Corriere della Sera 29/07/2007, pag.14 Simona Ravizza, 29 luglio 2007
Trentenne, single, laureato Ecco l’identikit di chi sniffa. Corriere della Sera 29 luglio 2007. MILANO – Il nuovo cocainomane oggi è il cosiddetto C
Trentenne, single, laureato Ecco l’identikit di chi sniffa. Corriere della Sera 29 luglio 2007. MILANO – Il nuovo cocainomane oggi è il cosiddetto C.I., il «consumatore integrato». Giovane rampante, soprattutto tra i 30 e i 34 anni, single, un titolo di laurea nel cassetto e fino a mille euro al mese per comprare la cocaina, che è in grado di assumere senza compromettere attività professionale e vita sessual-affettiva. L’identikit è tracciato dal centro di trattamento specializzato per il consumatore di cocaina ContrAddiction di Milano che scatta per la prima volta la fotografia del target di pazienti in cura per problemi di tossicodipendenza. Il progetto è stato finanziato dall’Asl con i soldi del Fondo nazionale lotta alla droga. Normalità. La parola chiave è questa. Il dossier sull’attività dell’ultimo anno di ContrAddiction mostra un profilo social-demografico di cocainomane fuori dagli schemi. Il luogo comune che identifica il tossicodipendente in un emarginato sociale o, all’estremo opposto, in un personaggio da jet set viene abbattuto. Sotto i riflettori sono messi liberi professionisti in carriera, senza vincoli matrimoniali, abituati a sniffare due/tre volte la settimana. Il 69% mischia la cocaina con l’hashish, ma non mancano le anfetamine (8,8%), gli allucinogeni (4,4%) e gli psicofarmaci (2,2%). Del resto, come mostrano gli ultimi fatti di cronaca, i cocktail da sballo fanno ormai tendenza. Uno su dieci fa anche uso di alcol. La spesa sostenuta per acquistare la droga va dai 100 euro (per il 30%), ai 500 (per il 41%), fino ai 1000 e più (per il 15%). I soldi, certo, non sono un problema: 56 consumatori su cento hanno un lavoro autonomo (medico, avvocato, manager), gli altri sono per lo più impiegati. La loro fedina penale è pulita nell’87% dei casi. Nessuno è risultato positivo al test dell’Hiv, nonostante i comportamenti a rischio sia per l’abuso di sostanze stupefacenti sia per i rapporti sessuali promiscui. Il fenomeno è così diffuso da aver fatto nascere a Milano negli ultimi due/tre anni terapie sperimentali mirate. L’obiettivo dei programmi di recupero è fare uscire dalla dipendenza – prima che sia troppo tardi – «i consumatori problematici di cocaina senza problemi gravi sul piano sociale, lavorativo, psichiatrico e fisico». Un target in rapida crescita che spesso sfugge ai servizi assistenziali pubblici per la paura di farsi riconoscere. Cento i casi analizzati. I motivi che spingono a sniffare? «La cocaina è una sostanza stimolante consumata per tenere testa sia agli impegni lavorativi sia alle attività di svago portate all’eccesso – spiega Adelmo Fiocchi, psicoterapeuta di ContrAddiction ”. Dopo l’happy hour si prosegue la serata con cena, discoteca e after hour fino all’alba. Il tutto accompagnato da esperienze sessuali trasgressive. Le sniffate vengono considerate indispensabili per presentarsi in forma la mattina in ufficio». ContrAddiction èungioco di parole che, tradotto, vuol dire: contro l’uso di sostanze stupefacenti per stare meglio. Per aiutare i giovani rampanti della Milano dalle 10 mila dosi di cocaina al giorno gli psicoterapeuti puntano su colloqui individuali, familiari e di gruppo (sul tipo degli alcolisti anonimi). Sei i mesi di terapia gratuita. Spesso accompagnata anche da farmaci antidepressivi. «I pazienti bussano alla porta quando capiscono di avere perso il controllo – osserva Fiocchi ”. Per essere sempre al massimo non possono più fare a meno di consumare cocaina. Dopo avere sottovalutato per anni i pericoli della droga, rischiano di ridursi in uno stato di down perenne». La sfida è riuscire a fargli capire che per essere uomini (e donne) di successo non serve ricorrere agli stupefacenti: «Ma arrivare a riconoscere i propri limiti è un cammino lungo e difficile – rileva Fiocchi ”. Vuol dire riuscire davvero a scommettere su se stessi. Senza contare su nient’altro ». Riccardo Gatti, tossicologo dell’Asl, usa ripetere: «A Milano la cocaina è diventata il doping quotidiano». Simona Ravizza