Giornali Vari, 9 luglio 2007
Anno IV - Centosettantaseiesima settimanaDal 2 al 9 luglio 2007Pensioni La questione delle pensioni, su cui Prodi, D’Alema, Dini, i partiti della maggioranza e i sindacati si stanno massacrando da quindici giorni, ha un aspetto tecnico e un aspetto politico
Anno IV - Centosettantaseiesima settimana
Dal 2 al 9 luglio 2007
Pensioni La questione delle pensioni, su cui Prodi, D’Alema, Dini, i partiti della maggioranza e i sindacati si stanno massacrando da quindici giorni, ha un aspetto tecnico e un aspetto politico.
Aspetto tecnico L’aspetto tecnico è questo. L’Italia è stato il primo paese nella storia dell’umanità in cui a un certo punto il numero di sessantenni è risultato superiore a quello dei ventenni. Questo sorpasso, che in Francia si verificherà nel 2015, è avvenuto da noi nel 1995 e da allora a oggi, implacabilmente, il numero di ultrasessantenni non ha fatto che aumentare e quello dei ventenni non ha fatto che diminuire. In termini economici significa che i giovani su cui caricare il costo delle pensioni da versare ai vecchi sono sempre di meno mentre i vecchi a cui pagare pensione, assistenza domestica e soccorso sanitario sono e saranno sempre di più. Questo finché la morte non si porterà via in massa tutti quelli che prima o poi si deve portar via, dando sollievo ai sopravvissuti (comunque non più giovani neanche loro) e al conto economico generale. Gli esperti collocano questo evento pacificatore fra il 2035 e il 2040. Dunque il sistema pensionistico attuale, che prevede la possibilità per chi ha 57 anni e 35 di contributi di ritirarsi e vivere con una rendita pagata dallo Stato (la pensione), non ha nessuna possibilità di stare in piedi fino a quel momento. Non ha possibilità di stare in piedi neanche all’estero, dove l’eta della pensione sta generalmente intorno ai 65 quando non ai 67 (Germania). Del resto quale cinquantasettenne ammetterebbe seriamente di essere vecchio? I cinquantasettenni, i sessantenni, i settantenni grazie ai progressi della scienza godono ormai di salute almeno discreta, se non ottima. E quando vanno in pensione continuano spesso a lavorare e farsi pagare, magari in nero. Dunque, alzare l’età della pensione non solo non è evitabile, ma non è neanche impossibile. E infatti nel 2004 Roberto Maroni, ministro del Lavoro nel governo Berlusconi, riformò la legge Dini prevedendo un innalzamento graduale dell’età pensionabile, prima da 57 a 60 anni (1° gennaio 2008), poi a 61 anni (1° gennaio 2010), quindi a 62 (1° gennaio 2014). Questa legge è in vigore adesso. La prossima notte di Capodanno è stata battezzata ”notte dello scalone” proprio perché prevede appunto l’entrata in vigore di questo salto di tre anni, di questo "scalone".
Aspetto politico Nel 2004 i sindacati fecero come sempre fuoco e fiamme contro le norme Maroni e anche contro un aspetto della riforma Dini, che prevedeva i cosiddetti "coefficienti di trasformazione". Si tratta di questo: la pensione di ciascuno di noi si calcola attraverso una formula matematica che tiene in considerazione non solo il numero di contributi versati, ma anche l’aspettativa di vita come risulta dai dati ufficiali (vedi sotto). Se l’aspettativa di vita si allunga, come accade ormai regolarmente grazie ai progressi della scienza, il coefficiente va rivisto nel senso che deve dar luogo, per i nuovi pensionati, a un assegno di importo più basso (che sarà però percepito mediamente più a lungo). La prima revisione dei coefficienti era prevista dalla legge Dini nel 2005 e i sindacati non volevano assolutamente che vi si mettesse mano. Ottennero quindi questo: niente revisione dei coefficienti e scalone non subito (come voleva Maroni) ma dal 2008. Benché sempre contrari, Cgil Cisl e Uil si accontentarono di questi due risultati e smisero di lottare. La riforma passò poi in Parlamento divenendo legge dello Stato. Al momento della formazione del programma elettorale di Prodi (anno 2006) Rifondazione Verdi e Pdci pretesero che si inserisse nel famoso programma di 280 e passa pagine anche l’abolizione dello scalone, da intendersi secondo loro "senza se e senza ma". Per cui, arrivato il momento di prendere una decisione (adesso) Prodi s’è trovato ad affrontare due interlocutori: i sindacati e la sua ala sinistra. Per ciò che riguarda i sindacati sarà bene ricordare che il 60 per cento almeno degli iscritti alle tre nostre sigle principali è fatto da pensionati. E che la sinistra radicale ha malamente perso le elezioni amministrative e vive nell’incubo che la permanenza in un governo moderato pregiudichi gravemente il suo consenso elettorale. C’è oltre tutto un precedente: in Francia, negli anni Ottanta, i comunisti di Marchais si dissolsero proprio dopo aver accettato di governare con Mitterrand (1981-84). Quindi, l’abolizione dello scalone, per i due interlocutori, è faccenda capitale. Ma per l’Unione europea, per il ministro Padoa-Schioppa, per Massimo D’Alema la questione non si pone nemmeno: abolendo lo scalone i conti dello Stato sarebbero aggravati da qui al 2035 di 200 miliardi e nessuno sa dove e come questi soldi potrebbero essere trovati. Alla fine della settimana scorsa, Bertinotti faceva sapere che una crisi di governo sulle pensioni era possibile, Dini annunciava che in Senato avrebbe votato contro il cambiamento della legge Maroni, vari esponenti della maggioranza tiravano la questione di qua o di là sentenziando che stava a Prodi decidere se cadere a destra o a sinistra. Prodi è momentaneamente uscito da questo tira e molla dichiarando all’improvviso che lo scalone era certamente un obbrobrio da abolire e che avrebbe presentato lui stesso una proposta la settimana prossima (cioè questa). L’attesa è dunque grande, non tanto per il contenuto della proposta, quanto per le reazioni che susciterà. Il governo - considerato morto da tutti - potrebbe tuttavia non cadere grazie al seguente trucco: trasferire la faccenda nella legge Finanziaria, che sarà votata a dicembre e col voto di fiducia. A parte le solite finte grida di indignazione, è possibile che nessuno dica niente: né il centrodestra né il centrosinistra hanno la minima idea di come gestire la fase successiva a un eventuale crisi di governo. E inoltre a Berlusconi piace che si vada a votare con Prodi a Palazzo Chigi, dato il discredito politico dell’attuale capo del governo. E infine ci sono le manovre (tutte interne alla coalizione di centro-sinistra) degli anti-veltroniani e dei veltroniani. I quali hanno di fronte tutti e due questo problema tattico formidabile: per impedire a Veltroni l’ascesa all’interno dell’ancora inesistente Partito democratico, oppure per favorirne il trionfo, sarebbe meglio far cadere Prodi adesso? In autunno? In primavera? Mai, fino a scadenza? A questa domanda, di natura squisitamente scacchistica, non c’è nessuno che sappia dare una risposta certa.
Istat Gli ultimi dati Istat resi noti giovedì 5 giugno fanno vedere che gli italiani sono adesso poco più di 59 milioni (saranno 60 milioni solo nel 2009) e che la popolazione residente è aumentata di 379.576 unità. Il merito di questa piccola ripresa (+0,6%) è delle donne immigrate che hanno un tasso di fecondità del 2,41 per cento contro l’1,35 delle indigene.
Pollari Polemiche perché si è scoperto che il Sismi, al tempo di Berlusconi, faceva spiare 203 magistrati di 12 paesi, 43 dei quali italiani. L’agente Pio Pompa, principale imputato, era convinto che esistesse una struttura segreta formata dai giudici di tutta Europa, per incastrare Berlusconi. Berlusconi dice di non saperne niente, D’Alema vuole una commissione parlamentare d’inchiesta, Pollari - ex capo del Sismi, rimosso da Prodi - promette di rivelare tutti i segreti d’Italia degli ultimi vent’anni, ecc.
Fiat-Alitalia La Fiat ha messo sul mercato la nuova Cinquecento con un mega lancio a Torino, spot da tutte le parti, paginate sui giornali, ecc. Le prenotazioni hanno ampiamente superato i piani di produzione. Chi vuole la macchina dovrà aspettare parecchio.