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 2007  luglio 28 Sabato calendario

Quella Spagna che non sopporta più il re. La Stampa 28 Luglio 2007. Ci eravamo tanto amati, anche il juancarlismo vacilla e gli spagnoli iniziano a mostrare più di un segnale di insofferenza verso un’istituzione considerata anacronistica, molto costosa, ancorata ad antichi privilegi, ancora intoccabile

Quella Spagna che non sopporta più il re. La Stampa 28 Luglio 2007. Ci eravamo tanto amati, anche il juancarlismo vacilla e gli spagnoli iniziano a mostrare più di un segnale di insofferenza verso un’istituzione considerata anacronistica, molto costosa, ancorata ad antichi privilegi, ancora intoccabile. Pronta per la pensione. L’ultima scossa l’ha data una vignetta apparsa sul settimanale satirico El Jueves. Alla censura (con rinvio a giudizio degli autori) sono seguite critiche da parte della stampa e un attacco durissimo da Inaki Anasagasti, membro del Partito Nazionalista Basco che ha definito i reali una «pandilla de vagos» («combriccola di sfaccendati»), «impresentables» («impresentabili»). Tremano le fondamenta della Zarzuela scosse anche dallo scandalo dei regali da nababbo del re, Juan Carlos, che accetta panfili e barche a vela miliardarie come ha raccontato El País, giornale fino a questo articolo di orientamento filo-monarchico. Non ha certo aiutato il faraonico battesimo, con tanto di acqua arrivata direttamente dal Giordano, dell’infanta Sofia. E nemmeno le costose abitudini di principesse e generi reali per cui i contribuenti sborsano 8.289.970 euro all’anno. Non solo satira, dunque per spiegare l’attacco violento del membro del Partito Nazionalista Basco smorzate solo dalla difesa dei rappresentanti dei due principali partiti nazionali, il Psoe e il Pp. E la censura non ha certo aiutato la popolarità dei Principi delle Asturie disegnati in copertina su «El Jueves» mentre fanno sesso e discutono della parole di Zapatero che nei giorni scorsi ha chiesto «più famiglie con più figli» per garantire il progresso della Spagna annunciando un contributo di 2.500 euro per ciascun nuovo nato. «Immaginati se rimani incinta», dice il principe alla moglie, «sarebbe la cosa più vicina a un lavoro che abbia mai fatto nella mia vita». La «boda real» del principe Felipe aveva alzato il gradimento sull’onda della favola, così come la nascita delle due infante, Leonor e Sofia, ma una volta smorzata l’emotività, ecco tornare a galla i dubbi e il malcontento popolare. C’è il problema dei costi della monarchia, ma anche quella della sua capacità di essere al passo con i tempi, soprattutto in un paese dove il suo premier, Zapatero, ha messo il turbo. Così gli abitanti de «La Zarzuela» appaiono sempre più distanti affogati in un protocollo e regole antiche, che appaiono estranee anche a loro, incapaci di vivere con coerenza i loro doveri di blasone. Non ha aiutato neanche la svolta popolare che hanno preso le nozze delle infante e del principe, con Cristina andata a sposa a un giocatore di pallamano e Felipe innamorato felice di una giornalista divorziata per cui avrebbe anche rinunciato al trono. In questo caso anche i più conservatori hanno arricciato il naso. Con uno dei grandi di Spagna, José di Villalonga, che disse chiaramente come la pensava sull’erede al trono attratto da ragazze senza titolo, dalla modella Eva Sannum, alla già sposata Letizia. Rammentando i suoi doveri al principe gli chiarì che avrebbe preferito la Repubblica al dovere di inchinarsi a una regina sbagliata. Mentre i monarchici più conservatori ricordavano allo sposo che «le regine non devono avere passato perché il passato è sempre presente». In molti si interrogano sulle contraddizioni di una monarchia nel nuovo millennio, ma c’è anche chi la difende. Il segretario generale dei popolari Angel Acebes ha replicato al senatore basco rigirandogli l’accusa di «impresentabile». «Le sue parole, rivolte a «chi tanto ha fatto per la democrazia e la libertà di tutti gli spagnoli, «meritano solo disprezzo», ha detto Acebes invitando il collega a chiedere scusa alla casa reale: «Oppure deve farlo per lui il suo partito». Ma il portavoce del partito basco Josu Erkoreka si è limitato a una presa di distanza, dicendo che si tratta di «opinioni personali». Meno enfatico nella difesa della corona spagnola il segretario organizzativo del Psoe, José Blanco, che ha definito le frasi di Anasagasti «eccessive». Ma non assurde. «Uno sproposito», ha sottolineato, ricordando che «il lavoro» dei reali è stato «molto positivo per la Spagna». Mentre il dirigente di Izquierda Unida Gaspar Llamazares ha ribadito che tutte le istituzioni, compresa la corona, «devono ammettere la critica, come una cosa normale in democrazia, auspicando però che sia «rispettosa». Intanto il giudice della Audiencia Nacional di Madrid Juan Del Olmo, ha chiesto ieri il rinvio a giudizio del disegnatore e dello sceneggiatore autori della vignetta. Del Olmo ha chiesto alla procura, che ora ha dieci giorni di tempo per decidere in merito, di procedere contro i due artisti, Guilermo Torres e Manuel Fontdevilla, che mercoledì sono stati interrogati dal magistrato. I due rischiano ora solo una multa, visto che il giudice ha deciso di derubricare le accuse a ingiuria all’erede del trono fuori dall’esercizio delle sue funzioni. Se l’imputazione fosse stata per offesa al principe nell’esercizio delle sue funzioni, i due vignettisti avrebbero rischiato fino a due anni di carcere. E nei forum dei giornali monta il malcontento degli spagnoli. Juancarlismo addio. Maria Corbi