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 2007  luglio 31 Martedì calendario

V incenzo Talarico è stato un protagonista della vita culturale romana e soprattutto egli stesso personaggio di quel mondo di artisti, letterati, registi, scrittori che nella seconda parte del ’900 fino agli inizi degli anni ’70 si aggiravano a Roma tra i caffè di piazza del Popolo e di Via Veneto

V incenzo Talarico è stato un protagonista della vita culturale romana e soprattutto egli stesso personaggio di quel mondo di artisti, letterati, registi, scrittori che nella seconda parte del ’900 fino agli inizi degli anni ’70 si aggiravano a Roma tra i caffè di piazza del Popolo e di Via Veneto. Giornalista, sceneggiatore, autore di rubriche di varietà, Talarico aveva acquistato, con la sua fisionomia occhi strabici, nasone e faccia un po’ storta, notorietà anche per aver interpretato come attore il ruolo dell’avvocato trombone in alcuni film di Alberto Sordi ancora ricordati come Il vigile e Un americano a Roma. Nell’episodio intitolato Guglielmo il dentone del film I complessi, c’è l’esilarante scena di Alberto Sordi che, quando sorride, mostra enormi denti e partecipa a un concorso della RAI-TV per annunciatore del telegiornale; invano Talarico, commissario della giuria, cerca di fargli commettere qualche errore per poterlo bocciare dato che il suo aspetto avrebbe terrorizzato gli spettatori. La Fondazione intitolata a Vincenzo Padula (il sacerdote di simpatie risorgimentali, poeta e scrittore, autore della prima inchiesta sulla Calabria dopo l’unità) di Acri, il paese in provincia di Cosenza dove è nato anche Talarico, gli dedica un volume, edito da Rubbettino ( Vincenzo Talarico. Un calabrese a Roma, pp.232, e20), che sarà presentato domani (alle 21) proprio in Piazzetta Talarico. Oltre alle testimonianze di scrittori, artisti, giornalisti, registi, critici che lo hanno conosciuto, contiene una serie di splendide fotografie nelle quali ritornano vivi e parlanti i volti delle personalità del cinema, del teatro, della letteratura che egli aveva frequentato, da Alberto Moravia a Roberto Rossellini, da Vincenzo Cardarelli a Leo Longanesi e ad Elsa Morante. Il libro, a cura di Antonio Panzanella e Santino Salerno, rappresenta una preziosa rievocazione della società letteraria di quell’epoca. Vincenzo Talarico, infatti, era sempre presente ai principali avvenimenti culturali, tra cui il Premio Strega di cui era stato uno dei fondatori. Oggi, anche per merito di questo volume che pubblica alcuni dei suoi scritti ( Il caffè Aragno, Splendore e miserie delle sorelle Petacci), ci si accorge delle sue qualità letterarie che allora non vennero completamente riconosciute perché prevaleva l’immagine di autore di battute o di soprannomi spiritosi quali quelli su Cardarelli «il più grande poeta morente» o su Guttuso «la Picassata alla siciliana». Dietro la maschera comica che contribuiva a nascondere la sua vera natura di meridionale passionale e sentimentale, si celava un uomo di grande cultura, come lo ricorda Elena Croce nella rivista calabrese «Confronto», sottolineando che «la figura di Talarico, così rappresentativa della Calabria e di una certa Roma degli anni ’50 e ’60, chiede di essere molto approfondita». Giovanni Russo