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 2007  luglio 28 Sabato calendario

Olimpiadi, Spielberg minaccia il boicottaggio. Corriere della Sera 28 luglio 2007. PECHINO – La parola che nessuno vuole udire, in Cina, è «Darfur»

Olimpiadi, Spielberg minaccia il boicottaggio. Corriere della Sera 28 luglio 2007. PECHINO – La parola che nessuno vuole udire, in Cina, è «Darfur». Non tanto per insensibilità verso la sofferenza delle popolazioni perseguitate dalle milizie governative. Quanto perché sta assumendo il significato – temuto quanto una catastrofe – di boicottaggio olimpico. Ieri, il regista Steven Spielberg ha annunciato l’intenzione di ripensare la sua collaborazione artistica per i Giochi del 2008 se Pechino non assumerà una posizione più decisa con il Sudan riguardo il problema della regione devastata dalle milizie arabe (gli ormai tristemente noti «janjaweed»). «Steven deciderà nelle prossime settimane riguardo al suo lavoro coi cinesi. Il nostro interesse principale è porre fine al genocidio. Nessuno sa quale sia il modo migliore per farlo », ha detto il portavoce del regista, Andy Spahn, secondo il sito della Tv americana AbcNews. La reazione è stata durissima. Il governo cinese, attraverso le parole di Liu Guijin, inviato speciale per il Darfur, ha difeso la sua politica e ha accusato «coloro che vogliono collegare il Darfur con i Giochi Olimpici di non capire la realtà» e di essere «impregnati di una vecchia ideologia da Guerra Fredda ». Il rappresentante di Pechino si è tolto più di un sassolino dalla scarpa parlando con il China Daily, giornale in lingua inglese utilizzato per recapitare messaggi all’estero velocemente. «Queste persone – ha dichiarato ancora Liu – distorcono la posizione di Pechino e rifiutano di riconoscere il ruolo costruttivo interpretato dalla Cina». Pechino è il maggior partner commerciale del Sudan. Il Paese africano fornisce al gigante orientale gran parte del suo fabbisogno (in crescita costante) di greggio. In passato, la Cina, uno delle cinque potenze con diritto di veto all’Onu, ha sempre bloccato, su richiesta di Khartoum, ogni iniziativa proposta dagli occidentali per inviare una forza di pace nel Darfur. Mentre le diplomazie hanno continuato a trattare per raggiungere un’intesa (a giorni si dovrebbe votare l’invio di una «forza ibrida» Unione Africana- Onu), nei mesi scorsi un gruppo di attori hollywoodiani, tra i quali Mia Farrow, George Clooney e Brad Pitt, hanno annunciato la loro adesione alla campagna di numerose organizzazione umanitarie per «fermare il genocidio» in corso nel Darfur, dove 400 mila persone sono state uccise e 2,5 milioni costrette a rifugiarsi nei campi profughi nel corso di violenti scontri su base etnica. I promotori della campagna chiamano al boicottaggio delle Olimpiadi per punire la Cina dei suoi rapporti preferenziali con il governo sudanese, accusato di armare e proteggere le milizie arabe responsabili delle stragi. Mia Farrow, recentemente, ha firmato un duro atto d’accusa sul Wall Street Journal, rivolgendosi in maniera sprezzante al regista di Schindler’s List: «Spielberg desidera passare alla storia come il Leni Riefenstahl dei Giochi cinesi? », ha scritto tra l’altro la Farrow, evocando la figura della nota regista tedesca di fede nazista che collaborò alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Steven è rimasto silenzioso per poco. «Aggiungo la mia voce a quelle che chiedono che la Cina cambi la sua politica verso il Sudan e fanno pressione sul governo sudanese affinché accetti l’ingresso dei peacekeeper delle Nazioni Unite per proteggere le vittime del genocidio in Darfur», ha scritto il regista in una lettera inviata al presidente cinese Hu Jintao. Poi, attraverso il suo portavoce, ha fatto sapere di essere pronto a rinunciare all’incarico di direttore artistico per le cerimonie di apertura dei Giochi, nell’agosto 2008. «Tutte le opzioni sono sul tavolo», ha detto Spahn, comprese le dimissioni, ma la decisione dipenderà da un atteso comunicato sul Sudan che Pechino dovrebbe diffondere nei prossimi giorni: «Aspettiamo di sentire qualcosa dal governo cinese presto, molto presto. Decideremo se il percorso è produttivo o no e poi valuteremo ». La risposta diffusa ieri è sembrata piuttosto netta. La Cina sta cercando di trovare una «soluzione al problema del Darfur» che «sia accettabile per tutti». La coercizione e le accuse, invece, conclude Liu Guijin, «non ci porteranno da nessuna parte». Paolo Salom