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 2007  luglio 27 Venerdì calendario

Iraq, un goal per scordare la guerra la sfida della nazionale senza nazione. La Repubblica 27 luglio 2007

Iraq, un goal per scordare la guerra la sfida della nazionale senza nazione. La Repubblica 27 luglio 2007. Sunniti e sciiti, arabi e curdi insieme, con la stessa maglia e davanti alla stessa porta. Un pallone. Un portiere che para tutto. Molti kalashnikov per fare festa, e nella festa morire. Quando la nazionale di calcio dell´Iraq ha battuto il Vietnam (2-0) nei quarti di finale della Coppa d´Asia, la scorsa settimana, a Bagdad sono rimaste uccise tre persone e cinquanta ferite. Dopo la semifinale di mercoledì, 4-3 ai rigori contro la Corea (ed ecco il favoloso Noor Sabri, quello che para tutto), due autobombe ancora a Bagdad: 55 morti, e la follia dei kamikaze contro un simbolo di unità religiosa e politica forse inaccettabile. Eppure la partita continua, e non solo perché dopodomani a Giakarta c´è la finale contro l´Arabia Saudita. Continua a dispetto di tutto, continua l´assurda e magnifica sfida di una nazionale senza nazione, di una squadra senza patria, senza stadi, senza club (ma con 8.500 tesserati), senza campi d´allenamento, con un commissario tecnico brasiliano (Jorvan Vieira, 53 anni, 26 squadre di club e cinque nazionali nel suo passato di giramondo) e un programma di sopravvivenza da inventare giorno per giorno. «Un inferno: siamo senza equipaggiamento, il cibo asiatico è pesante, ci mancano le camere d´albergo e soprattutto i nostri ragazzi portano nel cuore esperienze terribili di morte e paura», racconta al telefono il citì carioca che non ha mai visto Bagdad: «Però la immagino come Rio de Janeiro. Cioè in mano alla mafia». La nazionale senza nazione si allena sempre in trasferta, in Giordania. Nessun calciatore convocato gioca in Iraq: si dividono tra Iran e Cipro, Qatar e Libia, Emirati e Giordania. Raggiungono i compagni e il luogo del raduno per i fatti loro, dopo estenuanti interrogatori negli aeroporti: ogni volta devono spiegare chi sono, perché sono lì e dove vanno, e che non portano addosso cinture esplosive. Nello scalo di Amman, queste scene sono diventate un classico. Autogestione assoluta e surreale. Quando poi gli iracheni vincono, non si sa come (anzi sì: giocano infatti benissimo, pur non avendo nessuna possibilità di raggiungere l´intesa tecnica e tattica, non parliamo di religione), a Bagdad ti ammazzano se festeggi e intanto gli eroi della Coppa d´Asia scoprono di non avere neppure le camere negli hotel. successo a Kuala Lumpur, dopo la vittoria contro il Vietnam: delle trenta stanze prenotate, ce n´erano solo sette libere. Le altre le avevano occupate gli iraniani, peraltro già eliminati. Iran contro Iraq, per fortuna stavolta solo nel servizio al piano. Gli iracheni hanno atteso una giornata intera, bivaccando nella hall, prima di potersi dividere qualche altra stanza recuperata in extremis. «Non siamo una squadra normale» racconta Vieira, il brasiliano in panchina. «C´erano enormi problemi, i rapporti tra i giocatori erano pessimi e io ho provato a tener fuori dallo spogliatoio la politica e le questioni personali. Due mesi fa, al primo raduno verso la Coppa d´Asia sono riuscito a mettere insieme solo sei giocatori. Ritrovarci in finale è pazzesco, un miracolo. Quando la sera torniamo dagli allenamenti, sempre tardissimo per colpa del traffico di Bangkok, dobbiamo prendere il cibo al take away asiatico: nessuno di noi lo digerisce». La nazionale senza nazione ha la divisa tutta verde, e prova a non essere divisa lei. Ai tempi di Saddam, il calcio era il giocattolo del figlio Uday che trattava gli atleti come gladiatori: premi e punizioni, automobili se si vinceva oppure giorni di galera se si perdeva. La pena più sadica era l´obbligo di calciare a piedi nudi un pallone di pietra. Una volta, dopo una sconfitta della nazionale juniores in Indonesia, Uday sbattè trenta giovani giocatori nella stessa cella. Miglior risultato della storia, la fase finale dei mondiali ´86. Oggi, nella classifica Fifa il posto occupato è il numero ottantotto. Alle Olimpiadi di Atene 2004 gli iracheni arrivarono addirittura quarti, sconfitti dall´Italia per la medaglia di bronzo. Sembrava la rinascita dopo l´inferno, invece il campionato è rimasto ostaggio della violenza e della mancanza di tutto. Nel torneo 2004-2005, quasi una gara su due sospesa per incidenti e la finale tra Al Zawraa e Al Jawiya interrotta dalla polizia che spara sui tifosi dopo un´invasione di campo. Il 7 luglio di quest´anno, miracolosamente, neppure una vittima dopo i festeggiamenti ad Erbil per la prima storica vittoria del campionato da parte di un club curdo. Perché in Iraq gli stadi sono sempre pieni, a volte più che da noi: 40 mila persone sulle gradinate sono una cosa normale, specialmente dentro l´Al-Sha´ab Stadion di Bagdad. E tutti si chiedono con terrore cosa potrebbe accadere in caso di trionfo, domenica. Perché la Coppa d´Asia, seguita in tutto il paese con vecchie radio e tivù scassate, sta dimostrando che forse dietro la nazionale c´è pure una nazione. MAURIZIO CROSETTI