Varie, 23 luglio 2007
CANGINI
CANGINI Lucio Civitella di Romagna (Cesena-Forlì) 19 aprile 1944. Politico. Ds. Nel 2007 candidato segretario del Pd • «[...] la [...] carriera nel partito si è spinta fino alla conquista del comune di Sarsina, provincia di Forlì, di cui è stato sindaco e consigliere comunale [...] ha [...] una proiezione in qualche modo internazionale, avendo redatto, tempo fa, un manifesto europeo della montagna. Cangini, infatti, è stato per diciotto anni vicepresidente dell’Unione delle Comunità montane. E il suo manifesto programmatico contiene un punto solo: la valorizzazione del territorio montano. Non altro. Una dichiarazione d’intenti forse precisa, ma non proprio accattivante. [...]» (Carlo Bettini, ”La Stampa” 23/7/2007) • «[...] per diciotto anni vicepresidente dell’Uncem, l’Unione delle comunità montane [...] Nel suo paese, terra del drammaturgo latino Tito Maccio Plauto e di briscolate al bar con gli amici, è una vera autorità oltreché consigliere comunale del partito di Veltroni e Fassino. Il suo manifesto per il Pd ha un punto solo: ”Valorizzare la montagna che interessa il cinquanta per cento del territorio nazionale, oltre 4.200 comuni e undici milioni di abitanti che producono il 16 per cento del pil”. Ogni volta che apre il libro ”La casta” dei due giornalisti del Corriere, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, dove si parla delle comunità montane che stanno a 19 metri sul livello del mare, Cangini non sa trattenersi dal ridere. ”I due dicono che siamo un costo della politica ma è che in fatto di montagna sono dei veri ignoranti, nel senso che ignorano. Se queste esistono soltanto in Italia c’è una ragione storica profonda: rappresentano una derivazione istituzionale della civiltà monacale, quella che produceva agro e zootecnia, forestazione e cura della natura. Altro che i Verdi di oggi. Eppoi si occupavano del pensiero. Basti ricordare il Monastero di Fonte Avellana, dove nell’XI secolo arrivò San Pier Damiani con gli amanuensi partiti da Ravenna e lì si misero a scrivere i codici forestali e a dialogare con il mondo”. Perché la montagna, prima ancora che una questione di metri, per Lucio è un impeto ontologico. ”A certe altezze si producono le vere autenticità democratiche – dice al Foglio – perché quei piccoli centri sono una agorà aperta dove la gente incontra il sindaco al bar o gli bussa a casa per l’ora di cena. Questo è tutto ciò che non hanno compreso Stella e Rizzo e, ahimè, pure il ministro Linda Lanzillotta. Lei ha avuto il torto di circondarsi di esperti che di montagna non sanno molto”. ”Sui monti, ogni giorno, avviene una conserva vitale e storica, sono l’essenza delle regole che hanno fondato la civiltà occidentale. L’Ora et labora benedettino è nato in altura. Poi, quando si scrive che non possono esserci comunità montane a pochi metri sul livello del mare, si fa solo scandalismo. Ma come, dico io, viviamo di coste a picco, penso alla costiera Amalfitana, e mi dite che non è montagna. E allora la tradizione della nostra cucina che mischia mare e terraferma, penso al pesce, figlio del mare, che si sposa col limone, frutto della terra? Non si può tagliare con le forbici di una presunta casta la storia di un paese. ridicolo [...] tempo fa l’Uncem venne biasimata parecchio perché un suo presidente se ne sarebbe andato in America, per le Colombiadi, a spese dell’Unione. Ma fu una svista in buona fede”. [...]» (Massimiliano Lenzi, ”Il Foglio” 27/7/2007).