Il Sole 24 Ore 10/06/2007, pag.9 Andrea Malan, Giovanni Negri, 10 giugno 2007
Eredità Agnelli, l’enigma all’estero. Il Sole 24 Ore 10 giugno 2007. Una saga familiare come tante? O una vicenda che rischia di mettere in gioco il controllo del maggior gruppo industriale italiano? La causa intentata da Margherita Agnelli, figlia dell’Avvocato, nei confronti di Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e dell’avvocato svizzero Siegfried Maron - che vede la citazione anche della madre Marella in qualità di coerede - ha richiamato un’attenzione mediatica commisurata al ruolo attribuito alla famiglia Agnelli in Italia; e ha anche sollevato interrogativi per le possibili ripercussioni sul gruppo Fiat
Eredità Agnelli, l’enigma all’estero. Il Sole 24 Ore 10 giugno 2007. Una saga familiare come tante? O una vicenda che rischia di mettere in gioco il controllo del maggior gruppo industriale italiano? La causa intentata da Margherita Agnelli, figlia dell’Avvocato, nei confronti di Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e dell’avvocato svizzero Siegfried Maron - che vede la citazione anche della madre Marella in qualità di coerede - ha richiamato un’attenzione mediatica commisurata al ruolo attribuito alla famiglia Agnelli in Italia; e ha anche sollevato interrogativi per le possibili ripercussioni sul gruppo Fiat. Le prospettive Difficile prevedere se la vicenda potrà essere ricomposta in via stragiudiziale. Per ora non risulta che siano state fatte offerte in tal senso, ma è probabile che la diplomazia familiare si metta in moto quanto prima. Stando alle parole del suo avvocato, Girolamo Abbatescianni, Margherita Agnelli punta in primo luogo a ottenere quel rendiconto che la legge prevede sia reso dai mandatari. Dai mandatari, appunto. Se si andrà allo scontro nell’aula del tribunale di Torino, l’oggetto immediato della disputa sarà proprio la qualifica di Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, collaboratori di lunga data di Gianni Agnelli e della famiglia. Mandatari, gestori o "semplici" conservatori del patrimonio personale dell’Avvocato? Da parte dei tre citati in giudizio si potrebbe sostenere, e in questo senso si esprimono fonti vicine a Fiat, di non avere mai ricevuto un mandato ufficiale all’amministrazione del patrimonio e di avere invece rivestito un ruolo di consulenti, senz’altro di alto livello, ma semplici consulenti. Anche con incarichi societari, ma sempre funzionali a un ruolo che non prevedeva la gestione dei beni dell’Avvocato. Semmai la sua conservazione. Un ruolo statico, insomma, e non dinamico. Opposta la convinzione di Margherita Agnelli. Almeno stando a quanto emerge dall’atto di citazione: i tre sono sempre qualificati come mandatari o gestori. A corroborare questa tesi, oltre a un’ampia rassegna stampa concentrata sugli atti compiuti nell’interesse di Gianni Agnelli, si fa riferimento agli incarichi ricoperti in società, fiduciarie e trust. Uno per tutti: Alkyone, trust costituito a Vaduz nel 2001 con l’obiettivo di gestire conti e azioni dell’Avvocato. Amministratori? Gianni Agnelli stesso con Grande Stevens, Gabetti e Maron. Il controllo della Fiat La stabilità della catena di controllo della Fiat, uscita da poco dalla più grave crisi della sua storia, non è comunque in pericolo. La Dicembre società semplice ha in portafoglio poco più del 31% della G. Agnelli & C. sapa, holding che raccoglie le partecipazioni di tutti i membri della dinastia e che - tramite Ifi e Ifil - controlla poi Fiat. L’Avvocato Agnelli controllava fino al 1996 il 99,97% della Dicembre. In realtà, secondo il periodico svizzero «Facts», nei primi anni 90 la quota di controllo fu trasferita per un certo periodo alla finanziaria del Liechtenstein Merkt & Co, gestita da Herbert Batliner, uno dei più noti avvocati di Vaduz. A metà del decennio, però, la struttura fu smantellata (Merkt & Co viene liquidata nel 1997). Nel 1996 Gianni Agnelli ripartisce le quote di Dicembre con una donazione assegnando il 25% alla moglie Marella, 25% alla figlia Margherita, 25% al nipote John Elkann, erede designato alla guida del gruppo, e tenendo l’ultimo 25% in proprietà ma conservando l’usufrutto sulle altre quote. Questa era la situazione all’apertura delle schede testamentarie, il 24 febbraio 2003. Secondo il codice, nel caso di morte di uno dei soci di una società semplice la sua quota viene ripartita fra gli altri, i quali liquidano eventuali eredi. La nuova ripartizione vedeva Margherita Agnelli, sua madre Marella e John Elkann salire al 33% ciascuno. In quell’occasione Margherita si rifiutò di sottoscrivere poiché - ha spiegato nell’intervista a «Panorama» - non le vennero mostrate carte che descrivessero lo stato patrimoniale di suo padre. Dopo i contrasti emersi in quella data, Grande Stevens rinunciò all’incarico di esecutore testamentario. Dopo lunghe discussioni, Margherita e la madre arrivarono a un accordo concretizzatosi poi in un "patto successorio" firmato in Svizzera nel marzo 2004, valido per il diritto elvetico ma nullo per quello italiano. In sostanza, Margherita rinunciava con il patto ai propri diritti sull’eredità di Marella (compresa la quota di quest’ultima in Dicembre) e vendeva alla madre anche la quota ricevuta in eredità dal padre. Marella ha poi a sua volta donato le proprie quote in Dicembre a John e agli altri due nipoti Elkann, Lapo e Ginevra, mantenendo per sé l’usufrutto. La causa intentata in questi giorni da Margherita chiede sì la nullità degli accordi intercorsi in Svizzera con la madre, ma la compravendita di cui sopra «non ne è oggetto» afferma l’avvocato Abbatescianni, che l’ha assistita nella predisposizione della citazione. Con il 31% dell’accomandita garantito dal controllo di Dicembre, John è saldo al volante di Fiat. Il resto del patrimonio Rimane la controversia sul resto dell’eredità. Come mai Margherita ha deciso di andare avanti, dopo che con gli accordi del 2004 sembrava aver accettato i termini della divisione? «Il tutto è nato quando la signora ha iniziato a pensare a una sistemazione della propria eredità», dice l’avvocato. Una sistemazione che garantisca un trattamento equilibrato fra i tre figli avuti da Alain Elkann e i cinque di Serge de Pahlen. Il mensile elvetico «Bilanz» attribuisce alla famiglia Agnelli-De Pahlen un patrimonio fino a 2 miliardi di franchi, ma è possibile che nella stima siano comprese anche le quote in mano a John Elkann. Anche se non viene detto esplicitamente, il dubbio di Margherita è che i vari resoconti sulla consistenza del patrimonio del padre non siano completi. Il primo è datato 16 maggio 2003 e prodotto dal commercialista Gian Luca Ferrero. Un resoconto parziale, sostiene la citazione, poiché si riferisce alle sole proprietà italiane dell’Avvocato; quanto al resto, la signora Agnelli allega alla citazione schemi estremamente sommari, e che sarebbero gli unici ricevuti. Dopo l’accordo con la madre, Margherita Agnelli riceve in data 26 marzo 2004 un pagamento di circa 109 milioni di euro dalla filiale svizzera di Morgan Stanley. Il bonifico non riporta chi lo ha ordinato, e alle successive richieste di chiarimenti viene risposto dalla banca con una stringata missiva giunta il 13 aprile di quest’anno, secondo la quale «il titolare del conto ci consiglia di non darvi altre informazioni». Chi è questo titolare? Che cosa contiene il conto? Una settimana dopo la lettera, il 20 aprile scorso, viene messa in liquidazione la ginevrina Sacofint, una delle due finanziarie svizzere (l’altra è la zurighese Sadco, messa in liquidazione già nel 2005) menzionate nell’atto di citazione come family office, ovvero quelle cui l’Avvocato aveva affidato il compito di gestire il proprio patrimonio internazionale. Amministratore di entrambe, e ora liquidatore di Sacofint, è Siegfried Maron. Che cosa era custodito in quelle società? «Vogliamo trasparenza», afferma l’avvocato Abbatescianni. Se poi la trasparenza dovesse rivelare parti di patrimonio finora rimaste nascoste, l’obiettivo è anche di arrivare a una nuova divisione. *********** LE TAPPE 2003 23 gennaio. Muore a Torino l’Avvocato Giovanni Agnelli, all’età di 81 anni 24 febbraio. Apertura delle schede testamentarie. Margherita, al contrario di Marella, non firma 26 febbraio. Lettera di Margherita Agnelli nella quale si iniziano a chiedere chiarimenti sullo stato patrimoniale del defunto padre 9 marzo. Lettera di Gianluigi Gabetti che ricorda come Margherita dovrebbe considerarsi soddisfatta della assegnazione di una quota della società Dicembre 10-26 marzo. Due lettere di Franzo Grande Stevens a Margherita: nella prima, Grande Stevens ricorda che la volontà dello stesso Gianni Agnelli era che «a comandare fosse uno solo alla volta». Grande Stevens rimarca che Agnelli gli confidò il desiderio che le quote di Dicembre di proprietà di Margherita e di Marella andassero allo stesso John 11 aprile. Lettera di Franzo Grande Stevens a Margherita nella quale l’avvocato rinuncia all’incarico di esecutore testamentario dopo avere preso atto dei conflitti insorti con Margherita 22 aprile. Quarta lettera di Franzo Grande Stevens: il legale incarica il commercialista Gian Luca Ferrero di Torino di comunicare la consistenza dell’asse ereditario 16 maggio. Relazione di Gian Luca Ferrero che assume la veste di un vero e proprio rendiconto, relativo però ai soli beni presenti in Italia di proprietà di Gianni Agnelli 2004 23 gennaio. Messa di suffragio per Giovanni Agnelli; Margherita non partecipa 18 febbraio. Accordo tra Margherita e la madre Marella sulla divisione ereditaria, adesso definito «privo di forma» nella citazione 2 marzo. Patto successorio siglato in Svizzera, di cui Margherita chiede la nullità, in cui viene disposta la rinuncia ai diritti sulla successione della madre Marella in cambio di beni immobili e denaro 26 marzo. Morgan Stanley paga 109 milioni di euro a Margherita 4 settembre. Matrimonio di John Elkann con Lavinia Borromeo (nella foto) 2007 13 aprile. Lettera di Morgan Stanley a Margherita nella quale si afferma che un conto riconducibile a Gianni Agnelli è stato movimentato nel 2004 senza fornire informazioni su chi ha impartito l’ordine e ha disposto di non dare ulteriori indicazioni 20 aprile. Liquidazione della Sacofint, la finanziaria ginevrina che fungeva da cassaforte del patrimonio estero dell’Avvocato Agnelli 31 maggio. Margherita Agnelli cita in giudizio, davanti al tribunale di Torino, Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti (assieme nella foto) e Siegfrid Maron ************ DOMANDE E RISPOSTE Il patto successorio e le responsabilità Perché è nullo il patto successorio nel diritto italiano? Il nostro Codice civile esclude tutte le convenzioni con le quali, in vista della propria morte, o di quella di un’altra persona, si dispone dei propri o degli altrui beni. L’atto di citazione bolla come nulle e contrarie all’ordine pubblico le rinunce, in esecuzione del patto del 2 marzo 2004, fatte da Margherita Agnelli ai propri diritti sulla successione di Donna Marella Caracciolo (alla quale era tra l’altro rimasto l’usufrutto su Villa Frescot e Villar Perosa, nella foto in alto la cappella privata nel comune piemontese) Come può qualificarsi giuridicamente il rapporto tra Gianni Agnelli e Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Siegfried Maron? Per i legali di Margherita Agnelli si tratta di mandato di durata per la gestione del patrimonio anche mobiliare dell’Avvocato, sia prima sia dopo il decesso di quest’ultimo: per questo avevano assunto cariche in società di capitali, fondazioni e trust. Fonti vicine al Lingotto affermano invece che si tratterebbe piuttosto di un compito da protector, più di conservazione che di gestione Qual è l’oggetto del procedimento avviato al tribunale di Torino? Margherita Agnelli chiede che le venga fornito un rendiconto (come previsto dal Codice civile nel rapporto di mandato) completo ed esaustivo, bene per bene, con riferimento analitico al cambiamento di valore, del patrimonio in immobili o titoli gestito dalle tre persone chiamate in giudizio. Il rendiconto dovrà comprendere un arco temporale che va dal 24 gennaio 1993 al 24 gennaio 2003 (data di morte di Gianni Agnelli) Quali le conseguenze sui nuovi beni che dovessero essere individuati? La ricostruzione del patrimonio ereditario rappresenta il presupposto per procedere alla richiesta di eredità nei conforti di chi detenga i beni senza averne diritto. In seguito si potrà dare luogo al completamento della divisione Che cosa rischiano Gabetti, Grande Stevens e Maron? L’atto di citazione, sia pure in via eventuale, prefigura la possibilità di una condanna in solido al risarcimento dei danni provocati in violazione dei loro doveri di mandatari e gestori La citazione Non sarà immediato il giudizio successivo alla citazione (a lato la prima pagina) di Margherita Agnelli nei confronti di Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Siegfrid Maron. Il tribunale di Torino, venerdì scorso, ha iscritto a ruolo il fascicolo, assegnandolo alla sezione competente in materia di successioni. La prima data utile per lo svolgimento dell’udienza, in un calendario come quello civile sempre affollato, dovrebbe essere il 10 gennaio 2008. Una finestra di tempo sufficiente per trovare un accordo stragiudiziale che eviterebbe l’inizio della discussione davanti ai giudici. Andrea Malan, Giovanni Negri