La Stampa 28/07/2007, pag.21 MARIO DEAGLIO, 28 luglio 2007
Finita la festa del credito Ora serve una politica Ue. La Stampa 28 Luglio 2007. TORINO. troppo presto per dire se la tempesta finanziaria che sta imperversando sulle Borse di tutto il mondo e ha cancellato in tre giorni i guadagni di tre mesi possa modificare in profondità il ruolo delle borse mondiali quale elemento centrale del sistema economico globale
Finita la festa del credito Ora serve una politica Ue. La Stampa 28 Luglio 2007. TORINO. troppo presto per dire se la tempesta finanziaria che sta imperversando sulle Borse di tutto il mondo e ha cancellato in tre giorni i guadagni di tre mesi possa modificare in profondità il ruolo delle borse mondiali quale elemento centrale del sistema economico globale. Di certo, seguendo di pochi mesi la caduta di febbraio, assesta un duro colpo alla visione ottimistica di una crescita senza grandi scosse e senza spine - avallata non più di due giorni fa dal Fondo Monetario Internazionale le cui previsioni, dopo la crisi asiatica sono spesso particolarmente infelici - con la quale ci balocchiamo per rimuovere dalla nostra mente le scelte scomode che il mondo, e l’Europa, hanno davanti. Come afferma il titolo di un editoriale di Cnn Money, forse il sito informatico più attento alle convulsioni della finanza mondiale degli ultimissimi tempi, «la festa del credito è finita», le fonti mondiali, apparentemente inesauribili, di denaro a basso costo si stanno rapidamente inaridendo. L’avventatezza, specie americana, nella concessione del credito degli ultimi anni sta mostrando, con le difficoltà finanziarie legate all’edilizia, tutta la sua pericolosità. A questa causa interna di debolezza se ne aggiunge una esterna: negli ultimi 3-4 anni le riserve valutarie mondiali si sono accumulate soprattutto in Cina e nel resto dell’Asia e le recenti decisioni cinesi di fare un uso più diretto di tali riserve monetarie invece di prestarle ai mediatori di New York e di Londra contribuiscono alla confusione del mercato. L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa: nella battaglia per il controllo della banca olandese Abn Amro, una competizione finanziaria che scuote tutta l’Europa hanno fatto il loro ingresso massiccio la finanza cinese e quella di Singapore. E questo loro intervento sarà probabilmente decisivo nel determinare l’esito di questa importante competizione. E’ ragionevole supporre che quest’intervento diretto degli asiatici sull’arena finanziaria internazionale possa avere anche motivazioni politiche, quanto meno nel senso di un’affermazione di indipendenza rispetto alla finanza occidentale che ha dominato la scena mondiale. Comunque vada a finire, occorre prendere seriamente in considerazione la prospettiva che i giorni degli Stati Uniti come centro finanziario del sistema mondiale siano contati e che la supremazia americana possa venir sostituita da un più equilibrato tessuto di piazze finanziarie che si bilanciano. Shanghai, Mumbay, forse Dubai, sono le nuove tappe del circuito mondiale del denaro ed è sorprendente la rapidità con la quale stanno adeguando le loro tecnologie di negoziazione nelle quali si immaginava che gli americani sarebbero a lungo rimasti insuperati. In questo quadro, non è detto che il dollaro debba rimanere al centro dell’universo finanziario e che non spunti un «dollaro asiatico» condiviso, come veicolo per gli scambi internazionali, dai paesi di un’area dalla quale proviene più della metà della crescita mondiale. Tutto ciò impone all’Europa di uscire da schemi di pensiero cristallizzati da tempo e agli italiani di smettere di pensare che le, pur molto importanti, fusioni bancarie di casa nostra esauriscano i problemi dell’universo finanziario. Occorre riflettere sul ruolo che un continente piccolo, vecchio e ricco può avere in un mondo ampio, nettamente più giovane e decisamente più povero e di chiederci onestamente quali probabilità avremo di mantenere un’identità economica e un ruolo mondiale. In questo rapidissimo mutamento non pare del tutto appropriato che il valore internazionale dell’euro sia lasciato in balia delle forze di un mercato affannato e disorientato. Forse non ce siamo accorti, ma il mondo sta lentamente tornando a un sistema di cambi semifissi, con fluttuazioni controllate con discrezione dalle banche centrali dei principali paesi, a cominciare dalla Cina; se si consentisse al dollaro di scendere rapidamente a valori troppo bassi, l’economia reale europea ne soffrirebbe in maniera acuta; la stessa cosa succederebbe se si desse corso a un nuovo aumento del costo del denaro senza tener conto dello sconquasso monetario in atto. E’ decisamente venuto il momento che i ministri finanziari europei si confrontino con la Banca Centrale Europea e che il vuoto della politica economica europea abbia fine. Se questo non dovesse avvenire, saremmo duramente sballottati dalla tempesta, con il rischio di essere mangiati dai pesci più grossi di noi che stanno comparendo all’orizzonte. MARIO DEAGLIO