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 2007  luglio 28 Sabato calendario

Conco, un paese in guerra Le donne contro Bocca di Rosa «I nostri mariti sono sempre lì». Corriere della Sera 28 luglio 2007

Conco, un paese in guerra Le donne contro Bocca di Rosa «I nostri mariti sono sempre lì». Corriere della Sera 28 luglio 2007. CONCO (Vicenza) – «Maresciallo, sono preoccupata. Mio marito va in quel posto là, quel luogo di perdizione... mi aiuti lei». La prima confidenza al comandante della stazione di Conco, sull’Altipiano di Asiago, è arrivata alcuni mesi fa. Poi un secondo caso. Il comandante viene di nuovo avvicinato per strada. E un’altra moglie inviperita, stavolta per le spese esagerate del marito: «Gli ho spiato la carta di credito, ha speso in un colpo solo 400 euro di consumazioni in quel posto. Sono anche andata a vedere. Possibile? Ma che combinano là dentro?». La terza donna ha i capelli dritti dalla rabbia: «Il mio compagno ha buttato via 10.000 euro in un solo anno in quel locale, stiamo andando in rovina per colpa di quella...». La processione delle lamentele è lunga. Il tono è sempre lo stesso: «Ma insomma, maresciallo... i nostri mariti il venerdì e il sabato spariscono, e vanno sempre là. Quella ce li sta portando via». «Quel posto là» si chiama Mirage. All’ingresso c’è scritto «circolo ricreativo», e di «ricreativo» ha soprattutto il privè. Sta dietro il bar «Da Peppino», dove si fermano i camionisti della zona a pesare il loro carico di marmo da cava. «Quella», invece, è la Bocca di Rosa versione africana (di nome fa Grace Alele Funke, ha 40 anni ed è nigeriana), una che quando è arrivata «tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario». In un paesino di 2.000 anime, quattro bar e una manciata di negozi, c’era da aspettarsi che, come la Bocca di Rosa di Fabrizio de Andrè, Grace si tirasse addosso «l’ira funesta» delle «comari» a cui «aveva sottratto l’osso». E le comari, correndo dal maresciallo volevano proprio quello: punire il «furto d’amore», alla De Andrè, appunto. Solo che per Grace, quando sono arrivati «quattro gendarmi con i pennacchi» non c’era il cartello giallo con la scritta nera che diceva «Addio Bocca di Rosa, con te se ne parte la primavera». Nessun treno alla stazione, solo manette e l’accusa di sfruttamento della prostituzione. Più una schiera di uomini che nega di aver mai messo piede là dentro, con mogli che si affrettano a precisare: «Mio marito non c’entra ». Anche il sindaco, Roberto Trotto di quel posto dice: «Non immaginavo niente di simile». Il night, ora chiuso, si trova (coincidenza) in località Bocchetta Galgi di Conco. Era nato quattro anni fa, e piano piano, grazie anche a un ricambio continuo di ragazze che ci lavoravano (nigeriane, ma anche italiane e francesi), aveva ingranato col giro. Arrivavano da tutto l’Altopiano per divertirsi là dentro, angolo spartano con privacy zero e con divanetti uno attaccato all’altro, divisi solo da semplici separè. Un po’ più nascosti solo un paio di materassi di fortuna. Tutti là, per il dopo lap-dance. Impiegati, operai, pensionai. Sposati e non. E tutti, identificati dai carabinieri: sono stati ascoltati per spiegare come funzionavano le cose nel locale e la loro unica preoccupazione è stata mantenere la massima discrezione. Le tariffe, hanno spiegato, non erano proprio a buon mercato: 500 euro per una notte di sesso, tra i cento e i duecento se ci si accontentava di un’ora, settanta per una mezz’ora, sui divanetti. Quanto basta per prosciugare carte di credito a suon di «consumazioni », come diceva la ricevuta fiscale. A chi non pagava Grace lanciava la sua macumba, una maledizione. Ne aveva pronta una anche per i carabinieri che sono andati a prenderla. E di sicuro un’altra: per le «comari». Cristina Marrone