Varie, 31 luglio 2007
JOSEPHSON
JOSEPHSON Erland Stoccolma (Svezia) 15 giugno 1923. Attore. Noto soprattutto per il sodalizio con Ingmar Bergman • «[...] Interprete esatto e generoso nel prestarsi a fungere da specchio del suo regista, un po’ come fece Mastroianni con Fellini, compagno di avventure da Sussurri e grida, 1973, fino a Sarabanda, 2003, attraverso capolavori come Scene da un matrimonio e Fanny e Alexander, Josephson conobbe Bergman nel ”39, ”quando eravamo entrambi studenti di teatro. Montammo alcuni Shakespeare e nacque una forte intesa. Lavorammo insieme in piccole città come Helsingborg e Gothenburg, poi al Dramatèn di Stoccolma. Mi ha diretto spesso in cinema e in teatro. Ha guidato il Dramatèn negli anni in cui vi lavoravo come attore e sono stato il direttore dello stesso teatro quando lui vi faceva regie. Abbiamo vissuto insieme molte vite [...] Non spiegava granché, eppure era chiarissimo. Si discuteva prima delle riprese, ma quando si girava tutto scorreva quasi senza parole, lungo un’azione solida e sorretta da sceneggiature grandiose [...] Sussurri e grida, mio esordio nel cinema, che fino a quel momento avevo evitato per le troppe indecifrabili esigenze tecniche. Ingmar mi condusse con naturalezza nel flusso dei movimenti di macchina e mi comunicò in profondità il senso dell’opera. Via via compresi che stava parlando di se stesso, che componeva il suo autoritratto [...] Scene da un matrimonio, con Liv Ullmann, spassoso a dispetto del risultato. Il budget era ridicolmente basso, e per non spendere si girò in sei settimane, producendo montagne di materiale: otto ore destinate alle tivù, in varie puntate. Ingmar realizzò poi la versione per il cinema tagliando fino a 170 minuti. Ci alzavamo alle cinque di mattina per provare e arrivavamo alle riprese preparatissimi, solo così si poteva girare in fretta. Si lavorava senza sosta, con piacere, conversando di notte sui nostri personaggi. E si rideva tanto [...] Ogni volta che ci s’incontrava, Liv, Ingmar e io, lui ci prendeva in giro, ci faceva il verso da vecchietti. Aveva uno humour tremendo. [...]”» (Leonetta Bentivoglio, ”la Repubblica” 31/7/2007).