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 2007  luglio 28 Sabato calendario

Don Verzé: staminali? Berlusconi i soldi non li ha scuciti Spera tanto di arrivare a 100 anni e fa bene, è possibile

Don Verzé: staminali? Berlusconi i soldi non li ha scuciti Spera tanto di arrivare a 100 anni e fa bene, è possibile. Corriere della Sera 28 luglio 2007. MILANO – Ieri mattina stava a Linate, in attesa di prendere un volo privato per il Brasile, e sfogliando il Corriere s’è imbattuto nel racconto di Berlusconi sulle staminali che allungano la vita a 100 anni, «a don Verzé io ho già scucito un sacco di soldi per finanziare le ricerche, ho perfino visitato questo nuovo centro di Verona». A quel punto don Luigi Verzé, fondatore del San Raffaele, ha alzato lo sguardo con un sospiro: «Eh, fosse vero...». Don Verzé, Berlusconi ha «scucito» questi soldi? «Non per il progetto "Quo Vadis" di Verona e quella ricerca sulle staminali. Del resto il San Raffaele non ha mai ricevuto grandi donazioni, né da Berlusconi né da altri, ha sempre fatto tutto con la fatica dei suoi collaboratori e i soldi delle banche. La colpa è anche un po’ mia, in tutti questi anni non ho mai chiesto soldi: non lo so fare. Ma oggi le esigenze crescenti della nostra università, le richieste di essere presenti in tanti paesi del mondo, i nuovi spazi di ricerca che ci porteranno ad avere oltre 110 mila metri quadrati e 850 ricercatori entro il 2008, impongono anche di chiedere aiuto: da soli non ce la possiamo fare. Le racconto una cosa... Prego... «Sono appena arrivato a Salvador de Bahia e di qui partirò per Barra, una città a oltre 11 ore di fuoristrada nel deserto del Sertao, in mezzo alla povertà più dura. In questa zona operiamo da 15 anni, abbiamo debellato la lebbra e curato migliaia di persone con missioni di medici ed infermieri che partono volontari una volta al mese per 3-5 giorni di assistenza a gente che prima di noi non aveva mai visto un medico. Ora abbiamo deciso di costruire qui un ospedale». I soldi, allora, sono per il Brasile? «Ne ho parlato con Marina e poi anche con Silvio Berlusconi. Mi hanno promesso un aiuto» Di quanto? «Un milione di euro. Non li ho ancora ricevuti, ma so che Berlusconi oltre a essere un amico è un galantuomo e un uomo generoso, arriveranno...D’altro canto l’ospedale dobbiamo farlo, qui c’è troppa miseria e da soli non riusciremmo». Tornando alle staminali, è vero che ha visitato il vostro centro? «A Lavagno, circa un mese fa, con Berlusconi e Roberto Maroni abbiamo posto la prima pietra del Centro "Quo Vadis" che si occuperà di prevenzione e medicina predittiva: il futuro non è più solo curare la malattia, ma prevenirne le cause, analizzare il genoma per identificare le predisposizioni, controllare i parametri...». Il traguardo dei 100 anni è vicino? Quando ne parlavate, le ha ha dato l’idea che Berlusconi ci speri? «Ci spera moltissimo, come ci spero io e come ci dovrebbe sperare ogni uomo sensato ». Ma cent’anni non sono un’iperbole? «Non tanto. In un lasso ragionevole di tempo, prevenzione, medicina d’avanguardia e un corretto stile di vita, allungheranno di molto aspettative e qualità dell’esistenza. La ricerca corre, anche se non dobbiamo dare speranze premature: prima che queste ricerche diventino cure reali per tutti passeranno diversi anni». Una ricerca tentata dall’immortalità? «Sarebbe da stolti pensare di dare all’uomo l’immortalità in questa vita. Io non la vorrei, perché voglio Dio. Ma sarebbe altrettanto stolto non tentare con tutte le forze di debellare il maggior numero di malattie, se possibile tutte». Tra l’altro: è vero che state progettando un San Raffaele natante? «Sì, già da anni alcuni nostri medici ed infermieri vanno con una piccola barca, la "Esperanza", lungo la costa colombiana del Pacifico: risaliamo i fiumi e ci fermiamo a visitare, fare piccoli interventi chirurgici, vaccinare migliaia di bambini. Ma ora la barca fa acqua e dobbiamo sostituirla: voglio un ospedale galleggiante, una nave da almeno 50 metri con sale operatorie, laboratorio, tutto. Il progetto è pronto». E i finanziamenti? «Ho raccolto un milione di dollari. Alcuni giorni fa sono andato al varo di due navi dei Cantieri Italmarine-Rodriguez, di cui Roberto Colaninno è socio di maggioranza. Gli ho spiegato il progetto e il giorno dopo mi ha chiamato: "Don Luigi, posso parlare del suo progetto in giro? I cantieri non possono regalarla, ma credo che parlandone ad amici imprenditori non sia impossibile". L’ho nominato leader del progetto». Ma non era lei quello che non sa chiedere soldi? «Infatti è così, ma quando vedo tanta povertà e tanto dolore innocente e ingiusto supero me stesso...». Gian Guido Vecchi