Corriere della Sera 27/07/2007, pag.11 Monica Guerzoni, 27 luglio 2007
La «dote» di Sposetti: al Pd neanche un soldo. Corriere della Sera 27 luglio 2007. ROMA – Da sei anni, nel bene o nel male, è il Tesoriere con la maiuscola, l’uomo che a «colpo di culo», come ebbe a dire dopo l’estate delle scalate, ha quasi azzerato i 584 milioni di debiti che zavorravano la Quercia
La «dote» di Sposetti: al Pd neanche un soldo. Corriere della Sera 27 luglio 2007. ROMA – Da sei anni, nel bene o nel male, è il Tesoriere con la maiuscola, l’uomo che a «colpo di culo», come ebbe a dire dopo l’estate delle scalate, ha quasi azzerato i 584 milioni di debiti che zavorravano la Quercia. Ma adesso che ha compiuto sessant’anni, di cui trenta al servizio della ditta Pci-Pds-Ds, Ugo Sposetti annuncia che andrà presto in pensione. Stanco di girare l’Italia a firmar rogiti e contratti d’affitto? Esausto di dar vita a fondazioni per blindare i beni al sole dei Ds? «Diciamo che vorrebbero mandarmi in pensione, ma passerà ancora un bel po’ di tempo». Sposetti è uno che parla chiaro, ma qualche volta bisogna interpretarlo, decifrare gli indizi che semina, con accorta avarizia, tra un caffè e un voto in Aula alla Camera. Indizi,tracce. Quel lancio di agenzia che diceva «Sposetti, non faccio debiti per le primarie » o quel trafiletto di giornale incorniciato al muro del suo ufficio, al Botteghino. C’è scritto di quando Veltroni, allora segretario, teorizzò che le finanze disastrate dei nipotini di Togliatti erano, per il leader di un partito, «una garanzia ». Sposetti ha sempre pensato il contrario. E cioè che «tranquillità non sono i debiti, ma le risorse per far politica». Non che non stimi Veltroni, anzi ripete spesso che «Walter è quello che più si è speso per il Partito democratico », però non fa mistero di aver guardato con diffidenza alla repentina investitura del sindaco. E quando gli chiedono perché mai il primo leader del Pd non riceverà in dote «un bel nulla» dal suo partito, lui (ma forse questa è una leggenda) ricicla sempre la stessa battuta: «Senti a me... Ugo a Walter non gli lascia proprio nulla, e se resta un mattone glielo tira in testa». Il destino della «roba», per dirla col titolo di una celebre novella di Giovanni Verga, è dunque scritto. Quanto i Ds hanno costruito nella loro storia, valore che va ben oltre i 50 milioni di euro deducibili dai bilanci, sta per essere trasferito a fondazioni senza scopo di lucro, la cui finalità è «la promozione dei valori della sinistra italiana ed europea». Blindare, salvare, mettere al sicuro è l’ossessione del tesoriere. «Preservare gli archivi, custodire le lettere, le registrazioni, i filmati, i cimeli... ». Anche il piccolo busto bianco di Togliatti che se ne sta severo sulla libreria dell’onorevole Sposetti, anche i tre cagnoloni di cioccolata che gli mandò Prodi dopo la rissa sui fondi per la campagna elettorale. «Sarebbe meglio se Romano tenesse al guinzaglio i suoi cani» aveva detto al Corriere alludendo allo «pseudotesoriere» del premier, Angelo Rovati. E se gli chiedono che effetto fa pensare ai ricordi di una vita politica rinchiusi nei sotterranei della Fondazione lui non si commuove, perché «Ugo non piange mai». E il patrimonio politico dei Ds, che fine farà? Chi si intesterà i consensi elettorali di Fassino o D’Alema? Lui qui si sottrae oppure semina un altro, interessante indizio: «I dirigenti Ds devono avere rispetto per le generazioni precedenti che hanno lottato e lavorato tanto». E fino a quando i beni resteranno blindati, al sicuro nelle fondazioni? «Per sempre». Se gli è venuta voglia di chiudere tutto nei cartoni e godersi la pensione dopo una vita di «duro lavoro» che lo ha visto ferroviere, sindaco, senatore, forse è anche per la bufera intercettazioni. «Siamo attaccati dai giornali e non solo dai giornali e lo so bene io, che sono uno dei coinvolti». E la telefonata con Giovanni Consorte? «Non capisco – è il suo leitmotiv – perché una conversazione privata deve finire sui giornali. Come vedete il sorriso sulle labbra non lo perdo mai. Sono due anni che quelle cose sono pubbliche e tutti sanno che non c’è niente ». Qualcosa c’è ed è la richiesta di rinvio a giudizio per Consorte, al quale Sposetti non si stanca di profferire amicizia. « uno bravo e intelligente, se ha fatto qualche cosa sono problemi suoi, con la coscienza e con la magistratura. Gli sono stato vicino perché era un amico e allo stesso modo difendo gli amministratori, come il sindaco di Montalto, quando vengono sbattuti in prima pagina. Gazzarra indegna». Dei magistrati non parla volentieri, ma se qualcuno va a trovarlo al Botteghino, allora si sfoga: «Ma cosa vogliono ancora da noi? Vengano a vedere come deve vivere un uomo. Con le porte blindate e le sbarre di ferro alle finestre ». Lo dipingono come il baffo più cattivo del Botteghino ma quando scende le scale del labirintico palazzo di via Nazionale una ragazza lo ferma e lo bacia. «Cattivo? Ma se è il più buono e il più bello dei diesse». Sposetti, che un po’ vanesio lo è sempre stato, sorride sotto i baffoni candidi, ma nel bel mezzo della scalone metallico che porta al cortile si ferma e si volta. « vero che è inquietante questo palazzo. E lo sa chi ci ha portato qui? Ci ha portato quello là». Era l’ottobre del 2000 e il segretario dei Ds si chiamava Walter Veltroni. Monica Guerzoni