La Stampa 27/07/2007, pag.8 MONICA CERAVOLO, 27 luglio 2007
”Sei un gay” La prof caccia uno studente. La Stampa 27 Luglio 2007. Sei omosessuale? Non puoi frequentare la lezioni per non «turbare» i compagni
”Sei un gay” La prof caccia uno studente. La Stampa 27 Luglio 2007. Sei omosessuale? Non puoi frequentare la lezioni per non «turbare» i compagni. «Vai a casa e non venire più a scuola perché sei un gay», avrebbe, infatti, detto un’insegnante ad uno studente diciassettenne di Gela invitandolo a lasciare la classe. E così è andata a finire: il ragazzo non ha più frequentato le lezioni per la vergogna ed ha perso l’anno. Adesso pretende giustizia e ha sporto denuncia. Quella che emerge dalle parole del giovane ai carabinieri è una storia di soprusi con protagonosta il «solito» branco e vittima un ragazzino, forse, più debole dei coetanei, incapace di reagire davanti alla «forza» del gruppo. La Preside e i colleghi fanno quadrato attorno all’insegnante oggetto della denuncia ma il Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha mandato un ispettore a Gela per fare luce su questa, ennesima, brutta storia che si sarebbe verificata in una scuola pubblica. Il contesto in cui la vicenda sarebbe avvenuta è un istituto superiore, l’industriale Emanuele Morselli, della cittadina in provincia di Caltanissetta. Le parole della professoressa sarebbero l’ultimo atto di una serie di violenze cui il diciassettenne sarebbe stato sottoposto, da mesi, da un gruppo di compagni: insulti, dispetti, soprusi di tutti i tipi, persino percosse fino al momento in cui lo avrebbero costretto a baciare un coetaneo filmando la scena con un videofonino per poi poterlo ricattare. «Lo hanno fatto per invidia - racconta il giovane - perché avevo un buon rendimento scolastico. Mi hanno picchiato buttandomi addosso di tutto: libri, sedie, perfino i banchi. Ho raccontato tutto alla preside e loro si sono vendicati: hanno detto che avrebbero fatto vedere il filmato a tutti se li avessi nuovamente chiamati in causa». E il film del bacio è finito sotto gli occhi della professoressa di italiano che, invece di difendere il giovane, lo avrebbe invitato ad andarsene. «Le hanno fatto vedere le immagini e lei - racconta lo studente - senza lasciarmi possibilità di spiegare che cosa fosse accaduto, mi ha consigliato di restare a casa, visto che ero gay e che turbavo l’andamento delle lezioni». Insomma, se la versione dell’alunno venisse confermata, nelle intenzioni della professoressa c’era un fine a suo dire «educativo». Paradossale è che a Gela, paesino dell’entroterra soverchiato dalla criminalità comune e dalla mafia, almeno il problema dell’omofobia sembrava essere stato superato dopo la pubblica ammissione del sindaco, Rosario Crocetta - riconfermato alle ultime elezioni - di essere omosessuale. Sembrava fosse caduto un tabù. Invece no. Tanto che l’alunno per la vergogna e per non subire più attacchi, dopo le parole dell’insegnante sarebbe precipitato in uno stato di depressione e non avrebbe più frequentato la scuola col risultato di essere bocciato. Sarà l’ispettore ministeriale a fare chiarezza su questa storia. E’ arrivato in Sicilia oggi e già nelle prossime ore dovrebbe consegnare il rapporto al ministro invitato, da più parti, a prendere seri provvedimenti contro il bullismo nelle scuole e, in special modo, contro gli atti intimidatori nei confronti degli omosessuali. Nelle stesse ore in cui veniva denunciata questa storia quattro insegnanti venivano indagati per violenza sessuale a Palermo. L’accusa nei loro confronti è pesante: non avrebbero fatto nulla per impedire a un alunno di continuare a molestare una compagna di classe dodicenne. I fatti si sarebbero verificati due anni fa in una scuola media del capoluogo. E’ stato allora che il padre della vittima ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica e al Provveditorato agli studi dopo avere letto, nel diario della figlia, il messaggio con cui un’insegnante lo invitava a vigilare sul modo di vestire della ragazzina, ritenuto troppo disinvolto. L’iscrizione degli insegnanti nel registro degli indagati, da parte del sostituto procuratore Maurizio Agnello, è arrivata dopo una serie di contro-denunce e richieste di archiviazione: la preside della scuola e uno degli insegnanti avevano risposto querelando l’uomo per diffamazione e calunnia (querela archiviata dalla Procura, che in un primo momento aveva disposto anche l’archiviazione dell’intera indagine). Il gip però adesso ha ordinato ai magistrati ulteriori accertamenti. MONICA CERAVOLO