Varie, 29 luglio 2007
GIOIA
GIOIA Francesco San Vito dei Normanni (Brindisi) 21 luglio 1938. Arcivescovo • «Nella Tribuna Autorità dell’Olimpico siede accanto alla famiglia Sensi, al centro sportivo ”Fulvio Bernardini” di Trigoria celebra messa e battezza i figli dei calciatori, agli amati colori giallorossi ha persino dedicato un libro (Il cuore della Magica Roma) pubblicato dall’ufficialissima Libreria Editrice Vaticana. Ricordi più belli: ”Lo scudetto vinto sei anni fa e il Giubileo romanista con Karol Wojtyla”. Il giorno da dimenticare: la bruciante sconfitta nel derby d’andata dello scorso campionato. ”Non si possono prendere tre gol dalla Lazio, anche se la Coppa Italia è stata un bel risarcimento”, scuote la testa l’arcivescovo cappuccino [...] successore del cardinale Crescenzio Sepe alla presidenza della ”Peregrinatio ad Petri Sedem” (l’organismo di Curia che si occupa dei pellegrinaggi e del turismo religioso) e delegato pontificio per la Basilica di Sant’Antonio da Padova. La passione per il calcio lo ha accompagnato passo dopo passo dall’oratorio al seminario, dalla nomina all’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche agli importanti incarichi in Curia. ”Da ragazzino giocavo ala nella squadra parrocchiale, non brillavo ma la passione compensava lo scarso talento. Per un po’ di tempo il mio cuore è stato bigamo, combattuto tra la Roma e la Fiorentina, poi dal 1990 l’amicizia con Franco e Maria Sensi ha agevolato la mia scelta di campo”. Una passione che progressivamente si infiamma di tifo. ”Quando arrivai a Roma trovai affascinante la totale identificazione della società con la Città Eterna”, precisa. Il filo dei ricordi unisce le emozioni vissute allo stadio alle funzioni celebrate a Trigoria assieme ad un altro influente uomo di Curia, il cappellano romanista monsignor Fortunato Frezza, sottosegretario del Sinodo dei Vescovi (il presidente è il Papa) e assistente spirituale del Vicariato vaticano. ”I momenti più significativi li ho vissuti accanto ai calciatori che hanno voluto fare con me un cammino di fede e di preparazione alle nozze”, sottolinea. ”Durante l’Anno Santo ho riunito la squadra per tre giorni di catechesi e riflessione. Sono stato sorpreso da una religiosità e da un’ansia di fede fuori dal comune. In alcuni, come Damiano Tommasi, l’impegno traspariva di più, ma anche negli altri ho trovato una fortissima dimensione di fede che in pubblico non si intravede”. Il ritiro giubilare e gli incontri dei giocatori con il Pontefice sono descritti nella monografia dell’arcivescovo-tifoso (200 pagine e 226 fotografie private), edita dalla Santa Sede e venduta nei Roma store accanto al merchandising giallorosso. ”Molti giocatori si sono commossi quando Wojtyla ha attribuito loro il merito di portare nel mondo il nome di Roma”. Allo stadio rigorosamente in tandem con l’arcivescovo Piero Marini, Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, l’angelo custode del Papa in ogni funzione religiosa. ”A seguire dal vivo certe fasi di gioco verrebbe da sbracciarsi, però dobbiamo mantenerci un po’ contenuti, anche perché abbiamo vicino i tifosi avversari. Certo che, accanto ai Sensi, viene spontaneo partecipare più vivamente”. E la mente vola all’ultimo scudetto. ”Mi sono sentito protagonista come se il mio contributo emotivo fosse parte di quella grande vittoria. Non ne ho mai parlato pubblicamente, ma in quella formazione ho potuto costruire legami spirituali fortissimi”. A partire dall’allenatore Fabio Capello. ”Ero e sono rimasto suo amico nonostante il taglio netto con la Roma. Apprezzo molto la modestia di Luciano Spalletti e sono in buoni rapporti con Bruno Conti. I giocatori sono ragazzi seri, non si danno arie e a volte mi interrogano sul senso religioso della vita”. Con ”entusiasmi giovanili e alcune inevitabili incoerenze”, ma una fede reale, non scaramantica: ”Li vedo spesso nella cappella di Trigoria. Il giorno in cui fu consacrata da me e da monsignor Marini, celebrammo anche battesimi e cresime nella squadra”. Soprattutto i brasiliani gli chiedono biglietti per assistere alle udienze papali assieme ai parenti. Dal suo posto d’onore all’Olimpico e nella quiete di Trigoria ha imparato ad ”ammirare profondamente” Francesco Totti: ”Il capitano non è solo un campione, è una persona speciale”. [...] Non ha mancato di officiare [...] le nozze delle figlie del presidente-amico. Nelle alte sfere ecclesiastiche quella per il calcio è ”una passione diffusa, vissuta con discrezione”. Il cardinale portoghese José Saraiva Martins, ministro vaticano delle Cause dei Santi, è ”laziale puro”, mentre il cardinale Fiorenzo Angelini è «romanista doc” e il segretario di Stato, Tarcisio Bertone è ”juventino insigne». Le Guardie Svizzere ”in genere tifano Roma” mentre tra i Gendarmi ”ci sono parecchi laziali”» (Giacomo Galeazzi, ”La Stampa” 29/7/2007).