Ansa 31/7/2007, 31 luglio 2007
CORTE CONTI: 50 ANNI DI ENTI INUTILI, NE RESTANO ANCORA 110
ROMA - Si tenta di chiuderli dal 1956, ma ne restano in piedi ancora 110. Sono gli enti inutili, fonte di spesa per le casse pubbliche, sul cui iter di liquidazione ha acceso un faro la Corte dei Conti. La magistratura contabile ha infatti svolto una documentata relazione su cinquant’anni di storia della liquidazione degli enti pubblici, valutando "procedure e risultati di queste complesse, ma anche lunghissime, operazioni". Dalla ricognizione è emerso che le procedure di liquidazione andate a buon fine hanno portato entrate in favore del bilancio statale per circa 1 milione e 35mila euro, di cui 122mila derivanti dalla vendita degli immobili; che 732 tra enti e gestioni pubbliche sono stati chiusi; che è stato soppresso anche l’ufficio che, presso la Ragioneria generale dello Stato, si occupava della liquidazione degli enti con il trasferimento di tutte le operazioni alla Fintecna. Molto, dunque, è stato fatto, ma nonostante tutto al 31 dicembre 2006 gli enti superstiti erano 110 e tra questi anche "alcuni di rilievo".
Si va dall’Inam (Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie) all’Enaoli (Ente nazionale assistenza orfani dei lavoratori italiani), dall’Onmi (Opera nazionale maternità e infanzia) alla Gescal (Gestione case lavoratori), fino all’Enalc (Ente nazionale addestramento lavoratori del commercio). Si tratta, spiega la Corte, di enti le cui procedure di liquidazione iniziarono negli anni Settanta con le riforme della sanità e del parastato e con l’istituzione delle regioni a statuto ordinario. Tra le cause di questa situazione, la magistratura contabile individua le incertezze normative, con un susseguirsi di leggi che hanno continuamente modificato le modalità di individuazione e gestione degli enti da liquidare. Ma anche la mancanza di semplificazioni procedurali che potrebbero facilitare le cose, dal momento che una liquidazione si può chiudere solo dopo che sia stata risolta ogni sia pur piccola questione o vertenza, posizioni previdenziali, questioni di inquadramento del personale, vicende immobiliari: basti pensare che a fine anno era ancora in piedi un contenzioso di circa 20 mila pratiche di ogni genere.
C’é poi da considerare la mancata informatizzazione delle procedure, che ha complicato la conoscenza dei dati: personale preso in carico e transitato in altri enti, unità immobiliari gestite, situazione aggiornata e completa dei trasferimento finanziari al bilancio dello Stato, monitoraggio del contenzioso. Ne è conseguito che il passaggio delle ’gestioni liquidatorie’ alla società Fintecna è, per il momento, avvenuto con una presa in consegna con riserva, "dovendosi ancora procedere alla valutazione patrimoniale degli enti rimasti da liquidare. Questo - conclude la Corte - può avere riflessi anche sulla attuazione della norma della legge finanziaria per il 2007 che impone a Fintecna di acquistare entro il 2007 immobili degli enti pubblici tuttora da liquidare per non meno di 180 milioni di euro". La magistratura contabile, infine, calcola che dal 2000 l’Ispettorato generale liquidazione enti disciolti è costato complessivamente 99.581 euro, con una graduale riduzione di spesa e di personale, passato da 224 a 85 unità a fine 2006. Dal primo gennaio di quest’anno l’intero ufficio è stato soppresso, ma parte del personale continuerà a svolgere le stesse funzioni alle dipendenze di un altro Ispettorato dello stesso ministero dell’economia e delle finanze.