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 2007  luglio 27 Venerdì calendario

DUE ARTICOLI:

Se Second Life diventa persino terra di missione. La Repubblica 27 luglio 2007. In Cielo, in Terra e in ogni Non luogo. Se Dio è onnipresente perché non dovrebbero esserlo i suoi avatar, ovvero quelli che a vario titolo affermano di agire nell´Aldiqua in suo nome e per suo conto? La proposta della rivista gesuita "Civiltà cattolica" di inviare missionari nell´universo virtuale di Second Life è in fondo una coniugazione naturale del verbo «predicare» secondo lo spirito dei tempi.
Viene da uno dei più curiosi e avanzati uomini di fede (padre Antonio Spataro) e appare ineccepibile perfino nei termini della più diffusa religione contemporanea, quella del mercato, giacché porta l´offerta a colmare un vuoto laddove esisteva una domanda. Eppure.
Eppure noi che uomini di fede non siamo sentiamo in questo progetto qualcosa di stonato, come se ci avessero detto che il futuro di «predicare» è «io predicarò», o meglio, «essi predicaranno». C´è qualcosa che non funziona, vero? Ma che cosa?
Andiamo per esclusione. Non è certo il modernismo estremo dell´idea, proprio nel momento in cui si sente riparlare di messe in latino e si invoca un irrigidimento della forma nell´intento di ridare peso alla sostanza. Che possa convivere il nuovo con l´antico, il web con il verbum è sintomo di apertura mentale, dialettica, dinamismo, verrebbe perfino da dire di un qualche relativismo, se non nel messaggio nel mezzo (e se il mezzo è il messaggio, amen). Esistono già precedenti di un certo rilievo, come il sito www. verbumdomini. it, podcast dedicato alle lettura della messa secondo il rito romano scaricabile in file mp3. No, non è questo.
E non è neppure il fatto che si evochi, a legittimazione della presenza della Chiesa in Second Life, il fatto che già vi agiscano la Toyota, la General Motors e l´agenzia di stampa Reuters. Solo una colossale imprecisione giornalistica vieta ogni anno a «Fortune» di inserire il Vaticano tra le principali imprese economiche del mondo. E che così sia non appare peccato, giacchè ogni «battaglia per i cuori e le anime» necessita di finanziamenti e se poi viene combattuta senza l´uso della forza, verrebbe da dire vivaddio.
No, non è neppure questo.
E nemmeno è il luogo per destinazione di questa «missione». In fondo Second Life è un terreno naturale per seminare i temi dello spirito. Difficile concepire una metafora più esplicita dell´altra vita. Ci siamo, ma senza l´ingombro del corpo, i lacci dell´identità, la minaccia della scadenza.
L´avatar è la cosa che, in maniera blasfema, più si avvicina al concetto di anima. Con una connessione a banda larga, diabolici black out esclusi, può essere senza esserci, anche quando non siamo. Esiste in un Altrove di misteri disvelati, giacchè lì sappiamo chi siamo, da dove veniamo e, mouse permettendo, perfino dove andiamo. Non è, dunque, nemmeno questo. Che cosa, allora?
E´quel termine: «missionari». «Missionari» su Second Life. Nel nostro dizionario del senso e del rispetto i missionari sono persone che s´inoltrano nel folto delle Filippine e magari ci finiscono ostaggi. Portano il verbum nella scomoda e talora ferale landa di Trebisonda. Noi ci siamo inchinati davanti a Madre Teresa non per quel che diceva, ma perchè era andata a dirlo a Calcutta, e dopo averlo detto era rimasta lì a ripeterlo per tutta una vita, mentre chiunque altro, critici inclusi, al terzo giorno di miasmi sogna (e prenota) il rientro in business class. Pensiamo nella vita di ogni giorno che se qualcuno vuole conquistarci deve venirci a cercare, sorriderci, parlarci, non mandarci un sms al riparo di un numero anonimo. Se non sono più i tempi di Matteo Ricci che se ne andava in Cina sulle sue scarpe, sono ancora quelli in cui il valore di una parola si misura dallo sforzo del gesto che è costato pronunciarla. Magari non occorre attraversare un continente, ma almeno una strada, reale, per andare incontro a chi sta dall´altro lato. Siamo sommersi di messaggi, scegliamo a quali dare ascolto per il mezzo a cui si affidano. Il sacrificio pare più notevole di un clic.
GABRIELE ROMAGNOLI


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I gesuiti si lanciano su Internet "Second Life terra di missione". La Repubblica 27 luglio 2007. ROMA - Mandare missionari su "Second Life", il cyber-mondo tridimensionale dove vivono più di otto milioni di residenti virtuali tra case, negozi, svaghi, incontri, amori, business e sport. E´ l´audace proposta di Civiltà Cattolica, la rivista dei Gesuiti, per portare il Vangelo nello spazio virtuale ormai grande 260 chilometri quadrati tra terraferma e isole.
Entrare in questa dimensione, dicono i religiosi, è come avventurarsi nella Cina al tempo di Matteo Ricci.
Che volto avrà il cyber-prete evangelizzatore: sarà un "avatar" di don Matteo o avrà i tratti caserecci di un don Camillo oppure assomiglierà ai reverendi fascinosi dei film hollywoodiani? Ancora non si sa. Ma sulla rivista, le cui bozze sono visionate dalla Segreteria di Stato vaticana, padre Antonio Spadaro afferma che c´è spazio per Dio nella cyber-dimensione. «In "Second Life" - scrive - esistono gruppi o siti di carattere religioso e spirituale. Ben ventitré chiese. Anche cattedrali come le simulazioni delle cattoliche Notre-Dame di Parigi, della cattedrale di Salisburgo o dell´anglicana St. Paul di Londra». Si trova di tutto. Dalle moschee, alle pagode, ai templi zen e indù.
«Gli spazi spirituali si vanno ampliando - soggiunge Spadaro, un gesuita trentenne, tra i più giovani della redazione di Civiltà Cattolica, esperto di letteratura, ma appassionato di web - e qualcuno ha cominciato ad avvertire il bisogno di creare luoghi di preghiera o addirittura chiostri e conventi con camere spartane da affittare per tempi di sosta e di meditazione circondati da spazi verdi e quieti».
Spiega padre Michele Simone, vicedirettore della rivista, che l´idea di questa sfida nasce da un dato di fatto: «Il fenomeno è in espansione. Ci sono certamente lati positivi e negativi, ma è giusto che i cattolici non siano assenti, anzi siano presenti per non lasciare che la dimensione religiosa venga strumentalizzata o occupata da altri». E il rischio di lasciarsi invischiare in un fenomeno di moda? «Al contrario, esserci può servire a far vedere che esiste una realtà diversa da quella in cui si rifugiano gli utenti di "Second Life"».
A Civiltà Cattolica nessuno si nasconde anche gli aspetti più peccaminosi e inquietanti del cyber-mondo. Padre Spadaro informa che in Second Life i personaggi «devono acquistare i genitali, anche se a prezzi molto modici, e la fantasia, anche morbosa ovviamente, si è sbizzarrita nella creazione di "prodotti" appetibili per ogni tipo di "avatar"». In un gioco senza limiti, che può sfociare in «ogni forma di espressione erotica simulata, dalla prostituzione alla pedofilia».
Eppure, nel suo sano realismo, il giovane gesuita avverte che se ci sono persone che nella Seconda Vita esprimono anche bisogni di carattere spirituale, allora è meglio non lasciare inevasa una simile richiesta.
Insomma, per un religioso ogni iniziativa capace di animare positivamente questa dimensione è opportuna: «La terra digitale è, a suo modo, anch´essa terra di missione».
La rivista elenca naturalmente gli elementi problematici del gioco digitale. L´ambiguo rapporto tra autenticità e simulazione, tra spontaneità e assoluta mancanza di pudori. La relazione complessa tra immaginazione ed evasione alienante dalla realtà con conseguente fuga in un mondo indolore.
Ultima trappola, infine, la tendenza a rimuovere il peso dell´esperienza sotto l´influsso dei meccanismi virtuali che permettono di cancellare tutto e considerare ogni cosa un mero esperimento.
Fra tante trappole, però, non è stata considerata la più insidiosa. Le ultime indagini rivelano che le società commerciali stanno abbandonando il cyber-mondo. «Alla gente interessano soltanto i casinò, i locali da strip, i giochi erotici», dicono gli esperti. Con il rischio che un cyber-missionario, più debole degli altri, perda la testa, butti la tonaca alle ortiche e si getti a capofitto nelle delizie del peccato.
MARCO POLITI