Corriere della Sera 27/07/2007, pag.6 Paolo Fior - Carlo Cinelli, 27 luglio 2007
DUE ARTICOLI:
Padoa-Schioppa: Alitalia, meno vincoli per vendere. Corriere della Sera 27 luglio 2007. MILANO – Nuovo bando di gara o trattativa diretta. questo il nodo, ancora tutto da sciogliere, a cui sta lavorando il governo per condurre in porto la partita Alitalia. Un nodo politico, prima ancora che tecnico, anche alla luce del fallimento della precedente gara indetta dal Tesoro che, come hanno sottolineato esponenti della stessa maggioranza, i sindacati e l’opposizione tutta «ha fatto perdere sette mesi preziosi per il risanamento della compagnia ed è costato alcune centinaia di milioni di euro». Critiche ribadite anche ieri al termine dell’audizione del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa davanti alle commissioni Trasporti della Camera e Lavori pubblici del Senato.
I PALETTI DEL MINISTRO – Nel corso dell’audizione, il ministro ha però fissato alcuni punti fermi, escludendo esplicitamente l’ipotesi liquidazione: «Non c’è alcuna volontà di liquidare, non sussistono i presupposti giuridici – ha detto il ministro ”. La scelta di privatizzare rimane intatta e più forte di prima. Continuiamo a muoverci nell’ambito dell’opzione di vendita». Un altro punto fermo, o quasi, sembra riguardare le modalità tecniche dell’ingresso dei privati nel capitale. Sia che venga fatta una nuova gara, sia che prevalga l’ipotesi della trattativa diretta sembra scontato che l’operazione passi per un aumento di capitale: «Di recente – si legge nelle slide del Tesoro mostrate nel corso dell’audizione – la società ha comunicato che a breve verranno esaminate le linee guida per un piano industriale in una logica di continuità aziendale e che in tale ambito potrebbe risultare opportuno un aumento di capitale» e, in questo caso, si potrebbe avviare la procedura per la cessione ai privati dei diritti d’opzione del Tesoro. Lo sforzo del governo, ha detto il ministro, è quello di «vedere se ci sono maniere di salvaguardare i vantaggi di flessibilità della procedura a trattativa privata nel rispetto delle caratteristiche di oggettività» garantite da una gara. In ogni caso, «non si vuole vendere a chiunque, ma a chi abbia un progetto strategico e si sta lavorando sull’appetibilità dal punto di vista economico dell’operazione».
I VINCOLI – Padoa-Schioppa ha poi preso le distanze dalla decisione di porre vincoli occupazionali per la vendita di Alitalia («ero contrario» ha detto), ha rivendicato l’operato del governo («se avessimo fissato meno vincoli saremmo stati rimproverati di vendere senza condizioni ») e ha confermato la volontà di rendere più flessibile la procedura di vendita per incentivare i privati. La sostanza, però, è che il governo e l’azionista di maggioranza di Alitalia, il Tesoro, stanno ancora cercando una difficile quadra e che il susseguirsi degli incontri a Palazzo Chigi – ieri sera dal premier Romano Prodi c’erano Padoa- Schioppa, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, il sottosegretario al Tesoro, Massimo Tononi e il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Enrico Letta – non ha finora portato a una decisione. E ad aumentare l’inquietudine nel mondo politico e sindacale è il fatto che la questione Alitalia non è all’ordine del giorno del consiglio dei ministri in calendario oggi, anche se è possibile che se ne discuta.
Solo l’Anpac salva l’esecutivo e chiede di procedere con decisione sulla strada della «trattativa diretta scegliendo i suoi interlocutori e senza porre ulteriori paletti ». Le altre organizzazioni sindacali – pur sottolineando l’assoluta necessità di portare a compimento la privatizzazione di Alitalia – presentano il conto al governo. La Filt Cgil si aspetta «un atto di umiltà e tanto realismo. Serve un onesto e concreto coinvolgimento del sindacato e una ricapitalizzazione della compagnia ». La Fit Cisl punta il dito contro il tentativo di scaricare le responsabilità sui sindacati: «i paletti li ha messi autonomamente Padoa-Schioppa e nessun altro». Delusi anche gli autonomi dell’Sdl che temono che si arrivi «alla cessione di Alitalia a un concorrente europeo che avrebbe come unico obiettivo quello di assorbire il ricco mercato italiano ed accaparrarsi i passeggeri per alimentare i propri aeroporti intercontinentali».
I SINDACATI – Ma il giudizio più pesante arriva dal leader della Uil, Luigi Ange-letti: « la mancanza di trasparenza, il proseguire nell’indecisione ad alimentare il sospetto che in realtà alla fine prevalga la soluzione di aspettare che Alitalia bruci le ultime riserve finanziarie per poi poterla liquidare. Non vorremmo che si aspettasse che si creino le condizioni per poi svenderla sul serio e far fare qualche business a qualcuno». Durissime anche le critiche dal mondo politico che rileva, con Angelo Sanza di Forza Italia, come ieri il ministro del Tesoro abbia glissato sulle ragioni che hanno indotto Air One a ritirarsi all’ultimo dalla precedente gara. Comunque sia il tempo stringe: il cda di Alitalia dovrebbe riunirsi mercoledì primo agosto per dare il via libera alle linee guida del piano industriale. Un via libera essenziale per operare le correzioni di rotta e i tagli necessari a garantire la continuità aziendale. E un ulteriore slittamento non sarebbe interpretato come un segnale positivo dal mercato dove ieri, in controtendenza, il titolo Alitalia ha chiuso in rialzo del 2,21% a 0,79 euro.
Paolo Fior
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La voglia di «trattativa diretta» e l’ipotesi di ricapitalizzazione. Corriere della Sera 27 luglio 2007. MILANO – Eppure dalle carte che Tommaso Padoa-Schioppa ha tenuto rigorosamente coperte sul destino della (ex) compagnia di bandiera qualcosa si intravede. quel passaggio nel quale il ministro dell’Economia accenna a una comunicazione giunta in questi giorni all’azionista Tesoro direttamente dagli uffici di Berardino Libonati. Alitalia segnala che a breve esaminerà le linee guida del piano industriale. Una riunione del consiglio d’amministrazione sul punto è slittata da oggi a mercoledì primo agosto. In quell’occasione, avverte il ministro nelle carte depositate alle commissioni di Senato e Camera, «potrebbe risultare opportuno realizzare un aumento di capitale». Di nuovo? Ancora un’iniezione di liquidità in un gruppo che perde due milioni al giorno? L’ipotesi di lavoro che il governo starebbe accarezzando non è ovviamente questa. Quanto quella, già ventilata nei giorni scorsi quando ormai appariva evidente che la gara non sarebbe andata a buon fine, di lasciar partire un’operazione di ricapitalizzazione (che a quel punto sarebbe la compagnia a proporre per garantire, nell’ambito del piano industriale, la «necessaria continuità aziendale»), ma di non sottoscriverlo. A quel punto, qualcuno dovrebbe acquistare l’inoptato. E chi dovesse aggiudicarsi i diritti d’opzione sarebbe in pole position per avere un ruolo importante in Alitalia. Ipotesi non facile e tutta da verificare, anche in sede tecnica. Si dovrà vedere innanzitutto se l’asta sull’inoptato, che di norma è aperta a tutti gli investitori, potrà avere una platea circoscritta. Perché i diritti d’opzione si vendono in Borsa al miglior offerente e nessuno in quel caso avrebbe garanzie di sorta dai compratori.
Ma, a quel punto, sarebbe la compagnia ad aver ripreso in mano il pallino, proponendo un aumento di capitale a sostegno di un piano di rilancio. E la compagnia potrebbe orientare la scelta dei soggetti da invitare per sottoscrivere la ricapitalizzazione. Insomma sarebbe la compagnia a prendere in mano quel bandolo di una sorta di «trattativa diretta» che il Tesoro non potrebbe gestire, ma alla quale ha accennato ieri il titolare di via XX Settembre. Che pure qualche sassolino dalla scarpa se l’è tolto quando ha spiegato la «sorpresa» per l’inatteso ritiro di Air One dopo che la compagnia di Carlo Toto aveva acquisito garanzie di salvaguardia sull’esito di un negoziato con i sindacati. Ma Air One aveva difficoltà a sostenere finanziariamente l’operazione, mentre una soluzione che passasse per l’aumento di capitale e la successiva vendita dei diritti del Tesoro avrebbe forse il pregio di evitare un’Opa. Non soltanto. Riaprirebbe anche il gioco per i grandi vettori internazionali che da subito hanno detto che non si sarebbero adattati al meccanismo dell’asta competitiva. E riaprirebbe la strada a chi azionista di Alitalia è già, quella Air France che ancora custodisce gelosamente un pacchetto (sia pure, di recente, svalutato) di circa il 2% della compagnia italiana.
Carlo Cinelli