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 2007  luglio 28 Sabato calendario

Il circo delle primarie. Corriere della Sera 28 luglio 2007. Qualche mese fa avevo chiesto disco verde alla direzione di questo giornale per un eventuale mio articolo dedicato al costruendo Partito democratico, un articolo di cui avevo in testa solo il titolo: «Risparmiatecelo »

Il circo delle primarie. Corriere della Sera 28 luglio 2007. Qualche mese fa avevo chiesto disco verde alla direzione di questo giornale per un eventuale mio articolo dedicato al costruendo Partito democratico, un articolo di cui avevo in testa solo il titolo: «Risparmiatecelo ». Ero infatti esasperato dal processo, labile e oltranzista insieme, di formazione di un partito senza sostanza e senza identità: senza brand, perché il termine «democratico» è il più a-specifico che si conosca; senza ideologia visto che non basta proclamare l’unione della cultura ex comunista con quella cattolica; senza programma, visto che il suo «manifesto» fondativo è di una genericità deprimente; senza ipotesi di rete organizzativa (mai una parola sulla forma-partito cui ci si vuole ispirare); senza blocco sociale di riferimento, un aggancio cioè alla composizione sociale italiana; senza regole di funzionamento certe (come si constata in questi giorni a proposito della candidatura Pannella). Un partito «dei tanti senza» mi sembrava una cosa di cui si può fare anche a meno. Di fronte alla mia richiesta la direzione del Corriere, che pure aveva espresso totale favore alla nascita del nuovo partito, mi autorizzò l’esternazione, ma fui io a trattenermi, un po’ per «non fare il pierino», un po’ perché speravo che l’unica vera scelta allora espressa (il nuovo partito nascerà dalle primarie) avrebbe potuto provocare una forte liberazione di energie e una conseguente collettiva spinta propulsiva. Sono arrivate le primarie e in me ritorna spontanea (devo esser malato) l’implorazione a essere risparmiati. Lo spettacolo è infatti così bizzarro, da non poter esser sicuri se esse saranno falsate (dal moltiplicarsi delle provocazioni di vari personaggi); o se saranno false cioè alla fine, per scelta o per obbligo, plebiscitarie come quelle tentate in precedenza; o se saranno addirittura inutili, visto che la contrapposizione personalistica che le legittima potrebbe non essere così centrale nella dinamica politica del prossimo futuro. Perché allora è certo che le primarie si faranno e si avvieranno con esse le magnifiche sorti del Partito democratico? La risposta è semplice: perché si tratta di due grandi produttori di eventi, e di eventi a forte impatto mediatico, a forte consumo d’opinione collettiva, a forte potere politico di chi controlla la comunicazione di massa. Non arrivo a dire che primarie e Partito democratico producono potere di altri. Ma certo colpisce che il potere di muovere la politica e i suoi uomini sia oggi riservato solo a coloro che riescono ad appartenere (per pochi giorni fiammeggianti o per lungo vincolo professionale) alla società di coloro che fanno eventi, coltivano di molteplici retroscena, fanno cioè «congrega dell’evento». Si tratti di giornalisti, politici, magistrati, sindacalisti, intellettuali- opinionisti o moralistici uomini di spettacolo. E così un politico serio come Fassino la sua recente botta di malumore finisce per esprimerla come protagonista della citata congrega dell’evento più che come militante di un’appartenenza partitica. Per questo la richiesta di pietà civile del «risparmiateci» è rivolta essenzialmente ai gestori della nostra comunicazione di massa. E’ troppo tardi per proporre verifiche di verità sulle primarie e sul Partito democratico, ma il segnale valga per un futuro di più attenta coscienza dei limiti naturali del proprio potere. GIUSEPPE DE RITA