Mauro Liscia, L’Espresso 3/8/2007 (Dagospia 27/7/2007), 3 agosto 2007
Mauro Liscia per ”L’espresso” Un imprenditore che vede lontano, peccato che non riesca ad arrivarci: la definizione, impietosa e caustica, è di un politico che non c’è più
Mauro Liscia per ”L’espresso” Un imprenditore che vede lontano, peccato che non riesca ad arrivarci: la definizione, impietosa e caustica, è di un politico che non c’è più. Parlava di Nichi Grauso, che il 17 luglio si è arreso davanti a una montagna di debiti e ha interrotto il percorso della sua ultima intuizione: la catena di quotidiani ’E-Polis’, 650 mila copie diffuse in Sardegna e nel centro-nord d’Italia con la formula mista free-pay. Tutti a casa, com’era accaduto a conclusione dell’avventura editoriale in Polonia e del rilancio finito in bancarotta della cartiera di Arbatax. Com’è stato per il provider internazionale Video on Line e come poteva essere per l’’Unione Sarda’, se il commissariamento giudiziale disposto dalla Procura di Cagliari non l’avesse fermato in tempo, costringendolo a vendere all’amico-nemico Sergio Zuncheddu, ramo edilizia, quota di minoranza nel ’Foglio’ di Giuliano Ferrara. (Nicola Grauso) Storie di dieci anni fa, che oggi sembrano ripetersi. Salvo miracoli andranno a casa i 133 giornalisti delle quindici testate quotidiane, gli amministrativi e i pubblicitari. Senza neppure gli stipendi di luglio e le liquidazioni, soprattutto senza alcuna garanzia di ripresa: "Purché si vada avanti sono disposto a regalare il gruppo", ha azzardato l’editore cagliaritano, accaldato e sfinito, davanti a una costernata assemblea dei redattori. Ma adesso che lo stato finanziario dell’editrice è chiaro, l’interrogativo è proprio questo: chi vorrà accollarsi una società che in meno di tre anni ha accumulato perdite per quasi quaranta milioni di euro? Chi verserà nelle tasche dello stampatore Umberto Seregni i 21 milioni indispensabili perché le rotative dello stabilimento di Macomer, al centro della Sardegna, riprendano a girare? Inquieto quanto intelligente Grauso, sposato e padre di due figlie, era ripartito col ’Giornale di Sardegna’ a ottobre 2004 dopo un’assenza dal mondo dell’informazione durata cinque anni. Idea base: contrapporsi radicalmente al quotidiano di Cagliari, cuore ingrato del suo perduto impero editoriale in cui svettavano anche le emittenti Videolina e Radiolina, le sue creature giovanili, origine remota di un benessere ancorato saldamente anche a importanti lasciti di famiglia. L’acquisto dell’’Unione Sarda’, realizzato con un’intelligente operazione finanziaria ai primi anni Novanta, era stato per Grauso la chiave per entrare nei salotti buoni dell’editoria e della finanza. Dai quali era dovuto uscire precipitosamente, causa i debiti maturati con Video on Line e le conseguenti iniziative della magistratura cagliaritana. Uno smacco indimenticabile. ’E-Polis’ doveva rappresentare la rivincita: "Con questa formula innovativa fra due anni sarò al break-even", aveva annunciato Grauso al varo dei numeri zero, "e farò male ai giornali storici". (Giuliano Ferrara - Foto U.Pizzi) Il coraggio non gli è mancato e nemmeno la determinazione. stato il confronto con la realtà, al solito, a spezzare il suo volo temerario per riportarlo a terra. Prima la risposta fredda del mercato sardo e la conseguente trasformazione del progetto, da locale a nazionale. Quasi una replica dell’operazione condotta ai tempi di Video on Line, quando Grauso moltiplicava i nodi internazionali in rapporto diretto con la crescita esponenziale delle perdite. Poi l’abbandono del direttore editoriale Giorgio Melis, uscito di scena in aperta contrapposizione col direttore Antonio Cipriani: gli aveva censurato un servizio sulle gesta dell’ex capo dei servizi segreti Nicolò Pollari. Infine l’addio più doloroso: quello dell’agenzia pubblicitaria Publikompass, ormai scettica sul futuro di E-Polis. Nel mezzo una redazione in perenne stato d’incertezza, consapevole di un vissuto imprenditoriale che non fa di Grauso l’editore ideale. La caduta in Polonia, dove prima di battere in ritirata voleva costruire un polo dell’informazione made in Sardinia. Poi il tentativo maldestro di salvare la cartiera di Arbatax, antico stabilimento sulla costa orientale dell’isola ancor’oggi chiuso. Quindi il disastro di Video on line, l’azienda telematica ceduta mestamente a Telecom per ripianarne perdite colossali, maturate malgrado un massiccio accesso ai contributi pubblici e una campagna pubblicitaria senza precedenti. (Nicolò Pollari e signora - Foto U.Pizzi) Ma Video on Line è stata solo una pagina dell’agitata biografia imprenditoriale di Grauso. Perché fra aerei privati, ville principesche, turbolenze personali e frequentazioni ostentate con personaggi come Michail Gorbaciov, la sua immagine resta legata soprattutto al tragico caso di Luigi Lombardini, il magistrato suicidatosi nel proprio ufficio l’11 agosto del 1998 quando il pool palermitano di Giancarlo Caselli lo accusò di aver gestito per conto dell’amico editore dell’’Unione Sarda’ il sequestro di Silvia Melis e la successiva liberazione, in cui Grauso si vantò di aver svolto un ruolo decisivo. Ma non era vero e la vicenda, cui aveva dato un malaugurato contributo proprio lo scomparso giudice, è ancora oggi al centro di un processo penale a Palermo dove Grauso risponde di estorsione. Dietro quell’operazione mediatica, come l’imprenditore cagliaritano ammise pubblicamente, c’era il tentativo di farsi eleggere in consiglio regionale e prendersi il gusto di mandare all’opposizione l’allora Pds, colpevole di tradimento per averlo ostacolato nell’operazione Arbatax: tentativo riuscito. I casi della vita hanno oggi riavvicinato Grauso all’area politica originaria, quella dei tempi in cui l’effervescente editore si vantava di finanziare ’il manifesto’: il ’Giornale di Sardegna’ verrà ricordato nell’isola come il quotidiano più filogovernativo d’ogni tempo. Forse perché a capo della giunta regionale di centrosinistra c’è Renato Soru, che deve il successo di Tiscali all’esperienza maturata nel nodo praghese di Video on Line. E lo riconosce pubblicamente. (Renato Soru - Foto La Presse) Ecco perché, nel rincorrersi di voci seguito al brusco stop delle pubblicazioni, l’attenzione generale si è spostata sulla Regione: ’E-Polis’ ha ingoiato e digerito rapidamente un prestito di tre milioni concesso sei mesi fa dalla Sfirs, la finanziaria regionale sarda, in base alla valutazione positiva di un progetto editoriale che appariva già allora agonizzante. Altri sette milioni sarebbero arrivati alla società di Grauso attraverso la collegata Sardafactoring e da BancaCis, l’istituto presieduto dall’amico imprenditore Giorgio Mazzella. In questa tempesta di aiuti pubblici l’editore, forse memore di altri tracolli finanziari, sembra aver rischiato poco o nulla del suo patrimonio. Per poi alzare le mani, lasciando i circa duecento dipendenti nel mare della disperazione. Se il presente è fatto di assemblee sindacali e parole di solidarietà, il futuro imprenditoriale di Grauso è ancora tutto da scrivere: quotidiani amici ipotizzano l’intervento di editori rampanti come Panerai e Cairo. La realtà, comunicata dallo stesso editore al sindacato, è che le azioni di E-Polis spa sono nelle mani della società di intermediazione finanziaria ’Lucciola & partners’ perché le venda a condizioni accettabili. Per i dipendenti si parla di cassa integrazione, sempre che Grauso non tagli corto e decida di portare i libri contabili in tribunale. Dagospia 27 Luglio 2007