La Stampa 27/07/2007, pag.23 BRUNO VENTAVOLI, 27 luglio 2007
L’uomo bluffa e il computer va in tilt. La Stampa 27 Luglio 2007. Non c’è storia. Non c’è intelligenza artificiale che tenga
L’uomo bluffa e il computer va in tilt. La Stampa 27 Luglio 2007. Non c’è storia. Non c’è intelligenza artificiale che tenga. L’uomo, a poker, continua ad essere più forte. L’hanno dimostrato due professionisti di Los Angeles Phil Laak e Ali Eslami, neanche tra i più eccelsi, sconfiggendo Polaris, una macchina inventata all’università dell’Alberta. La disfida, la prima del mondo, si è svolta in un albergo di Vancouver, lunedì e martedì. E’ durata 48 ore. E alla fine il montepremi di 5 mila dollari è finito nelle tasche della coppia. Una piccola cifra, per i due gambler, un grande riscatto per l’umanità. Nel poker, per lo meno lì, il nostro cervello è ancora più abile del silicio. Gli incubi fantascientifici dei computer capaci di ingannarci e dominarci, tipo l’Hal di «2001 Odissea nello spazio», possono aspettare. Il duello è stato pensato su quattro round da 500 mani ciascuna. Vinceva, chi aveva più fiches alla fine. Il computer Polaris, ha giocato contro entrambi gli avversari, separatamente. Uno in pubblico, e l’altro in una saletta privata. E per garantire l’assoluta uguguaglianza delle opportunità le carte sono state sempre, esattamente, le stesse. I due uomini hanno iniziato un po’ gradassi. Sono abituati a frequentare i tavoli più generosi del mondo, a fare gli istrioni davanti alle tv. Phil Laak, per esempio, è soprannominato nel circuito «Unabomber», perché si presenta ai tornei con la felpa tirata su e gli occhiali scuri sul naso, come l’ingegnere che terrorizzava l’America con i suoi ordigni. Ma i lazzi contro il computer, che ogni tanto faceva rilanci bislacchi, non sono serviti. Lei, la macchina, affrontando silenziosa e impassibile gli alti e bassi del gioco, ha concluso la prima giornata in vantaggio. C’è un detto che circola nelle sale da poker, saggio come lo zen, che afferma: «se non riesci a capire chi è il pollo al tavolo, vuol dire che il pollo sei tu». E quando i professionisti sono saliti nelle loro stanze il dubbio di essere loro, i famosi polli, li ha sicuramente sfiorati. E l’onta, forse, sarebbe stata indelebile. Polaris si è rivelato un osso più duro del previsto. E’ stato programmato per apprendere dai propri errori. E per variare le proprie strategie di gioco dall’aggressivo al pauroso. Ovviamente per calcolare le probabilità di vittoria in base alle carte sul tavolo. Ma anche di simulare bluff e, in teoria di smascherarli. Insomma un ottimo giocatore. Nel secondo giorno la macchina ha lentamente dissipato il tesoretto di fiches. Ad un certo punto è riuscita pure a vincere 240 dollari con una scala reale contro un tris di Eslami. Ma non è bastato. Alla fine Eslami e Laak hanno vinto, per due round a uno (uno è finito pari). Braccia al cielo. Abbracci. E scampato pericolo. L’onore dell’umanità, per lo meno a poker, è salvo. Anche Jonathan Schaeffer, il preside della facoltà di scienze informatiche, ideatore del progetto se n’è andato con le pive nel sacco. «Polaris ha fatto dei progressi straordinari. Ma dobbiamo ancora studiare parecchio. E anche leccarci le ferite». L’obiettivo della partita, a parte il folklore, era provare le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale. I computer moderni sono in grado di compiere miliardi di operazioni in tempi velocissimi. In Canada hanno annunciato la nascita di un computer in grado di incasellare nella sua memoria tutte le varianti possibili di una partita a dama, 500 miliardi di miliardi. Negli scacchi sappiamo com’è andata a finire con Deep Blue. Nel campo del ragionamento logico matematico, insomma, le macchine sono imbattibili. Ma può il computer imparare associazioni mentali che logiche non sono come il rilancio al poker? Può essere programmato con algoritmi che riescano a simulare l’imprevedibilità del bluff? Per il momento la risposta è no. Con le carte saper fare le moltiplicazioni non basta. Serve saper blandire la fortuna e schiaffeggiarla, ridere beffardo quando sei più spacciato d’un pesce spada nella tonnara, capire da che parte soffia il vento del destino. Il poker è come la vita. Fortunatamente, per il momento, ci vogliono ancora uomini per viverla. E per vincerla. BRUNO VENTAVOLI ****** Il computer Deep Blue, prodotto dall’Ibm, è stato il primo computer a battere un campione del mondo di scacchi. Nella prima sfida con Kasparov, nel ”96, perse la macchina, 4-2. Ma nella rivincita, l’anno dopo, il computer, profondamente modificato, vinse per 3.5-2.5. Tra una partita e l’altra il codice venne modificato, per consentire alla macchina di capire meglio lo stile di Kasparov, e di evitare le trappole delle mosse finali: per due volte il computer c’era cascato. La forza di Deep Blue è nella sua straordinaria capaciutà di calcolo. Progettato da Feng-hsiung Hsu, è in grado di analizzare 100 milioni di posizioni al secondo.