Vari 23/7/2007, 23 luglio 2007
ARTICOLI SULLA RINUNCIA DI COSTANZO
CORRIERE DELLA SERA 23/7/2007
EMILIA COSTANTINI
ROMA – «Rinuncio, dopo sei giorni, alla direzione artistica del Brancaccio, non perché sono costretto, ma per dimostrare che non sono uno scippatore di incarichi altrui, né un golpista. In Italia, ogni tanto, c’è bisogno di trovare un "nemico", stavolta sono io. Ma non mi ritiro per la sollevazione popolare, le novene, le sottoscrizioni, che mi lasciano indifferente». Maurizio Costanzo lascia la «patata bollente» del Teatro di via Merulana nelle mani di Gigi Proietti e del Comune di Roma. E Veltroni commenta. «La decisione di Costanzo è un atto di responsabilità: chiude un episodio che ha destato amarezza. Ora la bellissima esperienza che abbiamo fatto con Proietti continuerà». Molto bene, ma «chi pagherà l’affitto, adesso? – dice l’anchorman – quando sento dire che, con la mia rinuncia, la città ha vinto, mi chiedo: la città sa che a pagare l’affitto era il Comune con soldi pubblici?». Una domanda maliziosa, che lascerebbe intendere un’anomalia. Continua Costanzo: «Io non so se il Comune poteva farlo, so solo che a me non hanno mai pagato niente. E a Veltroni vorrei dire: mi dispiace che il mio piccolo teatro privato, il Parioli che dirigo da 18 anni, non abbia mai ricevuto carezze o finanziamenti da parte del Comune».
Solo sei giorni di direzione artistica. A offrirgliela, la settimana scorsa, era stato il rappresentante legale della società che gestisce il Brancaccio, Alessandro Longobardi. In quel caso, chi avrebbe pagato l’affitto? Rivela i dettagli Costanzo: «Si era offerto un gruppo di imprenditori romani, tra cui Giampaolo Angelucci (editore dei quotidiani Libero e Il Riformista, ndr). Con loro mi ero lamentato, tempo addietro, del fatto di non riuscire a realizzare il sogno di un teatro dedicato a Vittorio De Sica. Quando spunta fuori la proposta di Longobardi: da 13 mesi aspettava una risposta dal Comune, per il rinnovo del contratto del Brancaccio, già scaduto nel dicembre scorso. Accettando la direzione artistica, non toglievo nulla a nessuno, perché Proietti non aveva alcun contratto diretto con Longobardi ». D’altronde, l’abbandono da parte del mattatore romano del Brancaccio era già deciso: il Comune e la Politeama srl (società di Proietti), dovevano lasciare il Brancaccio libero e vuoto da persone e da cose entro il 30 giugno 2007, termine poi prorogato a fine luglio.
Ma in questi sei giorni cosa è successo? Risponde Costanzo: «Mi sono messo a disposizione delle compagnie, che erano in programma al Brancaccio nella prossima stagione: grossi danni, in così poco tempo, non posso averne fatti». Poi ha inviato un fax a Proietti dove gli tendeva la mano? Ribatte: «Nessun fax. L’ho fatto contattare da un mio collaboratore per trovare una soluzione pacifica, proponendogli di mettere su finalmente insieme uno spettacolo di cui, Gigi e io, parliamo da anni: un talk show, dove commentare l’attualità». Proietti, l’altra sera, al termine della recita di Sogno di una notte di mezza estate al Globe Theatre, è salito in palcoscenico, annunciando: «Pare che Costanzo rinunci al Brancaccio, la città di Roma ha vinto, avete vinto voi con le vostre firme».
Costanzo ora si difende dalle accuse anche di «scarsa qualità» del suo teatro. Aveva infatti ironizzato Proietti: «Ora al Brancaccio, ci sarà il suo musical, con Platinette e Calissano!». Ribatte l’anchorman: «Ricordo che Proietti ha affidato un Pirandello ( Liolà, ndr) alle qualità interpretative di Manuela Arcuri e tempo fa ha cercato mia moglie Maria, interessato al programma tv Amici: ognuno guardi dentro casa sua l’"alto" e il "basso". Io sottolineo che 20 mie commedie sono state interpretate da Tieri e Lojodice, i fratelli Giuffré, Valeria Valeri e Paolo Ferrari. E che ultimamente ho scritto un musical di successo per Christian De Sica. Il Parioli ha ospitato anche la compagnia di Vittorio Gassman e le serate d’onore, una affidata proprio a Proietti».
Dalla parte di Proietti si era schierato Michele Placido che, sotto l’ex direzione artistica dell’attore romano, doveva essere al Brancaccio con lo spettacolo Il laureato. Aveva detto: «Non riesco a pensare di lavorare sotto la nuova direzione ». Replica Costanzo: «Placido non voleva lavorare con me? Io so, piuttosto, che doveva iniziare a girare un nuovo film. Dice Andreotti: "A pensar male non si andrà in paradiso, ma si va vicino alla verità"».
Nelle ultime ore Proietti aveva aggiunto: «Non vorrei che Costanzo si mettesse pure a recitare ». E il diretto interessato sottolinea: «L’attore l’ho già fatto in "Orazio", la prima sit com italiana, per cui ricevetti i complimenti di Michelangelo Antonioni». Poi conclude: «Di vere battaglie sociali ne ho fatte tante, da meritarmi 70 chili di tritolo dalla mafia. Sono uno che crede nel teatro e che ci investe di tasca sua. Mi auguro che al Brancaccio tutto si risolva al meglio ». Già, ma ora cosa succede? Longobardi non nasconde di essere molto preoccupato: non è partita la campagna abbonamenti per la prossima stagione. Preoccupati anche a Forza Italia, il coordinatore e il vicepresidente della Commissione cultura regionale, Francesco Giro e Gianni Sammarco: «Per Veltroni la vicenda si chiude, deve invece essere chiarita in tutti i suoi risvolti oscuri».
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CORRIERE DFELLA SERA 23/7/2007
FRANCO CORDELLI
Più facile stabilire un’equazione Proietti- sinistra, Proietti-Veltroni. Che il sindaco di Roma faccia il tifo per Proietti non è un mistero per nessuno.
Ma poiché siamo non solo in Italia, bensì a Roma, le cose si potrebbero vedere con un occhio diverso, più scanzonato, senza indulgere troppo ai sentimenti. Perché si è fatto il tifo per Proietti? Perché ha impersonificato il ruolo della vittima. Meglio ancora: lui era Otello, l’altro era Jago. O, volendo cambiare scenario; volendo, se non a Roma, rimanere nell’antico, e poiché questi sono gli eroi del nostro tempo, Proietti era Ettore, era il nobile, l’innocente, il perdente Ettore; Costanzo era Achille, il guerriero, il valoroso, lo sterminatore Achille, o chissà, l’astuto, astutissimo Ulisse. Alla luce di simili, onorevoli paragoni, il Brancaccio era, è, sarà Troia? Andrà il Brancaccio in fiamme? Sarà, in altri termini, distrutto dalla nuova gestione economica?
Prima il Brancaccio andava bene, era fiorente, era un’azienda più che attiva. Al contrario, la roccaforte del conquistatore Costanzo, il Parioli, non splendeva della stessa luce, le stesse file interminabili di gente in mezzo alla strada, via Merulana agli onori della cronaca, il miracolo del teatro popolare italiano. Proietti era un eroe del nostro teatro; uno di quelli che, almeno nei numeri, lo hanno fatto risorgere. Si poteva di Costanzo dire altrettanto?
Forse le cose erano semplici, cioè tuttora lo sono: Costanzo è un indefesso guerriero e Proietti un oculato impresario. O forse, in queste vite parallele, le cose non sono affatto così. I due, diciamo la verità, si somigliano più di quanto non sembri a prima vista, ben oltre le generiche distinzioni di guerriero e impresario: la partita (il duello) non si gioca su un terreno meramente politico- amministrativo, cioè bellico. La partita si gioca nientemeno che su un terreno estetico, in aperto campo teatrale, là dove una delle ragioni di tanto tifo per Proietti consisterebbe nel fatto che lui è un artista, un vero artista, un vero uomo di teatro, e l’altro, Costanzo, un artista per modo di dire: sì, egli è un drammaturgo, ha scritto commedie, gliele rappresentano; ma è essenzialmente un anchorman e poi, più vastamente, un inventore di giochi dove giocano gli altri, non già lui in prima persona, come l’ottimo Gigi.
L’ultima dichiarazione di Costanzo, lascio il campo a Proietti, avrebbe potuto essere un piccolo cavallo di Troia. Essa poteva significare: gli lascio la direzione artistica, ma il padrone (del Brancaccio) sarò io, io tale resterò. E come difendersi dal padrone? Qui è sempre la stessa storia: il carro dell’arte agganciato al carro della politica. Può esso sganciarsene? Come poteva Proietti essere libero nelle sue artistiche scelte con, per padrone, l’acerrimo nemico?
Nemico, dunque? Invece no, perché il gesto di Costanzo è il gesto di un amico. La patata bollente, dice lui, torna al Comune, cade nelle mani pubbliche. Dov’è l’inimicizia dal momento che sono tutti nella stessa barca? Peggiore, anzi, la barca del Parioli, dal Comune mai assistita.
E poi, fino a che punto i due sarebbero nemici, considerando quanto si somigliano? La vera ragione dello scontro era proprio questa. Difficile immaginare Costanzo che dà l’assalto al Piccolo di Milano o all’Argentina di Roma, a Ronconi o Albertazzi. Impossibile. Sia Costanzo che Proietti, sebbene con distinte personalità e funzioni, appartengono alla stessa famiglia teatrale; e tutti e due alimentano, in ogni senso, due grandi famiglie e parentele: amici, compagni di lavoro, compagni di lotta, attrici, attori - per i quali recitare al Parioli o al Brancaccio sarebbe, in definitiva, la stessa cosa. Queste vite parallele, a pensarci bene, erano destinate a incontrarsi. Anzi s’erano già incontrate.
Tutto è nato (questo fu il ratto di Elena della soap-Brancaccio) per una disputa sul cartellone venturo del teatrone romano, dove sarebbe dovuto apparire come spettacolo inaugurale proprio lo spettacolo di Costanzo. Ma Costanzo, uomo d’onore, voleva tutto per sé. E Proietti, dal suo Senato, non fu adeguatamente protetto. Per di nuovo incontrarsi non gli resta che il prossimo musical, un musical storico-romano in cui rivivranno tutti i moderni eroi nei costumi dei contendenti d’una volta, che poi cedono l’uno il passo all’altro e l’altro la parola al primo, senza rispondere, per non mancare di gentilezza.
Franco Cordelli
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REPUBBLICA 23/7/2007
GABRIELE ISMAN
ROMA - Alla fine Maurizio Costanzo ha scelto di fare un passo indietro, come anticipato ieri da Repubblica: non sarà lui a guidare il Brancaccio che, nel giro di pochi mesi, potrebbe passare al Teatro di Roma, ente misto tra Comune, Provincia e Regione Lazio, che già controlla i teatri Argentina e India.
Soddisfazione del sindaco di Roma Walter Veltroni per la fine di una vicenda difficile - la decisione di Costanzo «è un atto di responsabilità e di realismo» - dell´assessore comunale alla Cultura Silvio Di Francia e del suo omologo alla Provincia Vincenzo Vita. «Ora aspettiamo - dice Di Francia - già da domani (oggi, ndr) notizie dalla proprietà del Teatro che aveva chiuso inaspettatamente le trattative con noi». Tradotto: già oggi Comune e proprietà della sala potrebbero incontrarsi per riprendere le trattative. «Abbiamo sostenuto e sosteniamo Gigi Proietti», spiega l´assessore. Trattative, al plurale: una tra proprietà e Campidoglio per rinnovare di qualche mese il contratto d´affitto scaduto a fine 2006 e prorogato al 31 luglio. Solo di qualche mese, perché la seconda trattativa è con il Teatro di Roma - oggi guidato da Giorgio Albertazzi, con mandato che scade a fine anno - per l´eventuale futura annessione del Brancaccio al polo dello Stabile. Se l´accordo sarà concluso, Proietti potrebbe mantenere la responsabilità del Brancaccio o candidarsi a essere il futuro direttore del Teatro di Roma.
L´urgenza è definire l´immediato futuro del Brancaccio: con la stagione alle porte, e l´attore che aveva già preparato il nuovo cartellone - con tre suoi spettacoli - pare inevitabile la conferma di Proietti come direttore artistico. La notizia potrebbe essere annunciata già stasera alla festa al Brancaccio.
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REPUBBLICA 23/7/2007
RODOLFO DI GIAMMARCO
ROMA - Per una prospettiva di dimensioni più europee, nella Roma dei sette colli dovrebbero essere proprio sette, a stare alle voci che circolavano fino a poco tempo fa, i teatri sotto l´egida dello Stabile. Oltre agli attuali Argentina e India, gli spazi ora ufficialmente gestiti dal Teatro di Roma (il direttore artistico Giorgio Albertazzi, il presidente Oberdan Forlenza e il Consiglio d´Amministrazione operano con mandato che scade a fine anno), c´è nell´aria il disegno di annettere in tempi compatibilmente brevi tre teatri di cintura come i già funzionanti Teatro di Tor Bella Monaca e Teatro del Lido più la sala di prossima apertura Teatro del Quarticciolo, e si profila un´integrazione del Politeama Brancaccio (dando prioritaria importanza a una direzione artistica "autonoma" di Gigi Proietti). Si mettono in conto i tempi più lunghi (un anno, o più) per far sì che, tramite il Comune di Roma, possa subentrare un coinvolgimento dello Stabile anche sul Teatro Valle, sala che appartiene allo Stato e in via di dismissione da parte dell´Eti (stessa sorte che a Roma toccherà al Quirino, con più probabile affidamento "privato" in quanto proprietà dell´Inps). Sette sale sotto un unico marchio pubblico. Questo, sulla carta, il proposito ventilato.
E c´è già da mesi un toto-nomina riguardante la figura del prossimo direttore artistico del Teatro di Roma. Alla luce di questa pluralità di spazi, la responsabilità centralizzata potrebbe essere tecnica - come quella di Sergio Escobar al Piccolo Teatro di Milano - designando poi singole direzioni per le singole sale. Questa è parsa l´ottica finora ipotizzata. Gli ultimi eventi spingeranno in favore di una soluzione più rapida? Sarebbe auspicabile.
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REPUBBLICA 23/7/2007
SILVIA FUMAROLA
SILVIA FUMAROLA
ROMA - «In un paese dove non si dimette nessuno sono felice di aver dimostrato che non sono come hanno cercato di descrivermi». Maurizio Costanzo fa un passo indietro, dopo le firme raccolte a favore di Proietti, l´intervento di politici, le critiche feroci che gli sono piovute addosso per lo "scippo" del Teatro Brancaccio. Lo "scippatore", dopo neanche una settimana, restituisce la borsa con tutto il contenuto. «Dopo solo sei giorni alla direzione artistica del Teatro Brancaccio propostami da Alessandro Longobardi, che ringrazio, rinuncio. A conferma che non c´è stato mai complotto o scippo e così nessun mio interesse economico». Una svolta clamorosa ma una decisione inevitabile dopo che Proietti aveva raccolto, da martedì, giorno del pasticciaccio brutto di Via Merulana, la solidarietà unanime da appassionati di teatro, cittadini, politici e dallo stesso sindaco di Roma Walter Veltroni («un atto sconcertante» aveva commentato a caldo).
«Desidero fare molti auguri alle compagnie in cartellone, in buona parte da me incontrate e nei confronti delle quali cercherò, nelle mie possibilità, di fare promozione» scrive Costanzo nel suo comunicato «Mi occuperò della Associazione Voglia di Teatro che riunisce più di 25 esercenti di grandi teatri privati. La mia attività in teatro parte dal 1965. Perciò ognuno ha la sua storia. Solidarietà a Gigi Proietti al quale auguro il meglio». La mancata solidarietà a Proietti è stato il suo più grande errore in questa vicenda. Costanzo aveva subito accettato «l´improvvisa e gradita proposta», dimenticando, così ha dichiarato, di avvisare l´attore, «dimenticanza» che gli è stata fatale per il crollo di immagine. «Propongo un gemellaggio con il Parioli, basta con le polemiche, sono già al lavoro» aveva detto mentre gli si faceva il vuoto attorno. Gli voltavano le spalle anche artisti che gli devono molto, ma il torto subito da Proietti bruciava: il Costanzo amico di tutti, oggi, con un gesto eclatante e quindici righe pensate, incassa applausi. Per Veltroni «è un atto di responsabilità e realismo che per quanto mi riguarda chiude un episodio che ha destato preoccupazione». Anche Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21, rende merito a Costanzo per aver messo fine «a una situazione che si stava facendo sempre più incomprensibile e insostenibile. Non sappiamo cosa faranno i proprietari del Brancaccio ma sicuramente loro e non solo loro hanno contribuito a mandare in scena una delle peggiori rappresentazioni». Mentre il coordinatore del Lazio di Forza Italia e Commissario di Roma, Francesco Giro, e il vicepresidente della Commissione cultura della Regione Gianni Sammarco chiedono chiarezza: «Per il sindaco la vicenda si chiude, per noi al contrario si apre e deve essere chiarita in tutti i suoi risvolti ancora oscuri».
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LA STAMPA
ALESSANDRA COMAZZI
ROMA
«Mi sembra tutto esagerato. Invoco la fine del primo tempo per un gelato». Così parlò Maurizio Costanzo al termine di una giornata frenetica, che lo ha portato al gran rifiuto. No, grazie, niente Brancaccio. Rifiuto espresso con un comunicato: «Rinuncio alla direzione propostami dal signor Alessandro Longobardi, che ringrazio. Rinuncio a conferma che non c’è stato mai complotto o scippo e così nessun mio interesse economico. Desidero fare molti auguri alle compagnie in cartellone, in buona parte da me incontrate e nei confronti delle quali cercherò, nelle mie possibilità, di fare promozione. Mi occuperò dell’Associazione "Voglia di Teatro" che riunisce più di 25 esercenti di grandi teatri privati. La mia attività in teatro parte dal 1965. Perciò ognuno ha la sua storia. Solidarietà a Gigi Proietti al quale auguro il meglio».
E’ difficile immaginare Costanzo travolto dagli eventi. Eppure, chi gli sta intorno lo racconta impressionato «dall’ambaradan che ha montato Proietti. Proietti nel privato è una iena, mi creda», dice un amico che ha seguito da vicino la vicenda. Che scotta. E molto. Com’è la storia, dalle parti di Costanzo? «La storia è che Costanzo è il massone, l’antipatico, l’accaparratore di potere e di cariche. Proietti è il maresciallo Rocca. Ma la vita vera è diversa, il bene e il male non sono così distinti». Sarebbe, dunque, una vicenda di sovrapposizione tra realtà e finzione, tra personaggio pubblico e rappresentazione televisiva. Laddove il Buono è Proietti e il Cattivo e Costanzo.
Ma la storia è strana, in effetti. Il Comune e la Politeama, società di Proietti, si erano impegnati a lasciare il Brancaccio «libero e vuoto da persone e/o cose alla data del 30 Giugno 2007», data prorogata al 30 Luglio. Dunque l’addio di Proietti era già stato deciso e annunciato. Eppure, dopo l’incarico a Costanzo del 17 luglio, le reazioni sono state tante, e clamorose. A partire da quella del sindaco Veltroni, che definì la nomina «un atto sconcertante» e adesso dice: «La decisione di Costanzo è un atto di responsabilità e di realismo che per quanto mi riguarda chiude un episodio che ha destato amarezza e preoccupazione» e lancia il non scontato rientro di Proietti. Ma due deputati di Forza Italia, Francesco Giro e Gianni Sammarco, commentano: «Per il sindaco la vicenda si chiude, per noi si apre». Davvero un secondo pasticciaccio brutto, nella via Merulana sede del Brancaccio.
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LA STAMPA 23/7/2007
MICHELA TAMBURRINO
La vera storia sulla polemica di queste ultime settimane che ha visto in singolar tenzone Gigi Proietti e Maurizio Costanzo per il palcoscenico del Brancaccio, può essere raccontata solo dal vero protagonista della storia stessa, l’avvocato Alessandro Longobardi, proprietario del Teatro Brancaccio, accusato di aver cacciato il bravo attore per dare lavoro al bravo presentatore. Ma le cose, secondo Longobardi, non sono andate come si è letto in questo caldo fine settimana.
Avvocato Longobardi, allora come si è consumato veramente «Quer pasticciaccio brutto de via Merulana»? Perché ha cacciato Proietti per prendersi Costanzo?
«Il fatto è che il mio contratto d’affitto con il Comune di Roma è scaduto senza che fossero decisi alcuni passaggi basilari per il proseguimento del nostro rapporto. Il contratto sarebbe scaduto già il 31 dicembre del 2006, poi fu scelto di congelare il tutto per un anno e di rimando in rimando, siamo arrivati all’altra settimana. La realtà è che il contratto, discusso per il Comune dal Teatro di Roma e che vedeva anche il Teatro dell’Opera coinvolto nella gestione con la società di Gigi Proietti, non era più legale perché una norma non fu più approvata».
Allora la responsabilità di tutto il pasticciaccio è del Comune di Roma?
«Questa è una storia di rimandi infiniti e di teatranti che stanno sulla brace. Vai a spiegare alle compagnie che non vedono firmati i loro contratti che devono ancora aspettare? Allora due settimane fa, quando vedevano che nulla si muoveva, hanno incominciato a tempestare Proietti di telefonate per capire che cosa ne sarebbe stato di loro. Proietti a tutti rispondeva che il Comune di Roma aveva garantito la soluzione del problema, che però risolto non era. La stessa cosa diceva a Maurizio Costanzo che aveva un suo spettacolo in cartellone per 7 settimane. Anzi, Costanzo prima se la prese con me, poi, quando gli spiegai i termini della questione, attaccò a chiamare Gigi accusandolo di non essere abbastanza duro con il Comune e di sbrigarsi a risolvere il problema della firma contratti».
E così arriviamo a venerdì 13 e il caso scoppia il martedì 17. Non ci si può stupire se tutto è andato storto.
«Infatti venerdì 13 c’è una riunione con il Comune che doveva essere definitiva ma che lascia tutto in alto mare. Allora io mi alzo e dico che se entro il lunedì successivo non mi arriva un documento serio con la soluzione del problema, mi riprendo il teatro e chi si è visto si è visto».
E loro che fanno?
«Il giorno successivo, il sabato, Proietti chiama Costanzo sul numero segretissimo di Ansedonia e gli dice che è tutto a posto, però Costanzo avrebbe dovuto spostare il suo spettacolo da novembre a inizio ottobre per tenerlo in scena non più 7 settimane ma solo 5. Consideri che l’inizio di stagione è un periodo teatralmente molto difficile».
E perché Proietti avrebbe fatto questo?
«Gli disse candidamente che gli avevano spostato le riprese del Maresciallo Rocca e che gli si creava un buco proprio nel periodo destinato a Costanzo e dunque quelle settimane gli servivano per mettere in scena il suo di spettacolo».
E Costanzo come ha reagito?
«Apriti cielo. Quando ha scoperto di dover slittare e di doversi accorciare si è offeso mortalmente. ”Ma come, io sto ad Ansedonia in pace e quello mi chiama per dirmi che mi vuole spostare lo spettacolo?”. Io invece torno dal mare il lunedì quando mi dicono che è arrivato un plico dal Comune nel quale mi chiedono di rinviare la riconsegna del Teatro di un anno, alle medesime condizioni di prima a patto che il Comune stesso deliberi in questo senso. Visto che la stessa cosa era successa due anni fa e l’anno scorso e che così facendo mi avevano fatto saltare un contratto molto vantaggioso con una società di musical, io decido di prendere in mano la situazione e di fare il direttore del teatro. A quel punto avrei dovuto trovare un bravo direttore artistico. In quel mentre mi chiama Costanzo e mi chiede se può finalmente firmare il suo contratto. Io gli racconto le ultime battute e gli chiedo: ”Ma tu ti sentiresti di fare il direttore artistico?” E lui mi dice di sì».
E la stessa cosa non la poteva chiedere a Proietti?
«Questa stessa proposta per primo l’avevo fatta a lui, tempo addietro. Ma Gigi non ne voleva sentir parlare perché preferisce essere libero e perché, secondo me, lui si sentiva fortissimo per l’appoggio del Comune, convinto che non l’avrebbe mai lasciato solo. Invece il sindaco non gli ha mai fatto promesse precise. Il Comune aveva accettato la mia decisione di prendere Costanzo anche perché Veltroni lo riteneva un ottimo direttore artistico candidandolo addirittura per il Sistina».
E Poi?
«Poi mancanza di rispetto e arroganza del potere hanno fatto esplodere la bomba. Costanzo mi ha detto: ”Guarda che se continua così io mollo. Questi non capiscono che io lo faccio per salvare il Teatro”. E infatti ha mollato. Adesso credo che durante la festa di addio di Proietti al Brancaccio i problemi tecnici per miracolo saranno risolti. Per quanto mi riguarda, posso pure chiudere il teatro di via Merulana per un anno, faccio i lavori di ristrutturazione e poi quando tutti hanno dimenticato, come direttore artistico ci metto chi mi pare».