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 2007  luglio 27 Venerdì calendario

Nei brogli elettorali siamo finalmente bipartisan. Corriere della Sera 27 luglio 2007. Qualche tempo fa è uscito un libro di grande interesse, una specie di storia delle elezioni italiane dal 1948 ad oggi, firmato da un autorevole studioso, Luca Ricolfi e da due suoi collaboratori

Nei brogli elettorali siamo finalmente bipartisan. Corriere della Sera 27 luglio 2007. Qualche tempo fa è uscito un libro di grande interesse, una specie di storia delle elezioni italiane dal 1948 ad oggi, firmato da un autorevole studioso, Luca Ricolfi e da due suoi collaboratori. Verso la fine c’è un capitolo che potrebbe essere intitolato «storia dei brogli», nel quale i dati sono messi a disposizione del lettore, così che possa trarre egli stesso le sue conclusioni. Ebbene, un lettore con qualche nozione di statistica arriva a una conclusione traumatica, e cioè che le ultime elezioni le aveva vinte la destra, non la sinistra. Leggere per credere. Il libro non è stato censurato, per carità, in Italia c’è la libertà di stampa, ma semplicemente ignorato. Rosalino Sacchi Caro Sacchi, Il libro a cui lei si riferisce s’intitola «Nel segreto dell’urna, un’analisi delle elezioni politiche del 2006» (Utet 2007) ed è una raccolta di studi scritti da diversi autori e curata da Paolo Feltrin, Paolo Natale e Luca Ricolfi. Anch’io ho letto il capitolo intitolato «L’ipotesi dei brogli», scritto da Ricolfi e Silvia Testa, ma sono giunto a conclusioni meno nette delle sue. Ricolfi e Testa ricordano la situazione all’indomani del voto allorché il centrodestra, dopo avere chiesto e ottenuto la riconta delle schede contestate (2000) alzò la mira e chiese il controllo di tutte le schede valide e non valide. La situazione sembrò rovesciarsi quando apparve nelle edicole, il 24 novembre dell’anno scorso, un film in dvd di Enrico Deaglio e Beppe Cremaschi in cui gli autori sostenevano una tesi clamorosa. Il centrodestra avrebbe sottratto un milione di voti al centrosinistra grazie a un software «annidato nella rete informatica del ministero dell’Interno». L’ipotesi parve abbastanza convincente e tenne la scena per parecchi giorni. Vi furono quindi per un certo periodo due sospetti contrapposti: una massiccia frode a danno del centrodestra, perpetrata nelle sezioni elettorali, e una frode altrettanto massiccia a danno del centrosinistra realizzata nel «cervellone » del Viminale o nei computer delle prefetture. Ma non appena la tesi di Deaglio venne messa in dubbio, il centrosinistra si accorse che essa avrebbe favorito le richieste del centrodestra e rinunciò a servirsene. Prevalse alla fine la richiesta di Berlusconi. «Il 6 dicembre», ricordano Ricolfi e Testa, «la Giunta per le elezioni del Senato decide di procedere alla riconta dei voti. Il giorno dopo, anche nella Giunta della Camera, i parlamentari dell’Unione, dopo mesi di resistenza, cedono alle richieste della Casa delle Libertà e accettano di dar corso alla riconta». Buona parte dello studio è dedicato alle procedure di controllo. Dopo avere descritto le due filiere esistenti (quella che passa attraverso Comuni, prefetture, ministero dell’Interno, e quella che passa attraverso i tribunali, le Corti di appello e la Corte di cassazione), gli autori giungono alla conclusione che un grande imbroglio, orchestrato dall’alto, è «estremamente difficile, per non dire impossibile ». Sono invece possibili i brogli periferici, effettuati attraverso le sezioni. Ma è difficilissimo scovarli e correggerli perché i «cani da guardia» (le Giunte delle due Camere) «non sono organismi terzi, bensì organismi politici bipartisan, i cui membri non solo sono in grado di bloccare o ritardare i lavori che non favoriscono la propria parte politica, ma in alcuni casi sono in patente conflitto d’interessi (può capitare che della Giunta faccia parte un parlamentare contro la cui elezione ha fatto ricorso il candidato che ne rivendica il posto) ». Resta da capire che cosa sia veramente successo nelle elezioni del 2006. Il «margine risicato » ha comprensibilmente alimentato sospetti e reciproche accuse. Qualche decina di migliaia di voti in più alla destra le avrebbe dato la vittoria; e qualche decina di migliaia di voti in più alla sinistra le avrebbe permesso di governare più comodamente. Sulla regolarità del voto Ricolfi e Testa hanno molti dubbi. Vi sarebbe stata una «sistematica e grave violazione delle regole nel caso del voto degli italiani all’estero ». E vi sarebbe stata «una enorme massa di irregolarità e stranezze denunciate – e spesso documentate – da membri dell’opposizione (compresi due ex ministri), specie in Emilia Romagna, e nelle quattro regioni – Liguria, Lazio, Sardegna, Puglia – in cui lo scrutinio manuale è stato affiancato da quello elettronico». Anche sulla base di un confronto con le due elezioni politiche precedenti, Ricolfi e Testa sono giunti alla conclusione che qualcosa «non va» e annunciano che stanno lavorando «a una serie di modelli matematici- statistici capaci di riconoscere le tracce di eventuali alterazioni di voti e valutarne la direzione (pro destra o pro sinistra) ». Per ora, in attesa dei modelli matematici e della riconta (per cui occorrerà attendere più di un anno), l’ipotesi generale suggerita dalle analisi oggi possibili «è quella di brogli di entità non trascurabile, e di segno alterno. Insomma di nuovo brogli bipartisan ». Rimane una speranza: che quanto è accaduto dimostri la necessità di regole più severe e di risultati più facilmente verificabili. Non basta quindi cambiare la legge elettorale. Occorre anche migliorare e semplificare le procedure di voto. «Per quanto ci concerne », concludono Ricolfi e Testa, «ci accontenteremmo che, quale che sia il sistema elettorale (...), a noi cittadini possa almeno essere restituita una certezza: che una volta infilata nell’urna la nostra scheda resti quella che è». SERGIO ROMANO