Barbara Millucci,Corriere della Sera 21/7/2007, 21 luglio 2007
ROMA – Con il nuovo intervento sulle pensioni varato ieri dal governo Prodi il cosiddetto «scalone» della riforma Maroni- Tremonti, che avrebbe fatto salire il primo gennaio 2008 l’età minima pensionabile da 57 a 60 anni di età, sarà abolito
ROMA – Con il nuovo intervento sulle pensioni varato ieri dal governo Prodi il cosiddetto «scalone» della riforma Maroni- Tremonti, che avrebbe fatto salire il primo gennaio 2008 l’età minima pensionabile da 57 a 60 anni di età, sarà abolito. A partire dal prossimo anno si potrà andare in pensione con 58 anni di età e 35 di contributi mentre dal primo luglio 2009 per ritirarsi dal lavoro sarà necessario avere raggiunto quota 95, sommando età anagrafica e anzianità contributiva, con il requisito minimo di 59 anni di età. In pratica, con 59 anni di età ne servono almeno 36 di contributi per arrivare a quota 95. Dal primo gennaio 2011 la quota salirà a 96 (con età minima 60 anni) mentre dal primo gennaio 2013 si passerà a 97 (con età minima a 61 anni). GLI AUTONOMI LAVORERANNO DI PIU’ Ilavoratori autonomi, come con la Maroni, lavoreranno un anno di più. Andranno in pensione un anno dopo i dipendenti, partendo dunque da 59 anni nel 2008 fino a 62 (con quota 98) dal 2013. Chi avrà maturato 40 anni di contributi non subirà la riduzione da quattro a due finestre, prevista dalla legge Maroni, ma potrà lasciare il lavoro a qualsiasi età e usufruendo di quattro finestre annuali (gennaio, aprile, luglio ed ottobre). ESCLUSI I LAVORI USURANTI – Dalla «riforma » saranno esclusi i cosiddetti lavori usuranti: complessivamente 1,4 milioni di lavoratori tra cui i turnisti che lavorano abitualmente di notte e quelli che lavorano per lo più nelle catene di montaggio. Circa 5.000 lavoratori l’anno dunque saranno esentati dalla riforma e potranno continuare ad andare in pensione a 57 anni di età e 35 di contributi. La lista dei lavori usuranti (costruita sulla base di quella messa a punto nel 1999 dal ministro del Lavoro Cesare Salvi) comprende chi svolge lavori particolarmente disagiati, come i minatori e i palombari, i lavoratori delle cave, chi è impegnato in lavorazioni a caldo (gli operai degli altiforni) e anche gli autisti dei mezzi pubblici pesanti. DAL 2010 I NUOVI COEFFICIENTI – L’altro scoglio di questi mesi, la revisione dei coefficienti di calcolo delle pensioni, che secondo la legge Dini sarebbe dovuto scattare nel 2005 (con cadenza decennale) è stata rinviata al 2010 e sarà triennale e automatica. I nuovi parametri verranno decisi entro il 2008 dal ministero dell’Economia, e non dal ministro, e non più, come ora, «sentiti i sindacati». Anche se una commissione mista, consultiva, potrà proporre aggiustamenti. I nuovi coefficienti, inoltre, avranno una funzione perequativa. Una minima parte di questi, infatti, andrà in un fondo che sarà utilizzato come strumento «di solidarietà». LA PENSIONE DELLE DONNE – L’età di vecchiaia delle donne rimane fissata a 60 anni, mentre quella degli uomini resta a 65. Il Ministro per il commercio Emma Bonino aveva più volte chiesto l’innalzamento a 62 anni, che era stato preso in esame come ipotesi anche dal Tesoro. COSTO DELLA RIFORMA – L’intervento previsto dal governo ha un costo di 10 miliardi in dieci anni (7,1 per la revisione dello scalone e 2,9 per il fondo lavori usuranti). Le risorse finanziarie verranno reperite all’interno del sistema previdenziale ed in particolare attraverso la razionalizzazione degli enti previdenziali (3,5 miliardi in dieci anni, blindati dall’eventuale aumento dell’aliquota contributiva dello 0,09% per tutti), nell’aumento delle aliquote per i parasubordinati (3,6 miliardi) e dei parasubordinati non esclusivi (0,8 miliardi), nella sospensione per un anno dell’indicizzazione delle pensioni superiori ad otto volte il minimo (quelle superiori a 3500 euro, da cui arriveranno 1,4 miliardi) e nell’armonizzazione dei fondi speciali (0,7 miliardi). ITER PARLAMENTARE – L’accordo sarà formalmente approvato lunedì da palazzo Chigi, ma per la ratifica vera e propria bisognerà aspettare la consultazione dei lavoratori e l’esito del referendum che dovrebbe arrivare in autunno. Il provvedimento sull’età pensionabile, insieme alle misure sul mercato del lavoro (la modifica della legge Biagi), alle misure sulle pensioni minime, agli ammortizzatori sociali, agli interventi per i giovani e per la competitività, dovrebbe quindi finire nella prossima Finanziaria. Barbara Millucci