sudan di un contingente di 26 mila uomini. Truppe in missione «ibrida», sotto il controllo congiunto delle Nazioni Unite e dell’Unione africana.
Decisiva è stata la posizione favorevole della Cina, membro del Consiglio con diritto di veto, presidente di turno e Paese amico del Sudan, da cui acquista il 60% del petrolio prodotto. Finora, infatti, il governo africano si era opposto ad accogliere le forze di pace nel suo territorio in nome della sovranità nazionale.
L’ultima stesura della risoluzione, però, presentata inizialmente da Francia e Gran Bretagna (e poi dall’Italia, membro non permanente del Consiglio di sicurezza per il biennio 2007-08) ha trovato d’accordo Khartoum. E quindi, Pechino. Tra le novità del testo approvato, la cancellazione dei riferimenti alle milizie dei janjawid, i cosiddetti «diavoli a cavallo», arabi filo-governativi ritenuti i principali responsabili dei massacri. Scomparse anche le minacce di sanzioni al Sudan, sebbene subito dopo il voto l’ambasciatore americano all’Onu, Zalmay Khalilzad, abbia minacciato nuove misure «unilaterali e multilaterali » se Khartoum non rispetterà la risoluzione.
L’intesa tra i quindici Paesi membri è stata raggiunta ieri mattina all’alba (la tarda serata di lunedì negli Usa), poche ore dopo l’incontro a Camp David tra il premier britannico Gordon Brown e il presidente americano George W. Bush. Un colloquio a cui ne era seguito un altro, a New York, con il segretario generale Ban Ki-moon. «Il Darfur è la più grande catastrofe umanitaria del momento», aveva ribadito in questa occasione Brown. Ieri sera, poi, il voto del Consiglio.
Più in dettaglio, la risoluzione (la numero 1.769) prevede che a «Unamid» (questo il nome della missione) partecipino 19.555 militari, 360 osservatori e 6.432 agenti di polizia, in arrivo entro ottobre e operativi per la fine dell’anno. Si tratta della più imponente operazione di pace dell’Onu (2 miliardi di dollari all’anno il costo previsto) e assorbirà anche i 7 mila soldati dell’Unione africana già presenti nella regione. A questi ultimi si aggiungerà una componente civile di 3.722 uomini e donne. Tra loro, medici e ingegneri dovrebbero arrivare soprattutto da Pakistan e Cina. Per quanto riguarda l’impegno militare, invece, Ghana, Senegal, Kenya e Benin dovrebbero raddoppiare i contingenti già presenti nella regione, 6 mila nuovi soldati sono attesi da Egitto e Nigeria e non si esclude la partecipazione di Paesi non africani. Sulla base del capitolo 7 della Carta Onu, le truppe potranno usare la forza solo per la difesa personale e per proteggere i civili da eventuali attacchi.
« un’operazione storica e senza precedenti », sono state le prime parole dopo il voto del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. Soddisfatto anche l’ambasciatore italiano al Palazzo di Vetro, Marcello Spatafora, che ha espresso la speranza di uno sforzo anche sul fronte diplomatico e umanitario: «E l’inizio, non la conclusione, di un nuovo impegno della comunità internazionale».
***
Nel 2003 ribelli locali colpiscono obiettivi governativi.
E i janjawid cominciano ad attaccare la popolazione africana
• ACCO•DO
Nel 2006 il governo firma un accordo di pace con una fazione dei ribelli e si impegna a disarmare i janjawid che però continuano a colpire