Corriere della Sera 28/07/2007, pag.14 Stefano Montefiori, 28 luglio 2007
«Regalo» atomico a Gheddafi La Germania contro Sarkozy. Corriere della Sera 28 luglio 2007. PARIGI – «Vendereste un reattore nucleare a quest’uomo?»
«Regalo» atomico a Gheddafi La Germania contro Sarkozy. Corriere della Sera 28 luglio 2007. PARIGI – «Vendereste un reattore nucleare a quest’uomo?». Accanto al titolo, l’immagine del colonnello Gheddafi in occhiali scuri, abito bianco ed enorme spilla a forma di Africa, nera come il colore della camicia. Formulata così, alla domanda viene facile rispondere «no», ed è quello che fanno tutte le forze politiche tedesche, unite in una Koalition ancora più Grosse di quella al governo: dal foglio di estrema sinistra Die Tageszeitung che ha sbattuto la foto di Gheddafi in prima pagina, al viceministro degli Esteri Gernot Erler (Spd) a Ruprecht Polenz, presidente della commissione esteri del Bundestag e compagno di partito di Angela Merkel (Cdu), la Germania si ribella al «protagonismo di Nicolas Sarkozy» e al «pericoloso scambio infermiere bulgare-centrale atomica». Martedì, lo spettacolare volo in Bulgaria di Cécilia. Mercoledì, il viaggio-premio (per Gheddafi) di Sarkozy in Libia, dove al colonnello viene promesso un reattore nucleare che renderà potabile l’acqua di mare. Un giorno – giovedì – per assorbire il colpo brindando alla festa di Sofia, e finalmente ieri è esplosa la rabbia tedesca. «L’accordo tra Francia e Libia è problematico – sostiene il viceministro Gernot Erler su Handelsblatt ”, il rischio di proliferazione atomica aumenta». Proprio mentre la comunità internazionale è impegnata in un confronto con l’Iran sul nucleare, Sarkozy offre un reattore a quel Gheddafi che fino al 2003 stava cercando – per sua stessa ammissione – di dotarsi della Bomba. Negli ultimi mesi, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier aveva condotto più di chiunque altro i negoziati per la liberazione delle infermiere. E Berlino aveva più volte offerto aiuto a Gheddafi nello sviluppo di energie rinnovabili. Sarkozy è accusato di avere – in pochi giorni – rubato il successo a Steinmeier e «agito contro gli interessi energetici tedeschi», dice Erler. Che ricorda infine che sarà Areva, il gigante francese del nucleare civile, a fornire alla Libia il reattore; ma il 34% di Areva è in mano alla tedesca Siemens, quindi «Sarkozy avrebbe dovuto consultare Berlino». «Uno sfrenato nazionalista offre l’atomo a un dittatore», si lamenta il co-presidente dei Verdi Reinhard Bütikofer, all’opposizione. «Aiutare la Libia, ma non con i reattori nucleari », insiste Ruprecht Polenz, nella maggioranza. Lascia parlare tutti in sua vece la cancelliera Angela Merkel, già protagonista di educati battibecchi con Sarkozy sull’euro (troppo forte secondo i francesi) e l’autonomia della Banca centrale europea (da salvaguardare secondo i tedeschi). Il faticoso accordo sulla dirigenza di Eads e Airbus, l’attivismo di Sarkozy nell’ultimo vertice europeo presieduto dalla Merkel, la candidatura del francese Dominique Strauss-Kahn al Fondo monetario internazionale (imposta a Berlino), gli screzi sulla politica monetaria e adesso le proteste per il nucleare alla Libia sono segnali del consolidarsi di una rivalità (più che di un asse) franco-tedesca alla guida dell’Europa. Il giornale conservatore Die Welt aggiunge che la Francia è cosciente della sua perdita di peso, dopo l’allargamento ad Est; ecco perché l’Eliseo insiste sul progetto alternativo di «Unione mediterranea » coinvolgendo la Libia e pure la Turchia, al cui ingresso nella Ue invece Sarkozy è risolutamente contrario. Le proteste tedesche hanno ridato coraggio agli anti-sarkozisti francesi, nei giorni scorsi annichiliti dal successo bulgaro. «Perché a un Paese pieno di petrolio bisogna dare il nucleare? », si è chiesto ieri il socialista François Hollande. E, in sfregio alla rupture di Sarkozy, Frédéric Marillier di Greenpeace osserva la continuità con «la Francia di Giscard e di Chirac, che fornirono centrali all’Iran dello Scià, l’Iraq di Saddam e il Sudafrica razzista». Secondo il presidente francese, invece, giudicare il mondo arabo non abbastanza ragionevole per usare il nucleare civile rischia di aggravare il sottosviluppo e «provocare una guerra fra le civiltà». Stefano Montefiori