Note: [1] Carlo Moretti, la Repubblica 18/7; [2] Emilia Costantini, Corriere della Sera 19/7; [3] Rita Sala, Il Messaggero 18/7; [4] Chiara Pellegrini, Libero 19/7; [5] Michele Serra, la Repubblica 20/7; [6] R.S., Il Messaggero 18/7; [7] E. Cost., Corrier, 21 luglio 2007
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 23 LUGLIO 2007
Dopo sei anni di apprezzato lavoro da direttore artistico del Teatro Brancaccio di Roma, e mentre si apprestava a comunicare il cartellone della prossima stagione, Gigi Proietti ha improvvisamente perso l’incarico, la cui scadenza era comunque prevista per il 31 luglio e attendeva una conferma. Al suo posto arriva Maurizio Costanzo, già direttore artistico del Parioli. Carlo Moretti: «Contestualmente il Brancaccio esce definitivamente dal progetto del Comune di Roma di farne un elemento della costellazione di teatri pubblici che fanno capo al Teatro di Roma, diretto da Giorgio Albertazzi. La nomina a direttore artistico di Costanzo non arriva infatti dal Comune di Roma, com’era invece quella di Proietti: si tratta al contrario di una nomina voluta direttamente dal proprietario dello stabile, Alessandro Longobardi, direttore a Roma anche della Sala Umberto». [1] Il sindaco Veltroni: « sconcertante. In una notte tutto è stato liquidato senza una telefonata a Gigi o a noi». [2]
Sul futuro dello spazio di via Merulana si attendevano lumi da parecchie settimane. E appariva certo un nuovo accordo fra il Comune e l’Avana, società dell’imprenditore Longobardi che dispone della gestione dell’immobile di proprietà dell’anziana principessa Brancaccio. Rita Sala: «Il contratto era scaduto a dicembre, ma Proietti aveva ottenuto una proroga per concludere la stagione e per preparare quella del prossimo inverno. Nelle pastoie burocratiche era finito lo stesso Costanzo che, nei giorni scorsi, si era lamentato con il Corriere, per non avere ancora un ”straccio di contratto” con il Brancaccio, dove deve debuttare l’8 ottobre con il suo nuovo musical ”A un passo dal sogno”. Aveva detto stizzito Costanzo: ”Proietti, mi dicono, fa le bizze, Veltroni ha altro da fare e io sto nel mezzo”». [3]
Proietti non ce l’ha con Longobardi «che non vuole avere più contatti con il Comune perché avrà altri interessi economici» ma con Costanzo, il suo «nemico vero»: «Se qualcuno mi avesse detto in quel teatro c’è la direzione artistica di Costanzo, siccome devono rinnovare il contratto perchè non la prendi tu? Io ne sarei stato onorato, ma avrei rifiutato o, quantomeno, avrei fatto una telefonata, prima». Costanzo dice di aver ricevuto la notizia della sua nomina soltanto lunedì pomeriggio «e martedì è uscita subito, quindi non ho fatto in tempo ad avvertire». [4] Michele Serra: «Fa un paio di trasmissioni televisive su Mediaset, conduce una faticosa diretta notturna su Radio uno, dirige il teatro Parioli, ha tre o quattro rubriche fisse su quotidiani e settimanali, è consulente per la comunicazione e ascoltato consigliere di parecchi leader politici, scrive libri e testi teatrali, fa il produttore televisivo, tiene corsi universitari e aziendali e ora è anche il fresco direttore artistico del Brancaccio, come può avere il tempo di fare una telefonata, poveretto?». [5]
Il Brancaccio è sempre stato nel cuore di Gigi Proietti. Sala: «Il teatrone da 1500 posti lo ebbe in gestione una prima volta nel 1978, rendendolo subito strategico come spazio-cerniera fra il centro di Roma e la periferia. Al Brancaccio ha creato il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche, attivo fino al 1992, che ha sfornato tanti attori oggi affermati (la frequenza era gratutita perché sostenuta da fondi europei). La scuola fu chiusa e non più riaperta, con mai sopito rammarico da parte dei giovani aspiranti attori e del fondatore e maestro. Nel 2000 è iniziata la nuova serie di stagioni firmate Proietti. Un dato sugli incassi dell’ultima, la 2006-2007? Totali: 4.700.000 euro al netto di Iva; del solo show di Gigi, 1.700.000, sempre al netto di Iva». [6] Proietti: « la vecchia storia del cuculo: quando viene adocchiato un nido fatto bene, ci si mette qualcun altro». [7]
Che il Politeama Brancaccio sia uno spazio volutamente ed effettivamente popolare, con offerte diverse («L’ho chiamato Polieama proprio per questo», ripete Proietti), è un dato di fatto. Sala: «E che l’azione di restauro e modernizzazione dello stesso, nonché il rilancio di immagine, li si debba pure a Gigi, è un fatto assodato. A chi gli ha ”rimproverato” di offrire un recital a stagione sui temi e personaggi del suo immenso repertorio ai quali il pubblico non vuole e non sa rinunciare, l’attore ha sempre risposto (in tempi di penurie teatrali diffuse), con presenze e incassi da record. Dell’ultimo spettacolo, ”Varietà di fine stagione”, è stato costretto ad assicurare due settimane di repliche in più a spettatori famelici che non si sono rassegnati a rimanere a casa». [6] Anna Bandettini: «La forza di Proietti è politica, secondo molti: è il sostegno politico di Veltroni, ”il più grande impresario teatrale italiano” come accusa la portavoce di Forza Italia Elisabetta Gardini». [8]
Il cartellone di Proietti si sarebbe dovuto aprire il 9 ottobre con lo spettacolo di Costanzo ”Ad un passo dal sogno” (repliche sino al 10 novembre) e chiudere il 18 maggio con ”L’uomo, la bestia e la virtù” di Pirandello con Leo Gullotta. Dina D’Isa: «In tutto nove appuntamenti, di cui tre suoi, la doppia riproposta del fortunatissimo e sempre esaurito ”Buonasera”, varietà di fine stagione (a novembre e per le feste di fine anno), e la regia di ”Donne di fatto” (12 febbraio - 2 marzo), versione femminile della ”Strana coppia” di Simon, che proporranno la Laurito e la Collodel come già fecero la Vitti e la Falk. Gli altri titoli avrebbero dovuto essere, e il dubitativo è necessario visto che già qualcuno ha dichiarato che non accetterà di lavorare sotto la nuova direzione artistica di Maurizio Costanzo, la nuova versione della Rancia di ”Jesus Christ Superstar” (27 novembre - 16 dicembre); ”Il laureato” con Giuliana De Sio e regia di Michele Placido (22 gennaio - 3 febbraio), ”Masaniello” di Tato Russo (4 - 30 marzo) e ”Bello di papà” di Vincenzo Salemme (1-27 aprile)». [9] Proietti ha già fatto sapere che piuttosto che mettersi «a lavorare sotto la direzione artistica di Costanzo, me faccio frate»: «Invece del mio spettacolo ci sarà il suo spettacolo, che sarà sicuramente bellissimo, piacerà molto al pubblico, con Platinette e Calissano!». [4] Michele Placido: «Una caduta culturale di cui ci renderemo conto solo tra qualche anno». [10]
Come è possibile che Proietti, personaggio amatissimo dal pubblico, che riempie i teatri e fa il pieno d’ascolti anche in televisione, si trovi a combattere con difficoltà di questo genere? «Non ho padrini politici e ogni volta devo ricominciare sempre da capo e da solo». [7] Secondo Leo Gullotta il caso Brancaccio è «un episodio legato alle camarille e massonerie che rendono difficile la vita alle persone di qualità»: «Da una parte c’è Proietti, forte della sua arte, senza padrinati politici. Veltroni? Ma sì, ha buoni rapporti ma Gigi non ne fa un uso personale. Dall’altra c’è Costanzo che ha giocato sulla sua potenza». [8]
Della ”potenza” di Costanzo nel mondo dello spettacolo si parla da molto. Bandettini: «Al Parioli da 18 anni, con una doppia gestione teatrale e tv, Costanzo può contare su una serie di società fruttuose: si va dalla Mcc-comunicazioni alla recente Giacaranda che ha realizzato Parlami di me, il best seller con Christian De Sica della passata stagione. Ma soprattutto Costanzo possiede il 30 per cento della Fascino srl, la società di produzione che gestisce il Parioli e produce il Maurizio Costanzo Show ma anche i fortunatissimi show tv di Maria De Filippi, sua moglie, socia a sua volta col 20 per cento, mentre l’altro 50 per cento è della Rti, la società di produzioni di Mediaset». [8]
Per capire la forza della Fascino nel mondo dello spettacolo, basta dire che nel bilancio 2006 si è registrato un utile di 906mila euro: non poco per una società con un capitale sociale di 10mila euro. Bandettini: «Basterebbero queste cifre a spiegare il calibro di Maurizio Costanzo, che pure come ”teatrante” finora non vanta molti successi, nonostante il teatro sia sempre stato un suo pallino. Nell’ottobre ”97 acchiappò la direzione del Teatro Ciak di Milano, allora il meglio della scena comica milanese e non solo: dopo nove mesi la lasciava con due miliardi delle vecchie lire di debiti, come scrissero i giornali. Senza il Maurizio Costanzo Show anche il teatro Parioli sarebbe relegato nei teatri medi, con incassi che secondo l’Agis (2006) sono di 679.859 euro per 171 recite, contro i 5 milioni e mezzo del Brancaccio». [8] Michele Lo Foco, del Dipartimento Cultura e Spettacolo di FI: «Mentre il pubblico ha riconosciuto nel lavoro di Proietti un progetto di valore, non altrettanto può dirsi per Costanzo al Parioli, teatro ormai marginale» (Costanzo ha subito fatto sapere che lo querela). [11]
Il «golpino all’amatriciana» è «l’ovvio risultato dello scontro tra un uomo di palcoscenico e un uomo di palcoscenico, di camerino, di telecamera, di microfono, di convention, di palinsesto, di giornalismo, di politica, di potere». Serra: «Proietti è appena un attore, un uomo di teatro, un signore che da una vita intera pensa solamente a che faccia fare quando si apre il sipario, che cosa dire e come dirlo. E sono cose che distraggono, perché assorbono tutta l’adrenalina disponibile. Spiace doverglielo dire così brutalmente, ma è evidente che sul terreno delle pubbliche relazioni e del potere Gigi l’attore conta una cicca, né il favore di pubblico e di critica, come suol dirsi, vale qualcosa quando il gioco si fa duro». [5]
Lo scontro tra il soccombente Proietti e lo stravincente Costanzo è la lotta impari tra un lavoratore di vecchio stampo e un manager multimediale. Serra: «Ed è la metafora di ciò che accade anche altrove: la televisione che si mangia il teatro. Ed è anche lo scontro tra due Rome, tutte e due formalmente ”di sinistra”, ma una (Costanzo) evidentemente anche di centro e di destra, vista l’abilità del conduttore di consigliare Berlusconi e di partecipare a quelle assise conventuali che raccoglievano le migliori menti progressiste». [5] Sala: «Nel panorama cittadino, in cui si va delineando il polo teatrale pubblico (Argentina, India, teatri periferici, auspicata acquisizione del Valle dall’Eti), è adesso chiara anche la costituzione di un polo teatrale privato». [3] Proietti: «Purtroppo credo che stia iniziando un monopolio da parte di qualcuno che vuole avere in mano i teatri più importanti d’Italia, così che le compagnie saranno poi costrette a passare attraverso una sorta di dogana». [9] Costanzo: «Ho sempre rischiato di persona, come credo sia giusto che debba fare chi si occupa di teatro. Trovo sbagliato che il pubblico finanzi un´attività privata». [1]