La Stampa 27/07/2007, pag.8 RAFFAELLO MASCI, 27 luglio 2007
La nuova maturità raddoppia i bocciati. La Stampa 27 Luglio 2007. ROMA. «Non più severo. Più serio»
La nuova maturità raddoppia i bocciati. La Stampa 27 Luglio 2007. ROMA. «Non più severo. Più serio». Così il ministro della Pubblica istruzione Beppe Fioroni ha definito il nuovo esame di maturità di cui ieri ha fornito i risultati. Il dato che balza all’attenzione è che i bocciati - pur restando pochi - sono ora il doppio che non lo scorso anno: il 6,6 contro il 3,3 per cento. E anche i superbravi, quelli che hanno avuto 100 centesimi, sono diminuiti (dal 9,7 al 7,5 per cento). Meno manica larga, insomma e più rigore. Per dimostrare che la strada della valutazione affidabile è stata intrapresa, Fioroni ha distribuito un ricco dossier. Intanto - dice il documento - l’esame di ammissione è stato ripristinato, col risultato di evitare il «tutti promossi» di un tempo, quando una spintarella si dava anche ai vacillanti. La generosità a pioggia è stata ridotta, tant’è che se sono diminuiti i «centisti», come si diceva, c’è stata una riduzione anche di quelli oltre soglia 90 (dal 20 al 17 per cento), mentre è un po’ aumentata la truppa tra i 60 e gli 80 (da 51 a 54 per cento): bravi sì, ma senza esagerare. Va registrato, poi, che uno dei commissari esterni doveva essere «esperto» della materia relativa alla seconda prova scritta, e questo ha fatto sì che la valutazione è stata ovunque più severa. Il rifugio delle scuole private, dal quale negli anni scorsi uscivano promossi il 99% dei candidati, quest’anno si è sentito sul collo il fiato degli ispettori, e il risultato si è visto: i candidati sono diminuiti del 20% e, in media, i promossi delle paritarie sono stati il 3% in meno che non nelle statali, con un dato eclatante per gli istituti tecnici dove i promossi sono stati il 92,3% nelle statali e appena l’83% nelle paritarie. «Tutto merito della task force», dicono al ministero, cioè di quella truppa scelta di 300 ispettori che ha monitorato 7 mila commissioni dalle Alpi a Lampedusa: meno furbi con apparecchi elettronici (telefonini, palmari e simili), meno commissari che si sono dati malati (la percentuale è scesa dal 33% al 22,7 per cento) e check up più assiduo delle procedure d’esame. Valutare però non è solo stangare, ma anche valorizzare in positivo. E qui il dossier Fioroni ha messo in evidenza due dati: primo, le donne sono più brave, secondo, per i migliori sono previsti un Albo e dei premi. Le donne dunque, rileva il dossier, sono di meno tra coloro che hanno i voti bassi (9% contro 16% tra gli appena sufficienti, e 26% contro 34% tra coloro che hanno meno di 70) ma arrivano al 12% (contro il 7% dei maschi) tra chi ha preso più di 90, e sono l’8,6% (contro il 4,8% dei maschi) tra chi ha preso 100. Infine sono lo 0,8% (contro lo 0,6%) di chi ha avuto anche la lode. I bravi studenti italiani, dunque, sono studentesse. Quanto alla schiera dei superbravi - quello 0,7% di studenti e studentesse che hanno ottenuto la lode - si tratta di circa 3000 ragazzi i cui nomi confluiranno in un Albo delle eccellenze che, con il consenso degli interessati, potrà essere consultato da università, imprese e istituzioni di ricerca. Nell’Albo finiranno anche i vincitori di competizioni scolastiche di alto livello, come le «Olimpiadi» o i «Certamina» delle varie discipline. Ai bravi andranno anche premi in denaro, accessi gratuiti a musei e viaggi di istruzione, oltre a buoni per l’acquisto di libri e materiale didattico. Un decreto, a settembre, specificherà i dettagli di questa operazione, compresi gli importi dei premi. Il finanziamento di questa iniziativa è comunque di 5 milioni di euro. Ma dato che non c’è nulla di più controverso dei «dati oggettivi» di un dossier, il responsabile scuola di An, Giuseppe Valditara, ha subito fatto le pulci ai numeri del ministro: «Se andiamo a guardare bene la composizione dei bocciati - osserva - notiamo che quel 6,6% di bocciati è costituito da un 4% di non ammessi e 2,6% di bocciati effettivi. Quindi ne hanno bocciati di più i commissari tutti interni dei tempi della Moratti che non quelli dell’esame Fioroni». RAFFAELLO MASCI