Francesco Semprini, La Stampa 21/7/2007, 21 luglio 2007
FRANCESCO SEMPRINI
NEW YORK
Le multinazionali statunitensi hanno assoldato gruppi paramilitari colombiani per tutelare le attività nel paese latino-americano arrivando a eliminare, in alcuni casi, scomodi leader sindacali. Dopo anni di indagini del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, i familiari delle vittime hanno finalmente potuto avviare le prime azioni legali contro le corporation USA. Diverse e illustri le società coinvolte: Drummond e Chiquita, nei confronti delle quali sono partite le prime denunce, ma anche Exxon Mobil, Chevron Texaco, Del Monte, Citigroup, Bank of America, e un’azienda di imbottigliamento del gruppo Coca Cola.
La corte federale di Birmingham, in Alabama, ha aperto alcuni giorni fa un procedimento per crimini di guerra nei confronti di Drummond, colosso americano del carbone, accusato di aver ordinato l’uccisione di alcuni sindacalisti colombiani. La vicenda risale al marzo del 2001: un autobus carico di minatori sta per lasciare la cava di La Loma, quando viene fermato da un gruppo armato. Due leader della Sintramienergica Union sono trascinati a forza per strada: uno viene ucciso con quattro colpi di fucile, l’altro torturato e poi giustiziato. Sei mesi dopo accade lo stesso a un terzo esponente dell’associazione, che come gli altri due si batte per migliorare le condizioni di lavoro della miniera. Jimy Rubio, tesoriere del sindacato, vede qualche giorno prima un funzionario della Drummond pagare un capo del gruppo paramilitare per portare a termine l’operazione. Le prove sono schiaccianti, ma l’uomo è costretto alla fuga dopo l’assassinio del padre. Sono passati sei anni, e la testimonianza di Rubio, come altre, permette di aprire il procedimento contro la Drummond, grazie anche a una legge di 214 anni fa, la «Alien Tort Claims Act». Varata alla fine del Diciottesimo secolo per combattere la pirateria, la norma è oggi il principale strumento per accertare responsabilità di società, militari e funzionari governativi sospettati di aver commesso abusi in paesi stranieri.
«E’ l’ora della verità - spiega l’International Labour Rights Fund, l’organizzazione che segue gran parte delle 26 cause legali - necessario andare sino in fondo non solo per ottenere i risarcimenti, ma per cambiare la condotta delle società». Secondo l’accusa la Drummond intimidiva lavoratori e sindacalisti, permettendo l’accesso nelle miniere a ben noti esponenti di formazioni paramilitari, e consentendo loro di condurre spregiudicate operazioni di controllo nei confronti di lavoratori solo perché sospettati di legami con la guerriglia. Ma la società contrattacca: l’accusa deve prima dimostrare che quei lavoratori non erano affiliati alla guerriglia terrorista.
Per la Colombia l’assassinio dei tre attivisti, Valmore Locarno, Victor Orcasita e Gustavo Soler, è solo un episodio di una drammatica routine. Il 90% degli omicidi di sindacalisti commessi in tutto il mondo avviene qui, e i responsabili non sono quasi mai individuati. Ecco perché dal 2001 ad oggi, circa 800 aderenti alle associazioni sono stati costretti a riparare all’estero.