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 2007  luglio 28 Sabato calendario

Sui soldi Padoa-Schioppa va alla «guerra dei decibel». Corriere della Sera 28 luglio 2007. ROMA. successo una settimana fa al ministero dell’Economia

Sui soldi Padoa-Schioppa va alla «guerra dei decibel». Corriere della Sera 28 luglio 2007. ROMA. successo una settimana fa al ministero dell’Economia. Tommaso Padoa-Schioppa ha convocato i capi di gabinetto di tutti i ministeri, li ha riuniti in una stanza e ha fatto loro un discorsetto. «Se si vogliono più soldi bisogna anche dire che cosa si taglia in cambio, dove si possono ricavare le risorse. Perché nessuno di noi può certamente pensare di aumentare le tasse», ha detto guardandoli negli occhi. Per poi lanciare un avvertimento: «Sappiate che non prenderemo in considerazione proposte che non siano contenute all’interno di questo schema. Non le prenderemo in considerazione qualunque sia il livello di decibel delle lamentele in Consiglio dei ministri». Proprio così. «Urlate pure quanto volete, mi metterò i tappi nelle orecchie», è il messaggio. Indirizzato chiaramente a nuora (il capo di gabinetto) perché suocera (il ministro) intenda. Padoa-Schioppa sa bene dove possano arrivare i famosi decibel. C’è già passato con la legge Finanziaria, letteralmente assediato dagli altri ministri che gli rimproveravano di aver azionato troppo le forbici e in un modo troppo grossolano. Fabio Mussi, Massimo D’Alema, e anche Giuliano Amato, Arturo Parisi e Antonio Di Pietro: solo per citarne alcuni. Nessuno aveva risparmiato qualche critica e molti mugugni, e alla fine ognuno aveva portato a casa qualcosa. Anche soltanto una semplice promessa. C’è già passato, il ministro, con il contratto del pubblico impiego, quando i suoi stessi colleghi gli avevano imposto di allargare di nuovo i cordoni della borsa, dopo aver firmato l’accordo, per evitare grane con il sindacato. E c’è passato anche con il Tesoretto, sommerso da richieste, ha detto un giorno, «inquietanti » da parte dei ministri, per soddisfare le quali «non basterebbero 15 o 20 miliardi di euro». Avendo già fatto almeno tre esperienze di questo genere in un anno, il ministro dell’Economia ha quindi deciso di attrezzarsi per tempo. E già due mesi prima dell’inizio del balletto della Finanziaria ha cominciato a scavare la trincea: più profonda possibile. Perché nulla, ma proprio nulla, fosse lasciato al caso o all’incomprensione, ha rispiegato a voce ai capi di gabinetto quello che aveva già scritto nella direttiva del 3 luglio scorso, emanata subito dopo il varo del Documento di programmazione economico- finanziaria e spedita contestualmente ai ministeri. Quattro pagine in tutto, accompagnate da alcuni singolari moduli. Dopo aver spiegato che «per la prima volta dopo anni non è necessaria », sostiene Padoa- Schioppa, «una manovra correttiva di finanza pubblica», il ministro avverte che per rispettare questo obiettivo ogni dicastero deve «ricercare l’invarianza di spesa ». Vale a dire, ogni richiesta di soldi in più «deve trovare compensazione con proposte di contenimento di qualche altro programma già in essere presso lo stesso ministero». E non è un consiglio, ma una disposizione concreta. Precisa al punto che Padoa-Schioppa ha fatto preparare tre schede che ogni ministro dovrà compilare, firmare e spedire entro il 10 settembre prossimo, cioè una ventina di giorni prima della scadenza della Finanziaria, a un’apposita casella di posta elettronica del ministero dell’Economia. I moduli sono fatti nel modo seguente. Il primo dei tre è per le risorse in più richieste per gli anni dal 2008 al 2010, con relativa motivazione e indicazione delle priorità, il tutto accompagnato anche da una bozza di articolato che potrebbe essere inserito eventualmente nel disegno di legge finanziaria. Il secondo modulo è quello nel quale ogni ministro deve necessariamente quantificare la riduzione delle risorse a fronte delle maggiori richieste, specificando le norme «da modificare e/o da abolire» per ottenere quei risparmi. La terza scheda è lo specchio riassuntivo degli interventi finanziari aggiuntivi e degli interventi di compensazione, con l’indicazione del saldo finale: che deve necessariamente essere uguale a zero. Perché fidarsi è bene... SERGIO RIZZO