Varie, 28 luglio 2007
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Pesce Giovanni
• Visone d’Acqui (Alessandria) 22 febbraio 1918, Milano 27 luglio 2007. Partigiano • «[...] uno degli ultimi grandi vecchi della Resistenza [...] Medaglia d’oro al valor militare, nome di battaglia ”Visone” [...] L’impegno politico di Pesce comincia nel ”35 in Francia, dove la famiglia emigra per trovare lavoro, quando decide di iscriversi al partito comunista. L’anno dopo è in Spagna, volontario delle Brigate internazionali che combattono contro le truppe del generale Franco e a fianco del governo del fronte popolare. Nel ”40 il rientro in Italia, dove viene arrestato e confinato a Ventotene; liberato nel ”43, comincia l’attività di Resistenza con i Gap, prima a Torino e poi a Milano. Dopo lo scioglimento del Pci, Pesce aderisce a Rifondazione comunista. ”Tenace assertore dei principi di libertà, pace, eguaglianza, democrazia”, scrive in un messaggio all´Anpi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. [...]» (r. s., ”la Repubblica” 28/7/2007) • «Il suo nome di battaglia, nella Resistenza, era ”Visone”. Niente a che vedere con l’animale dalla splendida pelliccia: veniva semplicemente dal paese in provincia di Alessandria, Visone d’Acqui [...] diresse la guerriglia urbana contro i tedeschi e i fascisti a Torino e a Milano, tra il 1943 e il 1945, guadagnandosi la medaglia d’oro al valor militare. La vita di Pesce non era mai stata facile. Trasferitosi in Francia con la famiglia quando era bambino, aveva cominciato a lavorare a 11 anni e aveva intrapreso da ragazzo una militanza comunista durata tutta la vita [...] Appena diciottenne, nel 1936, Pesce era partito volontario per la guerra di Spagna, dove era stato ferito tre volte e aveva ottenuto il grado di tenente nelle Brigate internazionali. Rimpatriato in Italia nel 1940, era finito in carcere e al confino, da dove era stato liberato nell’agosto 1943. Subito dopo, con l’8 settembre e l’occupazione tedesca, cominciò la fase più esaltante e più dura del suo impegno, come dirigente dei Gap (Gruppi d’azione patriottica): le formazioni create dal Pci per il sabotaggio e la guerriglia nelle città. Si trattava dell’aspetto più spietato e rischioso della lotta di Liberazione, sulle cui modalità ancor oggi restano vive le polemiche: attentati, rappresaglie, spionaggio, torture, tradimenti erano il pane quotidiano di quei partigiani, sottoposti a tensioni che solo un enorme sangue freddo poteva permettere di sopportare. Pesce in un primo tempo operò a Torino. Poi, braccato dal nemico, si trasferì nel giugno 1944 a Milano, per riorganizzare i Gap pressoché annientati dalla polizia fascista. ”Visone” riuscì a rilanciare la guerriglia, ma dovette in autunno passare a Rho, dopo essere sfuggito per un pelo a una trappola tesagli dai tedeschi. Solo a fine dicembre tornò a Milano, dove nel frattempo i Gap avevano subito colpi molto duri, e condusse la lotta nella metropoli lombarda fino alla Liberazione. Sulla sua esperienza resistenziale Pesce scrisse un libro famoso, Senza tregua. La guerra dei Gap (Feltrinelli), che involontariamente fornì una qualche ispirazione anche all’estremismo di sinistra propenso alla lotta armata. Di recente, nel 2005, Franco Giannantoni e Ibio Paolucci gli hanno dedicato un volume pubblicato dalle Edizioni Arterigere-EsseZeta di Varese: Giovanni Pesce ”Visone”, un comunista che ha fatto l’Italia» (Antonio Carioti, ”Corriere della Sera” 28/7/2007).