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 2007  luglio 23 Lunedì calendario

Due sorelle pachistane di mezza età, avvocatesse e attiviste, si stanno rivelando una spina nel fianco per il presidente Pervez Musharraf

Due sorelle pachistane di mezza età, avvocatesse e attiviste, si stanno rivelando una spina nel fianco per il presidente Pervez Musharraf. Asma Jahangir, 55 anni, è una leader nata: carattere di ferro, capofila alle proteste sin da ragazza, ostile ai mullah e ai generali, è la più nota attivista in Pakistan. Hina Jilani, un anno più giovane, riflessiva e studiosa, è meno in vista della sorella, ma ugualmente scatenata in piazza. In nome della legge – e quando la legge è sbagliata, della giustizia – le due sorelle, che hanno fondato a Lahore il primo ufficio legale tutto al femminile, combattono da 30 anni in difesa delle donne e delle minoranze. E soprattutto per la democrazia. Sin dal golpe del 1999 il presidente Pervez Musharraf, «un prepotente senza scrupoli che crede nelle sue stesse bugie», come lo definisce Asma, ha la loro piena ostilità. Asma crede che «anche una cattiva democrazia sia meglio di una buona dittatura», un’opinione che le ha procurato popolarità ma anche accuse di idealismo. Ma ora un crescente numero di pachistani, inizialmente convinti che la «moderazione illuminata » di Musharraf fosse una valida alternativa all’estremismo islamico, è diventato critico del suo disdegno per i diritti umani e la Costituzione. La scorsa settimana il presidente ha ordinato all’esercito di attaccare la Moschea Rossa di Islamabad, covo di fondamentalisti finora tollerati. L’esercito ha ucciso 100 persone e altrettante sono morte in una serie di attacchi kamikaze lanciati in rappresaglia dalle zone tribali. Mentre il presidente George W. Bush incita l’alleato Musharraf a fare di più contro il «terrorismo islamico», Asma e Hina premono per un’inchiesta sul perché sia stato permesso che una moschea nel centro della capitale diventasse un accampamento di miliziani. Lo accusano anche di aver autorizzato l’arresto illegale e la tortura di 600 di sospetti terroristi dopo l’11 settembre. Lo criticano per la sospensione del presidente della Corte suprema Iftikhar Mohammed Chaudhry a marzo, con la quale, agli occhi di Hina, il generale «ha rivelato la sua natura di dittatore». Per capire la passione e il coraggio delle due sorelle nel difendere la democrazia e i diritti umani bisogna fare un salto indietro agli anni 50. Grazie al padre Malik Jilani, un burocrate nel neonato Stato pachistano, avevano una bella casa, una carrozza e persino un proiettore per guardare i film. Ma quando nel 1958 il generale Ayub Khan prese il potere, Jilani si licenziò per protesta. Si unì all’opposizione e la loro vita cambiò. I servizi segreti sorvegliavano la casa, molte proprietà furono loro confiscate. Nel 1961 Jilani fu arrestato. Per anni entrò e uscì dal carcere. «Sempre sorridente » ricorda Asma, che solo 20 anni più tardi scoprì che era stato torturato. Nel 1971, dopo che il Paese perse in guerra la sua provincia orientale (il Bangladesh), il governo eletto di Zulfikar Bhutto continuò a perseguitare Jilani, accusandolo di aver sostenuto i separatisti. Nessun avvocato osava difenderlo. Lo fecero Asma e Hina, ventenni senza esperienza legale. E con successo: nel ’72 fu rilasciato. Entrambe hanno seguito le orme del padre. Nel 1969, a 17 anni, Asma guidò una manifestazione di donne contro il generale Ayub Khan: rischiando di essere colpita delle guardie armate si arrampicò sul cancello della casa del governatore locale pur di appendervi una simbolica bandiera nera. Prima Hina e poi Asma conseguirono la laurea in legge e, oltre all’ufficio legale a Lahore, crearono un gruppo di attiviste che si è battuto contro l’Hudood, le leggi islamiche approvate da un altro generale- capo di Stato, Mohammad Zia ul-Haq. Tra una protesta e un’arringa, le sorelle sono state arrestate e minacciate di morte. Uomini armati sono entrati in casa di Asma cercando di ucciderla. Nel 1999, il turno di Hina: aveva convinto una cliente che voleva divorziare a parlarne con la madre, ma quest’ultima si presentò in compagnia di un assassino per lavare il disonore causato dalla figlia. La ragazza fu freddata con tre colpi. Il quarto sfiorò Hina. Ma tutto ciò non ha impedito ad Asma di gridare e ballare in strada negli ultimi mesi, circondata da centinaia di avvocati e cittadini, fino a che la Corte suprema ha reintegrato il giudice Chaudhry. Una vittoria, ma «dobbiamo lavorare ancora molto per l’indipendenza della magistratura », precisa lei. Il fine ultimo per le sorelle resta la «vera » democrazia. Un miraggio? Certo il Pakistan è stato governato per metà dei suoi 59 anni di vita da generali, per l’altra metà da governi accusati di corruzione. Ed entrambi sono stati riluttanti ad affrontare gli estremisti islamici. Ma Asma questo lo sa: «Un ritorno alla democrazia non sarà un miracolo istantaneo. Ma sarebbe un inizio».