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 2007  luglio 28 Sabato calendario

2 ARTICOLI:


André Meyer

IL PROGRESSO DELLA FINANZA
1898: André Meyer nasce a Parigi da una famiglia di origini ebree
1925: Diventa socio del finanziere Lazard
1944: a capo del ramo americano della Lazard Frères a New York, negli anni 60 Lazard diventa la prima società al mondo per fusioni e acquisizioni
1979: Muore di cancro a 81 anni

LE TAPPE STORICHE
Il primo salvataggio: L’operazione che rivelò il genio di Meyer fu il salvataggio della Citroën nel 1934: convinse Michelin (esposto per 6,6 milioni di dollari verso la casa di auto) a rilevare la società sull’orlo del crac, che poi sarebbe stata fusa con Peugeot.

L’incontro con Cuccia: A Ginevra avvenne il primo incontro con Enrico Cuccia nel 1942. Erano fatti l’uno per l’altro per discrezione e capacità lavorativa. Lazard entrò nel ’56 con il 5% in Mediobanca. Insieme combinarono ardite operazioni, da Euralux a quella sulla Hartford americana.

Corsa agli acquisti in Borsa: Da quindici anni, dal tempo della grande crisi, Wall Street sembrava dormisse un sonno profondo. Ma la fine della guerra scatenò la corsa agli acquisti. Esemplare, tra i tanti, il caso della Kaiser-Frazier Co. che fece un’emissione azionaria nel 1946 di 53 milioni di dollari, che andò a ruba all’istante. Il fatto curioso è che si trattava di una società automobilistica che non aveva ancora prodotto una vettura. Tanto che un giornale economico satirico di allora, il «Bawl Street Journal», coniò uno slogan per la Kaiser- Frazier: «Mentre aspettate una nostra auto, fate un giro sulle nostre azioni».

Il ponte tra Lazard e Itt: Il laboratorio per eccellenza del merger & acquisition secondo Meyer è l’Itt di Harold Geneen. In poco tempo l’Itt divenne una delle più grandi conglomerate mondiali, crocevia di finanziamenti e tangenti miliardarie a favore di politici americani e dittatori sudamericani. A presentare Geneen a Meyer fu Felix Rohatyn, consigliere di Itt dal 1967 e partner di Lazard dal 1960. Per lui il vecchio André stravedeva ma il delfino non volle prenderne l’eredità per cui la guida di Lazard, morto Meyer, tornò a un esponente della famiglia fondatrice della banca d’affari: Michel David-Weill.

Gli interessi italiani: L’avvocato Giovanni Agnelli scherzava sul fisico poco atletico di Meyer ma ne riconosceva la genialità finanziaria. Meyer consigliò a Cuccia di mettere la Fiat in contatto con i capitali libici. Assistette l’Ifi negli investimenti in Usa, in particolare nell’acquisto della Bantam Book.


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Cara Jackie, non sposare Aristotele. Il Sole 24 Ore 28 luglio 2007. Quel matrimonio non s’ha da fare. Per quelle poche volte che aveva incontrato Aristotele Onassis, per quello che aveva letto e saputo della burrascosa liaison tra l’armatore greco e Maria Callas, André Meyer ne aveva ricavato un’impressione sgradevole, un personaggio miliardario ma very rough, rozzo e aggressivo. Così quando nell’ottobre 1968, quattro mesi dopo l’uccisione di Robert Kennedy e a nemmeno sei anni dall’assassinio di Dallas di suo marito, John, il presidente degli Stati Uniti, Jacqueline Kennedy gli comunicò che avrebbe sposato quanto prima Onassis, Meyer non riuscì a mascherare la sua totale contrarietà. Alcuni amici riferirono di un uomo furioso.
Meyer era da anni il consulente fidato dei Kennedy. Un sodalizio nato prima ancora che Jfk mettesse piede alla Casa Bianca. John e Jackie per un certo periodo abitarono anche la suite all’hotel Carlyle, che si trovava al piano di sopra di quella che era diventata la residenza americana di Meyer. Albergo di lusso, ma non privo di qualche crepa di troppo, visto che il banchiere scherzava con gli amici sostenendo che c’era anche il rischio che Jacqueline precipitasse giù nella sua vasca da bagno. Diventato presidente, Kennedy gli affidò nell’ottobre 1963 la guida di un comitato di esperti per abbattere il deficit commerciale Usa. Non passò un mese che il presidente cadeva nel mortale agguato di Dallas.
Dopo quel tragico giorno Jackie si affidò sempre di più ai consigli di Meyer, che entrò nella ristretta schiera di amici di quella che era diventata, per fascino e nome, la vedova più ambita del pianeta. Ne nacque uno strano rapporto. Non sbocciò mai un flirt, ma non c’era discorso o occasione che Jacqueline non citasse André. Lui, il banchiere, piccolo e grassoccio, si vantava di appassionarsi a un unico hobby: le donne. Ma verso Jackie, Meyer, per via del notevole scarto di età, ebbe un atteggiamento in cui predominava la figura di un padre premuroso di consigli piuttosto di quella di amante. Tant’è vero che Jackie divenne presto amica anche di Bella, la moglie del banchiere che in passato aveva dovuto subire in silenzio una serie di relazioni del marito con altre donne, da Madeleine Malraux a Claude Alphand.
Ma quando Meyer seppe di Onassis, gli scattò dentro qualcosa d’incontrollabile. L’idea che Jackie sarebbe andata a letto con uno che aveva un’età più avanzata della sua gli scatenò il rimorso di aver fatto da padre a una donna, forse fin troppo idealizzata da frenare i suoi istinti amatori. Meyer tentò di convincere Jackie a non sposare un uomo che non aveva nulla da spartire con una dinastia gloriosa come quella dei Kennedy. Niente, Jackie per una volta non gli diede ascolto. André incassò la sconfitta ma le chiese almeno di accettare una sorta di contratto prematrimoniale, che lui, il banchiere dei banchieri, avrebbe redatto di suo pugno per tutelarla nella sua avventura greca.
Meyer trattò con i legali di Onassis. Alla fine ne uscì, giusto tre giorni prima delle favolose nozze, un memorandum con almeno 170 clausole. Nel caso in cui Ari avesse lasciato la moglie, avrebbe dovuto pagarle 9,6 milioni di dollari per ogni anno di durata del matrimonio. Se al contrario fosse stata Jackie a lasciare il marito nei primi cinque anni di nozze, avrebbe avuto diritto a una liquidazione di 18 milioni di dollari. Se Onassis fosse morto in vigore di matrimonio, Jackie avrebbe avuto assicurata un’eredità per cento milioni di dollari.
Non solo soldi, Meyer impose ai legali di Onassis di disciplinare la vita intima della coppia, decidendo i periodi dell’anno in cui Jackie aveva il diritto di vivere lontana dal marito tanto che Onassis dovette comprare una villa tutta per la moglie anche a Skorpios. Su questo contratto si favoleggiò molto. Jackie pubblicamente non l’ammise mai. Quando Onassis morì nel 1975 lasciò alla moglie più del doppio di quanto prevedeva il contratto prematrimoniale. Meyer, superato lo shock delle nozze, mantenne sempre un affettuoso rapporto con Jackie. Ma quando Ari morì, Meyer ebbe le prime avvisaglie del male che l’avrebbe costretto a una vita sempre meno pubblica, accudito con tenerezza da Bella, l’unica donna che lo aveva veramente amato.
Aldo Bernacchi