Dagospia 27/7/2007, 27 luglio 2007
LA RIVELAZIONE DI FINI
Deborah Chiappini – ”Io gli uomini non li capisco” (amori, bugie e intercettazioni) – Mursia ed.
Contesto del brano: Deborah, dopo che il marito è stato messo agli arresti domiciliari, esce per andare a cercare notizie e va nella sede di AN. Nessuno le ha detto niente, non sa perché il marito è stato arrestato. Ha un primo incontro con Fini nel tardo pomeriggio ma lui le dice solo "stai calma, tutto si chiarirà". Poi, dopo che le agenzie hanno battuto la notizia reincontra nei corridoi Fini. Il brano parte da lì.
Le uniche cose che Deborah ha saputo della vicenda sono state quelle pubblicate dai giornali. Non ha mai letto i verbali degli interrogatori, non ha mai assistito agli incontri marito-avvocati, e ovviamente il marito non le ha mai detto niente.
(Deborah Chiappini sposa di Salvatore Sottile)
Alle 20,30 l’Ansa ha battuto la notizia dell’arresto.
Ad un certo punto ho detto: «Io vado a casa Cri, non mi va di lasciare Salvatore da solo. Sono quasi le undici, qui non possiamo fare più niente. Ci aggiorniamo domani mattina».
Mentre andavo verso l’uscita, ho visto con la coda dell’occhio che anche Gianfranco stava per lasciare l’ufficio.
«Ma come, sei ancora qui? Pensavo che te ne fossi andata già da un pezzo!»
Era sorpreso di vedermi.
«No, sono rimasta perché speravo che nel frattempo arrivassero delle novità.»
Ero, e si vedeva, sull’orlo di una crisi di nervi.
Lui, allora, ha fatto una faccia strana, mi ha guardato, ha posato l’impermeabile e la borsa e mi ha detto: «Vieni con me, ti devo dire una cosa».
Le persone che lo accompagnavano guardarono da un’altra parte.
Siamo entrati di nuovo nella sua stanza.
«Vieni, siediti, ti devo parlare di una cosa, una cosa che non vorrei mai tu apprendessi domattina dai giornali. Anch’io non conosco bene i fatti, però da quello che ho saputo sembrerebbe che ci sia di mezzo una donna.»
Stop, alt, fermate il film. Riuscite a immaginarmi?
In surplace, seduta davanti a Fini mentre aspetto di sentire uscire dalla sua bocca parole come corruzione, peculato, che so, finanziamento illecito, tutte quelle accuse che di solito si accompagnano all’arresto di un uomo politico. E invece?
«Una donna? Come una donna?» ero basita.
«Sì, una ragazza, ma non sappiamo bene chi sia. Si dice una valletta, comunque una non molto famosa. Pensa che non sappiamo neanche se c’è una denuncia a carico di Salvatore oppure no.»
(Salvatore Sottile - Foto U.Pizzi)
«Ma come una denuncia!? E che cosa le avrebbe fatto Salvatore?»
«Non lo so, non so nulla più di questo. Però volevo essere io a dirtelo per evitare che domani lo leggessi sui giornali. Io sono convinto che Salvatore non c’entri niente in questa storia ed è importante che anche tu lo sia. Tu lo sai che è una brava persona. Sì, a volte scherza, magari gli è capitato di fare una battuta di troppo su una ragazza, ma tutto è sempre finito lì. Tu lo conosci. il classico uomo tutto fumo e niente arrosto, e questo tu lo sai meglio di me.»
Le parole mi arrivavano con lentezza, come se ci fosse un ritardo satellitare sulla ricezione. Io guardavo Gianfranco con occhi sbarrati: Salvatore e una ragazza? No, non era possibile! Mio marito mi amava troppo per farmi una cosa del genere. E poi si arresta un uomo per una ragazza? Che diavolo stava succedendo?
«Scusa, Gianfranco, Salvatore sarebbe agli arresti domiciliari per colpa di una donna? Beh, minimo deve averla violentata perché altrimenti non si spiegherebbe davvero questa pena restrittiva!»
«Non so altro», mi ha risposto, «speriamo di saperne di più domani mattina. Adesso vai a casa e cerca di stargli vicino: ne avrà molto bisogno nei prossimi giorni».
«Va bene, ci vediamo domani e… grazie di tutto.»
Grazie di che? Di avermi detto che mio marito era agli arresti domiciliari per colpa di una ragazza? A volte ti escono dalla bocca parole che non hanno senso.
Ma in quella giornata non c’era una sola cosa che avesse senso.
In quel momento, comunque, ho pensato che Gianfranco mi avesse detto tutto ciò che sapeva, oggi non lo credo più.
Ma lo dico con affetto, vero e sincero.
(Gianfranco Fini - Foto U.Pizzi)
Credo che lui abbia sempre saputo qualcosa di più di quello che sapevo io, solo che ha cercato di addolcirmi la pillola o almeno di renderla meno amara.
Quello che aveva fatto per me era già tanto.
Chi avrebbe mai potuto dire alla moglie di un amico: «Scusa cara, sai, tuo marito lo hanno arrestato per concussione sessuale!».
Oggi capisco che non deve essere stato facile per lui dirmi quello che mi ha detto quella sera. Magari non era tutta la verità ma solo un pezzetto, ma ha avuto il coraggio di dirmelo guardandomi in faccia. E forse è per questo che, senza quasi rendermene conto, gli ho detto: «Grazie di tutto». Lo stavo ringraziando per aver avuto il coraggio di dirmi quello che molti sapevano ma che nessuno aveva il coraggio di dire a me.
Dagospia 27 Luglio 2007