Varie, 28 luglio 2007
CORNINI
CORNINI Marco Milano 17 maggio 1966. Scultore • «Aveva ventitrè anni Marco Cornini quando, nell’89, fece la sua prima personale a Milano, da Ada Zunino. All’Accademia di Brera, ormai ultimata, aveva avuto modo di imbrigliare il suo talento naturale. Le sculture in creta, di piccolo formato, che affollavano la vetrina e la stanza-galleria di via Turati, erano presentate da Mario De Micheli. Una mallevadoria eccezionale per un giovane artista. De Micheli faceva parte della schiera dei critici-letterati-poeti che avevano un modo speciale di leggere pittura e scultura. Si lasciavano trascinare dalle suggestioni, da ciò che in quel momento l’opera suggeriva loro. E, in taluni casi, anche dalle impressioni che avevano dell’autore. ” un ragazzo che, a guardarlo, mette i brividi, tanto è giovane e limpido. Il suo talento però non lascia dubbi”, notava De Micheli. Cornini rappresentava giovani della sua stessa età; ragazze, soprattutto. Bellezza, disinvoltura, innocenza, grazia, vitalità, malinconia erano le doti dei suoi personaggi. Ch’era, poi, la maniera di come una volta si vedevano i propri coetanei. Il giovane scultore raccontava sì, ma senza descrivere nei minimi particolari. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma non è così. Si vuole dire che Cornini ha sempre preferito stimolare la sensibilità del visitatore, limitandosi a suggerire, non a imporre la propria visione del mondo. Del passato non restava nulla. Tutto era giocato fra presente e futuro. A distanza di diciotto anni, e dopo una serie interminabile di mostre, Cornini presenta una selezione di 40 sculture degli ultimi anni, curata da Beatrice Buscaroli e dal compianto Maurizio Sciaccaluga (catalogo Cld libri). Assieme alle terrecotte, c’è anche qualche bronzo. Ma occorre saperlo, perché la resa è la stessa della creta colorata. I personaggi? Quelli di sempre, ma in situazioni diverse. Sono rimaste bellezza e disinvoltura, grazia e vitalità; e così pure la malinconia. L’unica cosa di cui, adesso, non c’è più traccia è l’innocenza. Col passare degli anni, Cornini ha approfondito la sua indagine. Lo scandaglio riguarda sì i soggetti di una volta (che, poi, erano quelli cosiddetti ”intimistici”), però man mano che egli è cresciuto, la crescita ha coinvolto anche i suoi personaggi: colti mentre attendono il proprio partner, mentre fanno l’amore in auto, mentre si offrono a sguardi indiscreti (anzi mentre ”si lasciano guardare”: titolo di un bronzo del 2005). Anche il Dialogo silenzioso, non è affatto silenzioso. Il tempo ha insegnato a Cornini a sintetizzare, a racchiudere un racconto in una sola composizione. In questa operazione, gli è venuto in aiuto il teatro, di cui molte sue sculture hanno la suggestione, il sapore, il senso della scena. Si veda, in proposito, Il giorno felice. Da una parte, una coppia – in bianco – ritratta il giorno delle nozze mentre esce da una porta (di chiesa? municipio? casa?); dall’altra, sul retro, una donna – in nero ”, affranta, che si solleva la gonna sino all’inguine. Ed ancora: Aspettando te (una giovane, in camicia da notte, sul divano, con una mano in mezzo alle gambe), Grande contemplazione (un uomo scopre una ragazza che dorme nuda), Situazione (la donna bacia il fidanzato o marito, mentre l’amante è nascosto dietro la porta). Scultore leggibile, Cornini ha il grosso merito di sposare la creazione con la tecnica. Anche se questo, automaticamente, lo mette controcorrente e fuori dai circuiti dei sapientoni dell’ineffabile» (Sebastiano Grasso, ”Corriere della Sera” 28/7/2007).