Il Sole 24 Ore 28/07/2007, pag.8 Fabio Tamburini, 28 luglio 2007
Le sette vite di Tronchetti imprenditore. Il Sole 24 Ore 28 luglio 2007. In rotta di collisione con il presidente della Telecom Guido Rossi, costretto a fare i conti con l’indebitamento elevato della holding Olimpia a cui fanno capo le attività nelle telecomunicazioni e a prendere atto delle incomprensioni con parte del management, sotto pressione per l’inchiesta giudiziaria sull’ex responsabile della sicurezza Giuliano Tavaroli, nel mirino dei giornali del gruppo De Benedetti: le difficoltà erano tali da far saltare i nervi, ma non è andata così e Marco Tronchetti Provera ha saputo fronteggiare l’emergenza dimostrando capacità straordinarie di resistenza
Le sette vite di Tronchetti imprenditore. Il Sole 24 Ore 28 luglio 2007. In rotta di collisione con il presidente della Telecom Guido Rossi, costretto a fare i conti con l’indebitamento elevato della holding Olimpia a cui fanno capo le attività nelle telecomunicazioni e a prendere atto delle incomprensioni con parte del management, sotto pressione per l’inchiesta giudiziaria sull’ex responsabile della sicurezza Giuliano Tavaroli, nel mirino dei giornali del gruppo De Benedetti: le difficoltà erano tali da far saltare i nervi, ma non è andata così e Marco Tronchetti Provera ha saputo fronteggiare l’emergenza dimostrando capacità straordinarie di resistenza. Né ora dà segnali di tensione per i tempi lunghi richiesti dalla formalizzazione della vendita di Olimpia alle principali banche italiane e alla spagnola Telefonica. Eppure il via libera delle autorità brasiliane, necessario per chiudere in bellezza l’operazione, tarda ad arrivare mentre, nell’attesa, il titolo Telecom è sceso sotto quota 2 euro, di gran lunga inferiore ai 2,8 euro ottenuti dall’imprenditore in cambio dell’uscita di scena. Nonostante ciò Tronchetti si presenta all’appuntamento con l’estate tranquillo, abbronzato quanto basta, in perfetta forma. E, quando capita l’occasione, conferma che Telecom è il «miglior gruppo delle telecomunicazioni in Europa», come lo ha definito mercoledì scorso in una intervista al Sole-24 Ore il vicepresidente della società, Carlo Buora. Per Telecom la Pirelli incasserà oltre 3 miliardi che, al netto dei debiti, significano 1,3-1,4 miliardi, senza contare l’effetto leva finanziaria. Una bella somma, che verrà gestita senza fretta d’investire. Anche perché la fretta, come ha dimostrato proprio il caso Telecom, acquistata da Tronchetti a caro prezzo poco prima del crollo delle borse seguito agli attentati dell’11 settembre 2001, è spesso cattiva consigliera. Il ritorno di liquidità in Pirelli riaccende i riflettori sul titolo, che capitalizza circa 4,6 miliardi e di cui la Camfin di Tronchetti controlla poco meno del 20% (conferito in un patto di sindacato) e un ulteriore 5,7% (acquistato nel marzo scorso). A sua volta il patto raccoglie poco più del 46% delle azioni, spartito con altri nove alleati, tra cui spiccano la Edizione holding dei Benetton, Fondiaria Sai dei Ligresti, Ras, Capitalia, Mediobanca, Generali. In realtà, superate le incomprensioni che hanno preceduto la vendita di Telecom, alleati di tale calibro non lasciano spazi di manovra a chi può essere tentato di attaccare Pirelli. Soprattutto per via dei rapporti eccellenti tra Tronchetti e Cesare Geronzi (Mediobanca). Tanto che Tronchetti è appena entrato nel comitato nomine dell’istituto, lo snodo di maggior potere, e segue con interesse le vicende della Rcs. I denari incassati dalla vendita di Telecom serviranno a rafforzare Pirelli tyre (pneumatici), che ha in programma investimenti elevati negli impianti di Settimo Torinese (circa 100 milioni di euro) e per crescere oltre confine (India, Russia, Cina, Romania). Non è ancora chiaro, al contrario, se verrà riacquistato il 39% circa della società ceduto alle banche nel luglio 2006 per 740 milioni. Oggi quel pacchetto di titoli vale molto di più (1-1,1,2 miliardi, dicono fonti vicine a Tronchetti) e tornerà a casa solo a prezzi convenienti. Poi ci sono gli investimenti della Pirelli Re immobiliare, lanciata da Carlo Puri Negri, che ha gustato il sapore dell’autonomia, e le potenzialità dell’hi-tech di Pirelli lab, a partire dalla presenza nelle nanotecnologie. Fabio Tamburini