Corriere della Sera 27/07/2007, pag.1 GIOVANNI SARTORI, 27 luglio 2007
IL MODELLO TEDESCO E LE SUE VIRT
Corriere della Sera 27 luglio 2007. Il ministro Arturo Parisi tuona e fulmina; e per Gianfranco Fini il modello elettorale tedesco è «una distesa di sabbia che inghiottirebbe la Seconda Repubblica». Nientepopodimeno. Lo echeggia su queste colonne Salvatore Vassallo: «Chi invoca il sistema tedesco è nemico del bipolarismo e della democrazia che governa». Anche perché quel sistema «aggiungerebbe al veto alternante delle estreme il veto permanente di un centro destinato a ingrassare ». Pertanto occorre adottare una legge elettorale che impedisca il «gonfiamento del centro ». Sì, questo è il problema. Ma non è un problema creato da, e risolvibile con, il sistema elettorale.
Peccato che in Italia i costituzionalisti che si interessano di queste faccende non leggano il testo classico e direi d’obbligo di Anthony Downs, «Una teoria economica della democrazia » (Il Mulino). Davvero peccato perché ne ricaverebbero la spiegazione di cosa è che gonfia il centro e di cosa, viceversa, lo svuota. Il centro (partito o partiti di centro) si gonfia e diventa un «grande centro» se le ali di destra e/o di sinistra che lo circondano adottano una strategia di competizione centrifuga che si propone di svuotarlo con appelli estremistici. In tal caso l’elettorato moderato o comunque tranquillo, infastidito e anche spaventato da una politica surriscaldata e troppo bellicosa, si rifugia nel partito di centro e lo ingrassa. Ma, appunto, la causa di questo gonfiamento non è il sistema elettorale; è la strategia competitiva dei partiti, e in questo caso una competizione estremizzante di «fuga dal centro».
Viceversa, e correlativamente, per ridurre il centro a un partito secondario si deve adottare una competizione centripeta che si avvicina al centro e in qualche misura lo ricopre. Ridiciamolo così: il centro si svuota se i suoi concorrenti di destra e di sinistra tranquillizzano l’elettorato che prima spaventavano. Difatti in Germania il partito liberale (Fdp, di centro) si aggira in zona 5-6 per cento, non ha poteri di veto e non distrugge per niente il bipolarismo; anzi, gli fornisce una preziosa ruota di scorta.
Un altro punto è la riduzione della frammentazione partitica. A questo fine il miglior sistema è il doppio turno alla francese; ma anche il sistema tedesco decapita drasticamente i «nanetti». S’intende, purché non venga storpiato. Ma se resta fermo uno sbarramento del 5 per cento che non può essere surrettiziamente scavalcato da coalizioni elettorali, allora i partiti italiani scenderebbero da una ventina a 5 o 6. Il che andrebbe inevitabilmente a produrre aggregazioni che potrebbero consentire coalizioni di governo omogenee.
L’ultimo punto riguarda la «democrazia che governa », altrimenti detta da Georges Burdeau «democrazia governante». Quale che ne sia la denominazione, questa democrazia è in parte una bufala, e in parte l’invenzione di quella che chiamo «democrazia ortopedica»: una democrazia che nasce in ospedale prefabbricata e assurdamente ingessata ancor prima di essere insediata. Vassallo lamenta che il sistema tedesco consente un «voto libero da patti pre-elettorali ». Sì, il sistema tedesco, e con esso il sistema di tutte le democrazie parlamentari. Perché decidere anzitempo di cose che dovrebbero essere decise dai parlamenti non è superdemocratico: è soltanto disfunzionale.
Tutto ciò detto, non dico che il modello tedesco sia il migliore. Dico che è tra i buoni modelli che possiamo benissimo accettare. Purché non sia trasformato, all’italiana, in una automobile a due ruote.
GIOVANNI SARTORI